LA SORTITA

Il testimone chiave tenta estorsione da 130mila euro ai danni di D’Alfonso

Tutto tracciabile e per email dove il presunto estorsore indica anche il suo Iban

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Il testimone chiave tenta estorsione da 130mila euro ai danni di D’Alfonso

 

 

ABRUZZO. Chi credeva di averle viste tutte dovrà ricredersi perchè la storia che sta emergendo ha davvero dell’incredibile.

In sintesi potrebbe spiegarsi così: il testimone chiave di uno dei tanti processi a carico, tra gli altri, di Luciano D’Alfonso ed i Toto, decide dopo 10 anni, a ridosso dell’udienza in tribunale, di chiedere via mail all’odierno presidente della Regione 130mila euro in cambio di una mancata testimonianza.

E fornisce anche il suo Iban personale dove fare l’accredito bancario.

Il tutto rigorosamente per iscritto e inviato via mail.

Si tratta dell’unica persona  che abbia mai accusato il neo senatore eletto in ogni epoca.

D’Alfonso stampa la mail la dà al suo avvocato di fiducia, Giuliano Milia,  che confezione una succinta denuncia che finisce sul tavolo del neo procuratore aggiunto, Anna Rita Mantini, che avvia le indagini, peraltro ancora aperte.

I fatti sono tutti molto chiari e, secondo quanto si capisce, la procura crede davvero che ad inviare la mail sia il supertestimone, non tanto perchè la mail corrisponde all’identità dichiarata ma  perchè la mail estorsiva parte un paio di giorni dopo l’avvenuta notifica della citazione in giudizio in programma per il 21 novembre 2017 (e poi rinviata al 10 aprile 2018).

Di che udienza si tratta?

Quella dell’infinito processo Mare-monti, indagini avviate nel 2007 e dopo 11 anni il procedimento è ancora in piedi nonostante la prescrizione di tutti i reati per tutti gli imputati in carne ed ossa, ma non per le imprese che rischiano sanzioni pesanti e, soprattutto, il divieto di contrarre in futuro con la pubblica amministrazione.

Quali ditte?

Le ditte dell’ingegner Carlo Strassil e soprattutto la Toto spa.

 

IL PRESUNTO FIRMATARIO DELLA MAIL

Protagonista assoluto di questa commedia grottesca e solitaria è l’ingegner Giuseppe Cantagallo, la persona che raccontò nel 2008 di essere stato l’autore reale del progetto della Mare-Monti, una strada che doveva collegare Penne alla costa (mai terminata). Il progetto, però, portava ufficialmente la firma dall’ingegner Leopoldo Rossini.

Cantagallo raccontò anche di aver saputo (e di aver visto le carte) che, ancor prima dell’aggiudicazione appalto, la ditta Toto aveva già concordato con gli amministratori del tempo (tra cui D’Alfonso, presidente della Provincia di Pescara) la variante in corso d’opera per recuperare tutto il ribasso d’asta in fase di gara.

Toto:«non c’entro». Ma un’altra inchiesta si affaccia:«appalto pilotato»

L'ARRESTO DI D'ALFONSO. Carlo e il figlio Alfonso Toto si difendono e sostengono la loro «completa estraneità ai fatti contestati» che sono emersi nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto del primo cittadino, lunedì sera. Ma all’orizzonte si intravede un nuovo scandalo per un appalto pilotato: quello che riguarda la Mare-Monti.  * I NOSTRI ARTICOLI SULL'AFFARE MARE-MONTI  * I GIORNALI PARLANO DELL'ARRESTO DI D'ALFONSO

 

L’AVVIO DELL’INDAGINE MARE MONTI

Negli uffici pubblici e privati qualcuno azzardò troppo e cambiò i confini della riserva naturale di Penne dove il viadotto progettato proprio non poteva passare.

Se ne accorse la Forestale dopo una denuncia e così iniziò ad indagare.

Nel 2007 (quando la gara era stata già vinta da Toto) l’allora comandante Guido Conti ascoltò Cantagallo che gli spifferò tutto, fornendogli una mole incredibile di informazioni, dettagli e piste da seguire, comprese le persone da sentire per poter verificare il suo racconto.

Tutto fatto, anche se nulla fu facile e veloce ma i riscontri si trovarono: documenti, bozze, soldi che partivano da dove non dovevano partire e finivano dove non dovevano finire, documenti redatti dal controllato Toto invece che dal controllore Anas e pure conti all’estero.

A fatica il processo partì ma non c’è mai stata grossa agilità nel portarlo avanti, a differenza di altri illustri esempi. E così è rimasto a languire per un decennio ed ancora non è finita.

Ovviamente siamo solo al primo grado...

Quando sembrava davvero di averle viste tutte, ecco che arriva il colpo di scena che offre un finale che non ti saresti mai aspettato.

Secondo quanto si sta ricostruendo, e secondo quanto denunciato, D’Alfonso sarebbe dunque vittima di una tentata estorsione per 130mila euro, soldi in cambio di silenzio in tribunale e «chiudere i conti conti con il passato».

Ma perchè proprio 130 mila euro?

Questa è la cifra che D’Alfonso (meglio la Provincia) liquidò al progettista asseritamente fittizio (Rossini) lasciando a secco quello reale ma rimasto un fantasma (Cantagallo). 

L’email inviata all’indirizzo istituzionale di D’Alfonso  ha per oggetto: “SEGNALE DI PACE” e recita:

«Credo che sia arrivato il momento di mettere da parte i vecchi rancori.
Ragion per cui, avendo ricevuto l’avviso di comparizione in tribunale per il giorno 21 novembre 2017 se tu vuoi che non vengo penso sia arrivato il momento che tu mi liquidi la somma di 130 mila euro (importo che è uguale a quello che tu hai liquidato all’ing. Rossini) sul conto che ti indico nel rigo successivo».

 (Segue Iban con caratteri belli grossi).

 La storia è stata anticipata oggi da Il Messaggero con un articolo di Maurizio Cirillo.

Un paio di giorni fa Cantagallo ha ricevuto l'avviso di garanzia con l'invito a presentarsi per essere interrogato il 29 marzo 2018.

E ora come si metterà il processo Mare-Monti con il testimone chiave che si ritrova indagato e capace di codeste intemerate peraltro informatiche?

Con buona probabilità le difese diranno che questa storia prova l’inattendibilità di Cantagallo il quale direbbe solo fandonie, mentre la procura potrebbe affermare (come già fatto) il contrario: è tutto vero.

Rimangono le prove raccolte durante le indagini e prodotte nel processo.

 

Alessandro Biancardi