MISTERI D'ITALIA

40 anni fa Aldo Moro. Ex questore Passamonti: «io per primo in via Fani e in via Caetani»

Quasi un record per il poliziotto da poco andato in pensione

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40 anni fa Aldo Moro. Ex questore Passamonti: «io per primo in via Fani e in via Caetani»


ABRUZZO. Sono passati 40 anni dalla pagina più buia della democrazia e da quei 55 giorni più tragici che cambiarono inevitabilmente il corso dell’Italia.

Tutto iniziò alle ore 9 del 16 marzo 1978 in via Fani con il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione di 5 agenti di scorta.

Non tutto, però, finì il 9 maggio alle 13.10 in via Caetani quando  venne ritrovato nella Renault 4 rossa il corpo senza vita dell’ostaggio.

Anzi, fu quello l’inizio di un nuovo calvario a danno dei cittadini che al riguardo sono stati più volte ingannati e non conoscono ancora la verità.

Dentro il delitto Moro si intrecciano interessi ed i lati più oscuri della prima Repubblica fatto di altri delitti oscuri (per esempio il delitto Pecorelli, il giornalista che sapeva troppo)  e di devianze croniche istituzionali.

Un uomo fu tra i primi ad arrivare sia in via Fani che in via Caetani: è  l’ex questore di Pescara, Paolo Passamonti, una vita nella polizia, che nel 1978 aveva 24 anni e  si ritrovò nei luoghi in cui si scrisse quella tragica pagina di storia.

Passamonti, nato a Pineto il 31 dicembre 1953, ha un denso curriculum pubblico (perchè una parte rimane segreta)  che traccia la sua carriera culminata con il ruolo di questore di Pescara prima di andare in pensione (oggi collabora con la giunta D’Alfonso ed è consulente della società di trasporto pubblico Tua spa).


Subito dopo l’accademia militare che lo lancia nella polizia, ad ottobre 1977 è già a Roma,   dirigente della Squadra Volante del 5° nucleo.

Subito dopo la vicenda Moro, per 10 anni, è a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un modo elegante per non dire chiaramente di aver lavorato per i servizi segreti, nel neonato Sisde, istituito a gennaio ‘78  con la nomina a direttore del generale di brigata dei carabinieri Giulio Grassini poi diretto da Emanuele De Francesco e Vincenzo Parisi.

Il primo incarico del nuovo Sisde fu quello di collaborare alle indagini sul sequestro Moro del marzo 1978. In quei mesi vi lavoravano già 500 persone reclutate dalle varie forze dell’ordine.



QUEL GIORNO IN VIA FANI...

Dunque Passamonti, giovane poliziotto, accorse in via Fani poco dopo le 9 del 16 marzo 1978.

Secondo quanto riportato da cronachemaceratesi.it  «dall’auto di servizio sentì ‘gracchiare’ la radio ‘Portarsi in via Fani, c’è stata una sparatoria’. “Pensai a colpi esplosi da metronotte, come talvolta accadeva, per sventare un furto o una rapina. Ma quando arrivammo ci accorgemmo della tragedia. Un anziano ci gridò due volte, in preda a choc: ‘Hanno rapito Moro!’. Lo feci sedere nella mia auto. Della scorta, Leonardi e Ricci erano già stati freddati, gli altri avevano ancora gli occhi sbarrati e rivoli di sangue dappertutto: agonizzanti. Chiusi loro gli occhi. L’emozione mi travolse, avevo 25 anni: piansi mentre arrivavano altre auto della Polizia. Ho sempre dentro di me quella scena, mi accompagnerà per tutta la vita. Ogni volta che torno a Roma, vado in via Fani con miei figli e lascio talvolta un fiore».


A Il Centro, invece, un paio di anni fa aveva detto: « Non posso dimenticare quella mattina del 16 marzo in via Fani. Vedere tutti i ragazzi che incrociavo quotidianamente ammazzati così, in quel modo, non te lo puoi scordare. È inimmaginabile quello che c’era quella mattina. Mi ricordo che andai al primo piano di una palazzina a fianco. C’era una signora anziana. Mi abbracciò, scoppiammo a piangere. Ma era un’altra epoca. Tra i poliziotti c’erano tanti ragazzi semplici, felici di quel lavoro, anche se ogni volta che si usciva si rischiava la vita».  

