DOCUMENTI SEGRETI

Acqua Gran Sasso, escamotage e lavori milionari per salvare i Laboratori

L’acqua che arriverà sarà trattata ma gli scienziati avranno meno vincoli per continuare gli esperimenti

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Acqua Gran Sasso, escamotage e lavori milionari per salvare i Laboratori

 

 

ABRUZZO. Le carte e la trasparenza fanno male se ci sono cose che non vanno. E di sorprese amare ne sono uscite in oltre un anno sullo scandalo dell’acqua del Gran Sasso e ancora ne usciranno.

Vuoi vedere che, allora, che è per questo che le istituzioni pubbliche stanno iniziando a negare le carte, violando le leggi?

E nel momento più delicato per scienziati, Laboratori ed enti coinvolti arriva la visita della più alta carica della Repubblica, Sergio Mattarella, a stringere mani e decantare l’eccellenza che compie 30 anni. Dunque lunedì è prevista una grande festa “purificatrice” senza proteste, vietate con motivazioni risibili e strumentali.  

E tra le carte che si mantengono segrete c’è la consulenza del professor Roberto Guercio, il luminare a cui si ricorre ogni 10 anni affinchè proponga progetti  soluzioni «definitive»  per risolvere i gravi problemi di interferenza tra acquifero  del Gran Sasso ed i Laboratori. Non sappiamo ancora perchè il suo progetto «definitivo» del 2004 non sia stato realizzato con gli 84 mln di euro gestiti da Balducci, in compenso però 14 anni dopo è stato nuovamente incaricato (tutt’altro che a sorpresa) dall’Infn per proporre nuovamente una soluzione definitiva all’emergenza che nel frattempo era stata dimenticata per 10 anni.

Lo studio consegnato due mesi fa dal professor Guercio  è stato consegnato prima al vice presidente Giovanni Lolli e poi ai Laboratori che l’hanno incaricato. Pare che sia stato fatto vedere per pochi minuti anche a qualche sindaco ma non lasciato in copia.

Top secret.

Eppure dovrebbe essere la carta vincente per tutti: “ecco la soluzione che aspettavamo e così tutto si risolverà”.

Invece, nessun annuncio ufficiale. Solo silenzio che poi è stato il filo conduttore di tutta questa emergenza strana.

 

 

SUPERFICIALI E LIBERATORIE

La Regione Abruzzo, su suggerimento di Guercio, avrebbe deciso che le acque del traforo del Gran Sasso, sia quelle captate in autostrada  che quelle nei Laboratori, sarebbero da inquadrare come acque superficiali e non piu' sotterranee. Un semplice cambio di intestazione, di  nome sui documenti e niente di concreto fin qui.

Perchè?

Come primo effetto non sarebbe più possibile immettere l’acqua captata nell’acquedotto senza una serie di attività preliminari come la caratterizzazione e anche potabilizzazione. E per fare questo ovviamente ci vorranno anni e centinaia di milioni di euro per lavori e costruzione di impianti anche di ultrafiltrazione.

I parametri di legge diventeranno più stringenti ma non si capisce come si intenda procedere concretamente. Si faranno prima tutti i lavori e poi si farà la nuova classificazione, oppure il contrario nel qual caso vi sarà nuovamente una emergenza perchè l’acqua non potrà più essere emunta.

Il primo risultato raggiunto allora sarebbe: abbiamo la migliore acqua possibile e una delle sorgenti più preziose ma dobbiamo spenderci milioni e bere quell’acqua solo dopo averla trattata.

 

SPOSTAMENTO DELLE CAPTAZIONI

Lo studio Guercio avrebbe poi previsto, come già anticipato da Lolli,  (magari su suggerimento di Guecio) lo spostamento delle captazioni nei pressi dell’ingresso delle gallerie e degli sbarramenti non più, dunque, dentro la montagna ed i Laboratori.

Significa creare opere, cioè tubi, che spostano il punto dove prendere l’acqua “superficiale” e renderla immune da eventuali effetti nefasti dei Laboratori.

Parte di questi lavori sarebbero poi effettuati da Strada Dei Parchi (non si sa se a proprie spese oppure con altri finanziamenti pubblici).

Nello specifico si sarebbe proposto di  cambiare il tubo in cemento che trasporta l'acqua captata dentro le gallerie autostradali con uno in acciaio inox, cosa peraltro in parte già prevista originariamente da Balducci.

L’altra grande novità spifferata da Guercio sarebbe quella di mettere a scarico per sempre l’acqua dei Laboratori e non berla più con la conseguenza di aver rimosso ogni possibile contaminazione da esperimento scientifico ma anche creato la necessità di un nuovo impianto di trattamento delle acque prima di riversarle nel fiume.

