TERRE DI CONQUISTA

Foreste, trivelle e inceneritore in Abruzzo: gli ultimi provvedimenti del Governo Gentiloni

Nuovo Senso Civico: «al Partito Democratico la lezione presa il 4 marzo scorso non è bastata»

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Foreste, trivelle e inceneritore in Abruzzo: gli ultimi provvedimenti del Governo Gentiloni

 

ABRUZZO. Colpi di coda del Governo Gentiloni e grosse ripercussioni anche in Abruzzo su vari fronti.

Ultimo caso eclatante solo qualche giorno fa: il 16 marzo  il Consiglio dei Ministri ha bocciato il nuovo piano rifiuti abruzzese ma ha anche  varato l’osteggiatissima legge forestale e approvato le nuove strutture per il petrolio a Taranto per far andare avanti il progetto di Tampa Rossa in Basilicata.

In totale una serie di provvedimenti che saranno ricordati negli anni e che saranno riconducibili al Partito Democratico che non sarà di certo ricordato come il partito attento all’ambiente o alle istanze dei cittadini.

 

 

Il tutto a pochi giorni dall’epilogo del governo bocciato alle elezioni del 4 marzo scorso.

Molto critica l’associazione ‘Nuovo Senso Civico’ dopo gli ultimi provvedimenti approvati tre giorni fa dal Governo Gentiloni. E i No Triv, intanto, non perdonano ancora le scelte del Governatore, Luciano D’Alfonso, pronto ad accomodarsi in Senato.

 

 

 

 

Secondo l’associazione abruzzese il Pd sui temi ambientali va in un'unica direzione: «nessuna tutela per le popolazioni. Nessuna attenzione per i processi virtuosi in materia di rifiuti ed energia. Sacrificio dei beni comuni»

 

LA LEGGE SULLE FORESTE

E l’associazione parla prima di tutto dell’approvazione del Testo Unico in materie di foreste che, come denunciato dal mondo accademico e da tante associazioni, da un lato ha cancellato il concetto di salvaguardia dei boschi e dall'altro ha di fatto destinato all'incenerimento molta parte del patrimonio forestale.

 

«Infischiandosene di tutela della biodiversità, del paesaggio, del Capitale Naturale. Infischiandosene di un intero ecosistema. Infischiandosene persino della salute dei cittadini».

La legge tra le altre cose rischia di produrre effetti collaterali come la cementificazione più facile non solo in “alta montagna” e secondo gli ambientalisti scemano molte tutele.

C’è anche chi dice no ed esulta perchè la nuova legge produrrà anche posti di lavoro.

 

 

Secondo Coldiretti infatti si potranno sviluppare fino a 35mila nuovi posti di lavoro per «una migliore gestione dei boschi che oggi coprono una superficie record di 10,9 milioni di ettari praticamente raddoppiata rispetto all’Unità d’Italia quando era pari ad appena 5,6 milioni di ettari».

«Ricadute importanti anche per l’Abruzzo in cui la superficie boschiva ricopre il 41% della superficie regionale – pari a 400mila ettari - con un potenziale indotto che potrebbe avere importanti e positive prospettive sull’economia di tutta la regione», dice Coldiretti, «il nostro Paese non è mai stato così ricco di boschi, ma a differenza del passato si tratta di aree senza alcun controllo e del tutto impenetrabili ai necessari interventi di manutenzione e difesa mettendo a rischio la vita delle popolazioni locali, per degrado, valanghe o incendi – dice Coldiretti Abruzzo – è un fatto, purtroppo, che in Italia nel 2017 sono andati a fuoco ben 141mila ettari di boschi (con un drammatico balzo del 316% rispetto alla media dei nove anni precedenti, secondo una analisi Coldiretti su dati dell’European Forest Fire Information System della Commissione Ue) e che l’Abruzzo purtroppo non ha fatto eccezione. Basta pensare alla scorsa estate, caratterizzata da una serie di interminabili roghi che hanno seriamente compromesso la biodiversità del nostro patrimonio o alle pericolose valanghe che hanno caratterizzato l’inverno in via di conclusione».

 

 

 

 

 

L’INCENERITORE

Infine il regalo agli  abruzzesi: il probabile arrivo dell’inceneritore.

