LA CORSA AL POTERE

Rebus liste Pd: ancora in alto mare ma il tempo stringe

Entro il 20 gennaio dovranno essere presentati simbolo e apparentamenti

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Il Governo Renzi grazia di nuovo D’Alfonso: non impugna legge che finanziaria ancora Saga


ROMA. Ci sono ancora poche certezze e dieci lunghi giorni per comporre le griglie. Ma al Nazareno un primo schema dei candidati nei collegi sta prendendo forma e per ora terrebbe fuori dalla contesa dell'uninominale tre nomi pesanti come Paolo Gentiloni, Marco Minniti e Maria Elena Boschi.

Il presidente del Consiglio dovrebbe essere schierato dai Dem alla guida dei listini al proporzionale in Lazio, Piemonte e in una Regione del Sud.

Sarà dunque in prima linea, senza contraddire però il principio per cui "il governo governa" e dunque con una campagna elettorale non giocata sullo scontro con l'avversario.

Ma ha dato la piena disponibilità a correre anche in un collegio, che potrebbe essere il suo, Roma 1.

Ad ora sembra però prevalere l'idea di tenere il suo profilo istituzionale fuori dalla contesa uno a uno.

Con una scelta che avrebbe anche il vantaggio di non preoccupare il Quirinale, che da tempo vuole tenere il premier al riparo da incidenti di ogni tipo.

Matteo Renzi si mostra concentrato sul programma e sullo scontro di idee con gli avversari, perché "il 4 marzo non si sceglie su simpatia dei candidati ma su proposte concrete". Ma mercoledì alle 18 la direzione Dem, insieme al programma, approverà anche il regolamento per le candidature.

E aprirà la strada a una decina di deroghe per alcuni dei 25 parlamentari che hanno superato il limite di 15 anni di mandato e a norma di statuto non potrebbero correre. Occhi puntati sui ministri in carica: dovrebbero essere tutti in campo, tranne Anna Finocchiaro e Giuliano Poletti, che hanno annunciato che non intendono candidarsi. Pier Carlo Padoan ha avviato la sua campagna nel circolo Pd del quartiere romano Esquilino.

E correranno nei collegi delle loro città Dario Franceschini (Ferrara), Andrea Orlando (La Spezia), Graziano Delrio (Reggio Emilia).

Mentre al momento il file Excel cui si lavora al Nazareno, sotto la guida di Luca Lotti, non prevederebbe un collegio per Minniti, che potrebbe essere candidato nel proporzionale in Campania, e Boschi (per lei si era ipotizzato una candidatura nella sua Firenze, ma ad oggi prevale il no).


D’ALFONSO CERTEZZA INCERTA

In Abruzzo l’attuale governatore Luciano D’Alfonso continua a spingere per un posto «certo» in Senato  cosa che sarebbe avvenuta ma lo scacchiere nazionale si è dimostrato essere molto più complesso del previsto. Le pressioni e le richieste sono troppe ed i posti sicuri molto meno per cui c’è un lavoro estenuante di posizionamenti di equilibri e uomini chiave ma il sospetto è che più di qualcuno rimarrà deluso.

D’Alfonso godrebbe di una buona forza persuasiva ed i colloqui con Renzi diretti e indiretti sarebbero molti anche in questo periodo: il punto è che non si è ancora trovata la quadra per uomini del Pd di peso e che a livello nazionale contano molto di più di D’Alfonso.

D’altro canto Renzi avrebbe già dato le proprie rassicurazioni a D’Alfonso sul posto in cima alla lista del Senato ma fino all’ultimo giorno le “limature” andranno avanti.

L’Abruzzo dovrà vivere ancora qualche giorno di incertezza per capire se anche in Regione si andrà a votare oppure no, cosa che potrebbe accadere in estate o addirittura a fine anno.

Del resto le ripercussioni delle ambizioni del governatore sono tante e andranno digerite tutte: da una parte quelle amministrative di una probabile fine del mandato prima del tempo con quello che ne consegue  e, poi, quelle politiche che potrebbero essere anche peggiori soprattutto per il Pd abruzzese che negli ultimi anni è scomparso, totalmente evaporato, e offuscato dal dominio incontrastato dello stesso D'Alfonso. Tutti hanno lasciato fare, nessuno ha cercato di fermare l'avanzata solitaria ed ora i malumori emergono tutti oggi proprio perchè c'è chi pretende ogni garanzia e paracadute e chi invece non trova spazi nemmeno per il dialogo ed oggi si lamenta fuori tempo massimo (come il deputato uscente Antonio Castricone).  



NODO COALIZIONE

Intanto è quella della coalizione la questione più urgente da dirimere per i Dem.

Perché entro il 20 gennaio devono essere presentati simbolo e apparentamenti. Tra gli alleati dovrebbe esserci +Europa di Emma Bonino, anche se al termine di un incontro tra Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova e Bruno Tabacci da un lato, Piero Fassino, Maurizio Martina e Lorenzo Guerini dall'altro, l'intesa viene definita solo "possibile" e il confronto ancora aperto.

E' un confronto, sottolineano da +Europa, sui contenuti, a partire dall'Ue, e non si è parlato di nomi.

Ma fonti Dem spiegano che nello schema delle candidature sono contemplati anche gli alleati: a +Europa potrebbero andare tre collegi sicuri (per Bonino, Magi e Della Vedova), mentre non ci sarebbero margini altri due nomi al vaglio, Piercamillo Falasca e Filomena Gallo.

Tre sarebbero poi i collegi per Insieme e tra i tre e i cinque per Civica popolare (incluso il collegio di Bologna per Pier Ferdinando Casini). Ancora tanto può cambiare: "Può stare tranquillo solo Francesco Garofani che dovrebbe diventare consigliere politico al Quirinale", sorride un franceschiniano.

Nei prossimi giorni si riuniranno le direzioni regionali Dem per definire le proposte dei territori.

Ma alcune indicazioni già emergono: in Calabria dovrebbe correre Angela Marcianò, già assessore a Reggio Calabria ed ex collaboratrice del procuratore Gratteri. In Puglia, dove viene esclusa una candidatura di Gentiloni, dovrebbero correre per il Senato nel collegio 1, del Sud, Teresa Bellanova, e nel collegio 2, al Nord, Francesco Boccia.