In questo modo i Laboratori si sarebbero liberati di una serie di lacci e lacciuoli normativi che li vincolavano (meglio dire li avrebbero vincolati) poichè la legge dice che le captazioni devono essere ad almeno 200 metri da sostanze pericolose e attività a rischio.

In questo caso le captazioni sono dentro le attività a rischio da 30 anni.

 

Gli esperimenti scientifici così potrebbero continuare più liberamente. Certo, si dovranno regolarizzare molte altre posizioni che ad oggi risultano ancora scoperte e vulnerabili, e che riguardano per esempio i piani di sicurezza che dovrebbero essere obbligatori ma non così  sotto il Gran Sasso...     

Idee pure approvate -non si sa in che forma- dal tavolo tecnico con alcuni distinguo da parte della Asl di Teramo che avrebbe chiesto nuovamente un intervento dell’Istituto Superiore di Sanità.

Se davvero tutto questo dovesse essere confermato probabilmente si potrà dire di aver risolto gran parte dei problemi ma non certo di aver salvato e valorizzato l’acquifero più importante della Regione.

 

In questo scenario di ombre e silenzi e nel momento in cui si prendono decisioni capitali e decisive per i prossimi decenni  si può capire quanto valga il tema della trasparenza.

 

SCIENZIATI "NEGAZIONISTI"

Solo pochi giorni fa la Mobilitazione per l’acqua ha rinnovato il proprio appello alla trasparenza e alla pubblicazione di tutti gli atti sui siti web istituzionali.

Invece i Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso e diversi altri enti se la sono presa con comodo o hanno addirittura negato le carte ostacolando e ritardando questa imponente operazione verità che avrebbero dovuto fare le istituzioni pubbliche coscienziose.

Le carte richieste e non fornite riguardano  il rischio sismico (i laboratori sono dentro una faglia), i piani di sicurezza Sox, gli altri citati e non forniti dai ministeri.

Ai comuni di Isola del Gran Sasso e di L'Aquila nonché al Parco del Gran Sasso, sono stati chiesti documenti sulla Valutazione di Incidenza Ambientale per una serie di esperimenti in corso, la microzonazione sismica dei laboratori (richiesta avanzata solo ai due comuni); i permessi/nulla osta/autorizzazioni di carattere edilizio per una serie di manufatti connessi agli esperimenti (ci sono strutture di più piani).

E poi ci sono i documenti che dovrebbero essere forniti dai Vigili del Fuoco ma anche in questo caso è stato riscontrato un certo ostruzionismo, come ha raccontato Augusto De Sanctis.

E’ stato richiesto e non fornito il Rapporto di Sicurezza, uno dei due documenti centrali per la gestione di un Impianto a Rischio di Incidente Rilevante. L'altro, il Piano di Emergenza Esterno, come sappiamo, era stato varato come provvisorio nel 2008 ed è scaduto nel 2011 (doveva essere aggiornato per legge ogni 3 anni).

Ma lunedì c’è Mattarella e sarà grande festa….

a.b.

L'Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso hanno consegnato al Prefetto una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica per informare anche il Capo dello Stato della situazione di emergenza dell’acquifero del Gran Sasso.

 

 

 

Ill.mo Presidente della Repubblica,

nell’ultimo anno l’Abruzzo è stato colpito da innumerevoli emergenze che hanno sconvolto la quotidianità delle nostre città: dalle terribili scosse di terremoto dall’agosto 2016, al grave maltempo del gennaio 2017, fino alla crisi idrica del maggio del 2017 nell’intera provincia di Teramo.

L’Abruzzo non è privo di risorse, intelligenze ed eccellenze che potrebbero garantirne un riscatto sociale, politico ed economico.

L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare il prossimo 15 gennaio giustamente festeggia 30 anni di attività dei Laboratori del Gran Sasso, uno dei massimi centri di ricerca che il nostro Paese può vantare.

I Laboratori sono ospitati nel massiccio del Gran Sasso che, per ogni abruzzese, assume innumerevoli significati: il gigante che dorme; la più alta montagna dell’Appennino; il simbolo indiscusso di un Parco nazionale; la congiunzione con il resto del Paese tramite un’importante arteria autostradale (che però lo ha ferito al cuore con un inspiegabile progetto ingegneristico); ma soprattutto rappresenta la più grande risorsa d’acqua della regione, capace di rifornire oltre la metà della popolazione abruzzese (circa 700.000 persone).

