MISTERI DI STATO

Rigopiano, sugli elicotteri militari il Governo non ha voluto rispondere

Interrogazione parlamentare di un anno fa. Anche la procura di Pescara non approfondisce la questione

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Rigopiano, sugli elicotteri militari il Governo non ha voluto rispondere

 

PESCARA. Sul mancato utilizzo degli elicotteri militari per trarre in salvo le 30 persone intrappolate nell’hotel Rigopiano si respira uno strano clima. Nessuno ha risposto ai dubbi avanzati negli ultimi giorni, come quelli posti dall’inchiesta giornalista di Ezio Cerasi del Tg3 Abruzzo.

 

I mezzi ‘ogni tempo’ in dotazione all’esercito italiano non si sono visti la notte tra il 18 e il 19 gennaio, quando i soccorritori furono costretti ad arrivare con gli sci sul luogo della tragedia, per poi attendere altre ore i rinforzi ed i messi per iniziare e coordinare le ricerche.

Né nessuno pensò all’utilizzo degli elicotteri nemmeno la mattina del 18 gennaio 2017 quando, dopo le scosse di terremoto, gli ospiti dell’hotel si trasformarono in prigionieri impossibilitata a lasciare la struttura perchè la strada provinciale era bloccata dalla neve.

Sicuramente  in Abruzzo erano tantissime le emergenze in quelle ore tra persone morte per il monossido a richieste di intervento di mezzi di soccorso (non arrivati) in varie zone d’Abruzzo isolate e ricordiamolo in quei giorni l’emergenza dovuta anche al black out ha segnato il punto più critico mai raggiunto prima di emergenza.

A  maggior ragione l’interrogativo resta: come mai nemmeno in questa epocale emergenza non si è alzato in volo un solo elicottero militare?




Dunque risposte non ne sono arrivate né dopo il servizio del Tg3  né dopo l’inchiesta di un anno fa del giornalista David Colantoni che aveva passato in rassegna i vari mezzi a disposizione delle forze armate.    Quella sua inchiesta produsse però una interrogazione parlamentare e in 365 giorni il Governo non ha trovato il tempo di rispondere.

Eppure nell’interrogazione firmata dal Movimento 5 Stelle l’interrogativo era chiaro: perchè l'elicottero NH90, di stanza anche presso il Centro addestrativo aviazione dell'esercito di Viterbo (1 ora di volo da Rigopiano), non si è alzato in volo?

Si tratta di un aeromobile multiruolo, realizzato al fine di effettuare missioni di «trasporto tattico, ricerca e soccorso, evacuazione medica, lanci di paracadutisti e altro», con un'autonomia di volo di circa 4 ore, una velocità massima di oltre 300 km/h e che può imbarcare 20 passeggeri, con una capacità di carico di 3000 chilogrammi, e dispone di tecnologie avanzatissime come il radar meteo ed i sistemi per la protezione dal ghiaccio sulle pale, capaci di garantire il volo in condizioni meteorologiche proibitive.

Su You Tube si trovano anche altri dettagli, come l’intervista al Tenente di Vascello Max Barovina Grandi, pilota di NH 90 sulla portaerei Cavour, che spiega che il suo mezzo è il più avanzato di cui una marina oggi possa dotarsi, essendo  il primo elicottero in nostra dotazione completamente fly by wire, che significa che i suoi comandi sono interfacciati con la macchina in modo non idraulico e meccanico ma completamente elettronico, quindi non trasmettono alle mani e alle braccia del pilota nessuna sollecitazione di sforzo meccanica di risposta dall’ambiente.

Ciò consente di  «inoltrarci in condizioni meteorologiche estreme».

 

 

LA PROCURA NON INDAGA

Intanto la Procura di Pescara va avanti con le indagini che si sviluppano in 4 filoni diversi: il primo, sui ritardi nell'attivazione della macchina dei soccorsi, chiama in causa l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, il dirigente dell'area Protezione civile Ida de Cesaris e il capo di gabinetto Leonardo Bianco.

Il secondo filone dell'inchiesta, sulla gestione dell'emergenza, vede indagati Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara; Paolo D'Incecco, ex dirigente del settore Viabilità e referente di Protezione civile; Mauro Di Blasio, responsabile degli stessi servizi; Giulio Honorati, comandante della Polizia provinciale di Pescara; Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il Piano di reperibilità provinciale. Le contestazioni sono: la mancata attivazione della sala operativa di Protezione civile, la non effettuazione della ricognizione dei mezzi spazzaneve e la mancata chiusura al traffico del tratto di strada provinciale che conduce a Rigopiano.

Il terzo filone dell'inchiesta riguarda la realizzazione del resort e vede coinvolti il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, gli ex sindaci Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, e i tecnici Luciano Sbaraglia ed Enrico Colangeli, in relazione alla mancata adozione del nuovo piano regolatore generale del Comune che, se fosse stato approvato - è la tesi dell'accusa - avrebbe impedito l'edificazione del nuovo hotel Rigopiano e quindi il verificarsi della tragedia.

L'ultimo filone riguarda la mancata realizzazione della Carta per il pericolo delle valanghe e vede indagati i dirigenti della Regione Abruzzo Pierluigi Caputi, Carlo Giovani, Vittorio Di Biase, Emidio Primavera e Sabatino Belmaggio. Su tutto la relazione dei periti della Procura secondo i quali per salvare le vite umane era necessario evacuare l'hotel due giorni prima della tragedia.

Nulla c’è sugli elicotteri, almeno da quanto emerge dagli atti al momento conoscibili. Difficilmente la procura potrebbe ora aprire nuovi fronti d’indagine visto che l’inchiesta è già sufficientemente zeppa e complicata, piena di carte e aspetti anche tecnici e difficili da digerire.

Dai verbali, come già scritto da PrimaDaNoi.it si evince che una richiesta di inviare a Rigopiano un elicottero fu fatta dal comandante provinciale dei vigili del fuoco, Vincenzo Palano, nelle prime ore del 19 gennaio, ma la Protezione Civile avrebbe negato il consenso.

Di fatto quello che manca è la prova che l’aeronautica militare abbia negato l’utilizzo degli elicotteri, magari perché le condizioni meteo erano avverse anche per qui mezzi.

Un documento di quel giorno metterebbe fine alla vicenda con una domanda definitiva e inappellabile.

Ma il vero punto è che sembra evidente che l’Aeronautica (o altri corpi militari con elicotteri "speciali") non sia mai stata interpellata.

E sul punto i vertici della stessa Aeronautica restano in silenzio e pare non abbiano alcun interesse ad intervenire in questa vicenda per non  creare polemiche o lanciare stoccate a chi doveva chiedere aiuto e non lo ha fatto.

Certo vedere che quegli elicotteri servano anche a trasportare Ferrari sulla neve fa una certa impressione...

Le domande restano chissà se lo Stato si degnerà di fornire risposte esaurienti ai cittadini e ai familiari delle 29 vittime di Rigopiano.