Il Governo ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la Legge della Regione Abruzzo che contiene l'adeguamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti.

 

Nel comunicato si legge che «varie norme riguardanti il piano regionale di gestione dei rifiuti e la capacità complessiva di trattamento di rifiuti degli impianti di incenerimento, eccedono dalle competenze regionali».

Ovvero ? «Ovvero il Piano non prevede inceneritori», sottolinea Nuove Senso Civico .

 

«Si tratta di un provvedimento sul quale si lavora da dieci anni, avviato dal governo regionale di centro destra di Chiodi ed integrato ed anche migliorato nel corso di questa legislatura regionale. Un Piano che ha visto il coinvolgimento di portatori di interessi generali, grazie anche al lavoro svolto dal Sottosegretario Mazzocca. Un Piano che ha avuto ampia condivisione politica. Che ha visto dialogare il mondo ambientalista ed il mondo delle imprese con le istituzioni. Pur se perfettibile, si tratta di uno strumento importante perchè chiude la porta agli inceneritori».



MAZZOCCA: «GALLETTI PEGGIOR MINISTRO»  

Il sottosegretario della Giunta Regionale d'Abruzzo, con delega all'ambiente Mario Mazzocca, invece, dice: «Questo è l'ennesimo regalo che il peggior ministro dell'Ambiente di tutti i tempi della Repubblica Italiana fa all'Abruzzo. In realtà il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare il Piano Rifiuti, ma non lo ha ancora fatto e ha dato mandato all'Avvocatura dello Stato per procedere. Lo ha fatto perché evidentemente con la relazione del nostro Piano di gestione Rifiuti, abbiamo dimostrato come i dati riportati nel Decreto Inceneritori del ministro erano completamente sballati, ed evidentemente lo stesso ministro si sarà sentito un po' toccato nel proprio orgoglio».

 

TRIVELLE, PROMESSE E INERZIE

Ma sullo sfondo resta uno dei temi più scottanti, ovvero quello delle Trivelle. L’attivismo di D’Alfonso degli ultimi giorni, secondo alcuni, sarebbe ingiustificato o quantomeno tardivo.

Il governatore senatore, dopo la batosta di qualche giorno fa del Consiglio di Stato, che dà il via libera all’airgun  ha chiamato a raccolta, lo ha detto lui stesso, il sottosegretario Mario Mazzocca, «il più raffinato conoscitore e battagliero in Abruzzo, e anche gli ambientalisti che hanno il senso delle cose. Con loro cercherò di rintracciare il bandolo della matassa per riprendere la battaglia istituzionale ... ».

 

«Peccato che si è dimenticato», dicono i No Triv, «che la Regione Abruzzo si è sfilata dal gruppo dei promotori del Referendum No Triv e che proprio D’Alfonso aveva sostenuto che sarebbe stato inutile votare perché, a suo dire, le ragioni della campagna “No Triv” sarebbero state soddisfatte dalle norme introdotte con la Legge di Stabilità 2016».

Sempre su iniziativa di D’Alfonso la Regione Abruzzo si schierò contro la reintroduzione del Piano delle Aree schierandosi contro i Consigli Regionali di altre 9 Regioni.

Il risultato lo intravediamo già oggi ma nei prossimi mesi sarà molto più chiaro che l’attacco delle trivelle non è stato affatto debellato ma solo rimandato proprio grazie all’azione poco decisa dei governi Renzi e Gentiloni di cui D’Alfonso è sostenitore incondizionato.

Tra le cose che si ricorderanno dell’era Pd anche le continue e costanti spinte verso i petrolieri agevolati più volte in ogni modo (che spesso hanno creato vere e proprie tempeste mediatiche) e di fatto calpestando le istanze che arrivavano dai territori.

Sulla stessa logica si muove anche il provvedimento approvato il 16 marzo dal Governo che supera il dissenso della Regione Puglia per l'adeguamento delle strutture logistiche della raffineria di Taranto. Tradotto da Nuovo Senso Civico: «raffinerie e petrolio contano di più della tutela dei cittadini. Tanto che valgono quei quattro disgraziati condannati a vivere tra la Puglia e la Basilicata? In fondo è pure meridione».

Pressing che agevolano petrolieri e fonti fossili ormai in esaurimento ma che costano care per il Pd e per i territori di conquista.