Ed è proprio in questo ultimo prezioso bene che l’intera comunità abruzzese negli anni è stata più volte colpita: come ormai accertato da tutti gli Enti interessati, l’interferenza con l’acquifero del Gran Sasso, sia dei Laboratori sotterranei di Fisica Nucleare, sia delle gallerie autostradali dell’A24, ha più volte messo a rischio la principale risorsa idrica della regione.

Tra l’8 e 9 maggio 2017, a causa di un ultimo incidente, le cui dinamiche sono ancora da chiarire, il consumo d’acqua proveniente dal Gran Sasso è stato vietato in quasi tutta la provincia teramana, determinando una situazione di caos con vere e proprie corse all’accaparramento di acqua in bottiglia nei negozi e nei centri commerciali.

A seguito di questo incidente le associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI hanno costituito l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso: l’obiettivo è fornire un contributo per la ricerca delle soluzioni da adottare ad una situazione che perdura da troppi anni e che ha visto nel passato anche il sequestro dei Laboratori e la nomina di un commissario straordinario da parte del Governo nazionale per la gestione dell’emergenza, nonché la spesa di oltre 80 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza.

In questi otto mesi l’Osservatorio ha dato vita ad una serie di incontri pubblici e tante altre iniziative molto partecipate sul territorio (riassunte nella scheda allegata), ma dobbiamo evidenziare con rammarico come ancora oggi non ci sia chiarezza e non si manifesti una volontà di collaborazione da parte di tutte le Istituzioni preposte alla gestione di tale situazione. 

La Regione Abruzzo ha sempre negato all’Osservatorio, così come a qualsiasi altro soggetto della società civile, di partecipare quale “uditore” alla Commissione tecnica per la gestione del rischio idrico del Gran Sasso, mentre abbiamo dovuto registrare una posizione ondivaga da parte dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che, ad oggi, non ha rispettato il Protocollo d’intesa sottoscritto su iniziativa della Regione e non ha fornito soddisfacenti rassicurazioni rispetto agli esperimenti condotti nei Laboratori per i quali vengono utilizzate grandi quantità di sostanze pericolose e, per il futuro, anche radioattive.

Per denunciare questo deficit di trasparenza, lo scorso 11 novembre a Teramo l’Osservatorio ha organizzato la Manifestazione per l’Acqua Trasparente, un corteo pacifico, ma fortemente determinato, che ha attraversato il centro cittadino e che ha visto l’adesione dell’Assemblea dei Sindaci dei Comuni della Provincia di Teramo, di decine e decine di associazioni, comitati, sindacati e forze politiche, ma soprattutto di oltre 3.000 cittadini che hanno marciato per chiedere trasparenza, partecipazione e sicurezza nella gestione dell’acquifero del Gran Sasso.

L’interferenza tra acquifero/autostrada/laboratori costituisce un potenziale pericolo per centinaia di migliaia di persone che bevono l’acqua del Gran Sasso, per l’ambiente e anche per l’economia di questo territorio. Tale situazione è nota dall’inizio degli Anni 2000 grazie alle prime denunce delle associazioni ambientaliste che, anche in questo caso, hanno anticipato le Istituzioni nell’individuazione dei problemi. Ma nonostante siano passati più di 15 anni non si sono ancora compiute le scelte necessarie per risolvere questa situazione e, anche dopo l’emergenza dell’8/9 maggio 2017, non si registrano concreti passi avanti.

Come Osservatorio chiediamo quindi di porre la giusta attenzione a tale problematica e di garantire la piena applicazione dell’art. 118 della Costituzione che permette in senso orizzontale al cittadino, sia come singolo, sia attraverso i corpi intermedi, di avere la possibilità di cooperare con le Istituzioni nel definire gli interventi che incidono sulle realtà sociali a lui più vicine, avendo ben presente che in questo caso entrano in gioco due beni tutelati dalla Costituzione: l’ambiente (art. 9) e la salute (art. 32).

L’Osservatorio vuole essere parte della soluzione del problema, vuole svolgere un ruolo di stimolo e collaborazione, mettendo a disposizione delle Istituzioni competenze e conoscenze, e vuole anche controllare che finalmente, dopo oltre 15 anni, si possa veramente trovare una soluzione definitiva che garantisca la piena tutela di un bene primario come l’acqua.

In questo periodo storico, in cui nel nostro Paese troppo spesso si registra una ingiusta distanza fra Istituzioni, politica e cittadini, è necessario lavorare per cancellare questa lontananza e costruire una nuova proposta di comunità che si ritrovi insieme per la soluzione dei problemi. 

Nel ringraziarLa per l’attenzione dedicata, cogliamo l’occasione per porgerLe i più sinceri saluti, certi di un Suo autorevole e concreto impegno a favore delle nostre istanze.

Teramo, 13 gennaio 2018