LE CARTE

Soccorso Rigopiano, gli elicotteri furono chiamati ma la Protezione civile disse no

Dall’Abruzzo la richiesta arrivò dopo le 23 ma non fu mai trasferita all’aeronautica

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Soccorso Rigopiano, gli elicotteri furono chiamati ma la Protezione civile disse no

La colonna dei soccorsi

ABRUZZO. La richiesta ufficiale di mezzi militari aerei per anticipare l’arrivo dei soccorritori  all’Hotel Rigopiano ci fu e partì dopo le 22 dalla sala di comando delle operazioni della prefettura.

Secondo quanto verificato da PrimaDaNoi.it ad inoltrarla non fu il prefetto Francesco Provolo ma la figura gerarchica immediatamente sottoposta a lui come prevede la legge: il comandante provinciale dei vigili del fuoco.

La richiesta fu inoltrata alla Dicomac di Rieti che tuttavia non concesse l’uso degli elicotteri poichè nella zona le condizioni meteo sconsigliavano il volo agli elicotteri.

Ma davvero nessun elicottero poteva operare la notte tra il 18 ed il 19 gennaio su Rigopiano?

Questa è anche la domanda centrale dell’inchiesta del Tg3 Abruzzo del giornalista Ezio Cerasi che ieri ha già prodotto le prime reazioni e creato un nuovo squarcio su uno dei tanti aspetti ancora da chiarire della tragedia che ha provocato 29 morti.

 Il sindacalista Usb dei vigili del fuoco, Costantino Saporito, intervistato da Cerasi, ha spiegato che «la Protezione Civile è una macchina complessa ma logica che deve garantire la cooperazione di tutte le forze a disposizione, le quali devono operare coordinandosi nel migliore dei modi. Non funziona quando subentrano logiche diverse come quello dell’antagonismo tra i corpi o la tutela di questo o quell’orticello. Quando il soccorso diventa fonte di antagonismo la Protezione civile non funziona».

Potrebbero esserci logiche del genere dietro il mancato coinvolgimento dell’aeronautica militare quella notte maledetta?

 Il Dipartimento dei vigili del fuoco ieri ha precisato che «la notizia della slavina di Rigopiano non appare nel 'mattinale' del giorno 18.01.2017 redatto dal Centro operativo nazionale dei Vigili del fuoco poiché l'evento si è verificato alle 16.40 circa dello stesso giorno. E' regolarmente annotato, invece, nel mattinale del giorno 19.01.2017. Allo stesso modo - prosegue il Dipartimento - è inattendibile l'affermazione del mancato interessamento del Centro operativo nazionale fino al 19.01.2017, essendo stato disposto, subito dopo le ore 19 del 18.01.2017 dallo stesso Centro operativo, il dirottamento verso Rigopiano del team Usar Lazio e l'attivazione del team Usar Toscana già presente al COA di Cittareale».

Vero, il Dipartimento si riferisce ai reparti dell’esercito chiamati intorno alle 19 dal prefetto Provolo ma si tratta di squadre chiamate per liberare le strade impraticabili d’Abruzzo, quel giorno al culmine di una ondata eccezionale di calamità naturali e umane. Gli Usar Toscana e Lazio nulla hanno a che vedere con la richiesta specifica degli elicotteri militari speciali come il Caesar.

Pronta la replica Usb che ricorda come il mattinale si apra e chiuda ogni mattina alle 6.30 e dunque se davvero la notizia della valanga fosse arrivata il 18 gennaio 2017 doveva essere annotata nel mattinale di quel giorno.