Nonostante i 40 anni trascorsi molte cose della dinamica del sequestro non sono certe, ma solo presunte, come il numero delle persone presenti, il numero dei proiettili esplosi, la presenza di più servizi segreti, una moto Honda con a bordo due sconosciuti, esponenti della ‘Ndrangheta.

Alcune di queste incertezze si sarebbero potute fugare guardando le prime foto scattate sul luogo da un residente e dal primo fotografo accorso ma il rullino sparì misteriosamente.


QUEL GIORNO IN VIA CAETANI

L’ex questore Passamonti di recente ha raccontato alla trasmissione Atlantide di Andrea Purgatori (La7) di essere arrivato per primo anche in via Caetani il  9 maggio dove c’era la Renault 4 con dentro il corpo di Moro. Ha raccontato di essere stato colui che ha scoperto il corpo.

Il suo racconto nel programma di La7 è brevissimo e stringato ma chiaro.

Purgatori: «Sembrerebbe tutto tragicamente chiaro eppure anche su quest’ultimo passaggio ci sono versioni che contrastano».

(Il giornalista si riferisce proprio al ritrovamento della R4 e dell’orario della scoperta)

Passamonti: «sono arrivato in via Caetani perchè dovevo mettere i segnali... siamo andati con la sirena ed ho trovato l’artificiere… non sapevamo che c’era il corpo… l’artificiere ha avviato le attività di bonifica… eravamo in due… abbiamo aperto il portellone, ho sollevato il plaid ed ho visto il corpo di Aldo Moro».

Purgatori: «perchè ci sono versioni contrastanti? Perchè ogni tanto arriva qualcuno e dice “ho aperto io la macchina per primo”?»  

Passamonti: «non ne ho idea».

Purgatori: «comunque non c’era nessuno nella strada?»   

Passamonti: «Eravamo io e l’artificiere»



La testimonianza di Passamonti è inframmezzata da quella del generale Antonio Cornacchia (nome in codice Airone 1) che racconta una storia simile

«Sono stato chiamato alle ore 13.20 circa, mi trovavo a piazza Ippolito Nievo a Trastevere. Il generale De Donno mi avvertì che c’era una macchina sospetta in via Caetani.  Individuai la macchina e visto che non arrivavano gli artificieri mi armai di un piede di porco e sollevai il cofano. Alzando il plaid notai il corpo di Aldo Moro con la lingua tra i denti e del  sangue sulla mano tra indice e medio. Dopo pochi minuti arrivò Cossiga che mi chiese: “è lui?”».


Cornacchia nel 2013 raccontò più nei dettagli la vicenda qui. 

Singolare la contrapposizione delle testimonianze tra Passamonti e Cornacchia ma ancora di più lo è se si aggiunge che vi sono altre testimonianze simili, peraltro emerse solo nel 2013, questa volta degli artificieri e di chi sostiene che in realtà il ritrovamento sarebbe avvenuto verso le 10 e non le 13 come racconta la storia ufficiale e che Cossiga fu visto già in mattinata…


Affaritaliani.it in esclusiva intervistò il poliziotto che arrivò per primo in via Caetani  e sollevò la coperta scoprendo il corpo ma si chiamava Elio Cioppa. 

che disse che aprì l’auto prima ancora dell’arrivo degli artificieri.

Poi ci sono gli artificieri, almeno due, ed uno di questi nel 2012 raccontò di essere stato chiamato la mattina per controllare che nell’auto non vi fosse una bomba.

Il suo racconto è lineare ma ci volle quasi un anno perchè facesse scalpore. 

 Dopo aver lavorato per oltre due ore, essere entrato davanti e poi di dietro, infilò la mano nel bagagliaio della R4 dove toccò i capelli di Moro ed allora capì.

Le foto mostrano poi altri dettagli utili ed in alcune si intravede anche la strada già chiusa ai passanti.

Da notare che nessuno dei vari testimoni che raccontano di essere arrivati per primi citano mai gli altri.  

C’è da dire, inoltre, che il nome di Passamonti su queste vicende figura solo tra le righe delle testate giornalistiche citate mentre non vi sono accenni nei documenti ufficiali resi pubblici  dalle commissioni parlamentari.

Per quanto riguarda la relazione dell’ultima commissione, presieduta dall’onorevole Fioroni, il  nome di Passamonti non compare mai ma è certo che è stato ascoltato dalla componente della commissione, l’ex pm de L’Aquila Antonietta Picardi.

Il verbale delle sue deposizioni è stato secretato senza ulteriori spiegazioni.