PROCLAMAZIONE

Elezioni 2018: la Corte d'Appello L'Aquila finalmente proclama senatori Abruzzo

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Elezioni 2018: la Corte d'Appello L'Aquila finalmente proclama senatori Abruzzo

L'AQUILA. La Corte d'Appello di L'Aquila ha proclamato i sette senatori abruzzesi eletti il 4 marzo scorso alle elezioni politiche che da venerdi' scorso hanno acquisito il diritto all'immunita'.

Il provvedimento e' stato firmato da Giuseppe Iannaccone, presidente dell'Ufficio elettorale regionale: ultimato il riconteggio a livello regionale il giudice ha comunicato i risultati alla Giunta per le immunità del Senato.

Lunedì, secondo quanto si e' appreso, sara' la volta dei 14 eletti alla Camera dei deputati. In Abruzzo, i sette eletti in senato sono: per il proporzionale il riconfermato Gianluca Castaldi e la 'matricola' Gabriella Di Girolamo, del Movimento 5 Stelle; per la Lega Alberto Bagnai, per Forza Italia, Nazario Pagano, per il Pd Luciano D'Alfonso, presidente della Regione ancora in carica.

Le proclamazioni capitano a ridosso dell'insediamento del Parlamento, in programma per il 23 marzo prossimo. I tempi si sono dilatati in seguito agli effetti delle complesse alchimie della legge elettorale denominata Rosatellum.

In particolare, già subito dopo il voto, alcuni presidenti di seggio non si sono voluti assumere la responsabilità di fare i complessi calcoli imposti dalla nuova legge elettorale e non hanno concluso le operazioni di scrutinio, ma si sono limitati ad inviare le schede direttamente alle Corti d'appello che devono completare le operazioni per la proclamazione degli eletti.

Non è ancora chiaro se gli errori segnalati e lo scambio di voti ai partiti siano stati corretti dalla Corte d’Appello oppure no.



E questa che si è appena aperta è la settimana della verità per i nuovi eletti.

«Con la vecchia legge elettorale - afferma Vito Crimi, M5S - già 5 giorni fa vi sarebbe stata certezza dei conteggi e delle proclamazioni. Il Rosatellum, con le sue tante novità, ha rallentato i meccanismi» appesantendo il lavoro delle corti d'appello che «hanno dovuto anche sospendere delle udienze».

La questione si scioglierà nelle prossime ore, anche perché domani parte la registrazione dei nuovi eletti con dati anagrafici, foto e firma; e venerdì 23 marzo ci sarà la prima seduta dei due rami del parlamento per la costituzione dell'ufficio di presidenza e della giunta delle elezioni provvisori e per l'avvio delle votazioni sui presidenti.

Se sull'uninominale il risultato è pacifico - ha vinto chi ha preso più voti - il segmento critico è quello della quota proporzionale dove la suddivisione dei voti non è perfetta e bisogna tener conto dei resti, in base ai quali seggi eccedenti possono essere redistribuiti, e non necessariamente nell'ambito dello stesso collegio.

Alla Camera, dove la suddivisione è su base nazionale, il Rosatellum prevede un meccanismo di compensazione che permette di pescare eletti da altri collegi. Al Senato, suddivisione su base regionale, la legge non offre sponde.

Eppure contestazioni sono già scattate anche per la Camera. Come sta succedendo in Calabria, dove Forza Italia reclama a nome di Maria Tripodi - per la quale sono scesi in campo Maurizio Gasparri, Renato Brunetta, Alessandro Cattaneo - il seggio assegnato invece Fausto Orsomarso di Fratelli d'Italia. Ricorsi annunciati anche per un seggio senatoriale in Campania rivendicato da Giosy Romano, sempre di Fi.

«Il successo è l'eccezione», «ma io volevo vincere», scrive su facebook Luca De Carlo, il sindaco di Calalzo (Belluno) che pensava di avercela fatta con Fdi e invece al riconteggio si è visto escluso.

Situazioni contese anche quelle di Paola Bragantini, Pd, a Torino, o di Peppe De Cristofari di Leu, in Campania. Così come resta aperto il caso del seggio siciliano al Senato per i Cinquestelle, che però hanno vinto 'troppo' e hanno esaurito l'elenco dei loro candidati. Tutto lavoro per la giunta per le elezioni. O per i Tar.