«Si ricorda che la prima chiamata di soccorso, non creduta, è avvenuta subito dopo la valanga», si legge nella nota dell’Usb, «mentre la macchina del soccorso è partita alle 19.00 su ulteriore chiamata. Quindi i soccorsi da terra si sono trovati davanti ad una murata di neve con una motrice, che viaggiava a 400 metri orari con 11 chilometri da percorrere.    Invece di avventurarsi in affermazioni scivolose, il Dipartimento farebbe bene a registrare con soddisfazione come Saporito abbia sottolineato l’eccezionalità del lavoro dei vigili del fuoco impegnati, invocando invece maggior coordinamento e la presenza nelle varie sale di protezione civile e prefetture di personale in grado di valutare il rischio in tempo reale, anziché pensare sciaguratamente a scherzi telefonici o eccessi di allarmismo».




LA VERITA’ DELLE CARTE DELL’INCHIESTA

Cosa realmente successe quella notte e la precisa scansione di tutti gli avvenimenti è stato dettagliatamente ricostruito nelle migliaia di carte dell'inchiesta della procura di Pescara sulla tragedia di Rigopiano attraverso documentazione sequestrata e testimonianze.

Tra queste ultime c'è anche quella del Comandante Provinciale di Pescara dei Vigili del Fuoco, Vincenzo Palano, il quale ascoltato dai carabinieri forestali nell'ambito dell'inchiesta a verbale ha dichiarato:

«Ho saputo della valanga caduta sull'hotel Rigopiano dopo le ore 19:00 del 18 gennaio 2017 ed immediatamente mi sono assicurato che il nostro personale si stesse recando sul posto per i soccorsi.  Chiesi anche che il funzionario di guardia di recarsi sul posto. In nottata resomi conto delle difficoltà per raggiungere da terra l’hotel ho chiesto alla Dicomac di Rieti di informarsi della possibilità di utilizzare elicotteri dell'aviazione militare per raggiungere l'albergo. Mi veniva riferito che le condizioni per il volo erano proibitive e, dunque, il volo non era possibile».

 Dunque alla Protezione Civile nazionale venne richiesta in maniera specifica la necessità di mezzi militari aerei -secondo le parole del Comandante Provinciale dei vigili del fuoco- anche se Palano colloca "in nottata" la richiesta dunque non in serata o subito dopo le 19-20 ma dopo 3-4 ore di cammino difficoltoso e avanzamento di 400 metri all'ora.

A riprova di quanto dichiarato ai Carabinieri forestali Palano produce anche un documento del responsabile Reparto Volo, Igor Cicchelli ed una lettera di accompagnamento dell'Enav che certifica i dati meteo.

Cicchelli scrive che il giorno 18 gennaio l'attività di soccorso del reparto volo era influenzata dalle condizioni meteo, in alcuni casi proibitive per il volo.  Risultavano fenomeni di precipitazioni nevose di carattere da moderato a intenso già quote basse che riducevano la visibilità al di sotto dei 1000 metri.  Tale condizione limitava l'attività del volo a vista soprattutto al di sopra dei 800 metri.

Cicchelli  aggiunge poi che quel giorno operavano due elicotteri nelle aree di criticità maggiore che sono state individuate tra Ascoli Piceno e Teramo e la provincia di Pescara e Chieti.

La stessa Enav precisa poi che le condizioni meteo sono riferite nello specifico alla zona aeroportuale e non dunque anche alla zona di interesse Penne-Rigopiano.

Dalle carte dell'inchiesta viene confermata la circostanza di un tentativo di dirottamento dell'elicottero della Capitaneria di porto sulla zona di Rigopiano tentativo poi abortito proprio a causa delle condizioni metereologiche.


Si tratta però -non bisogna dimenticarlo- di elicotteri diversi da quello affidato alla aeronautica militare che secondo quando dichiarato e scritto avrebbe potuto volare anche in «condizioni proibitive».


Agli atti manca dunque la prova centrale: cioè l’eventuale diniego dell’aeronautica all’utilizzo del mezzo speciale.

Il perchè è chiaro: l’Aeronautica non fu mai interpellata.

La particolarità dei documenti prodotti dal comandante Palano è che, sia la richiesta di informazioni meteo all’Enav sia la successiva risposta, sono datati  22 febbraio 2017.

Oltre un mese dopo la tragedia.


a.b.