LA SENTENZA

Provveditorato regionale, confermata anche in appello la condanna al contabile Fausto Berardi

In sede penale il reato si è prescritto

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Provveditorato regionale, confermata anche in appello la condanna al contabile Fausto Berardi

ABRUZZO.  L’appello è rigettato e la sentenza è confermata: così si è concluso il secondo grado del giudizio davanti alla Corte dei Conti d’Abruzzo per Fausto Berardi, già condannato in primo grado alla restituzione al Ministero della Giustizia di quasi 30 mila euro.

 

Berardi era accusato di essersi appropriato indebitamente nel 2003 della cifra di 29.500 euro: soldi sottratti dai fondi della cassa della quale aveva il possesso per ragioni di lavoro. 
La vicenda è stata scoperta però solo nel 2009 quando l’Avvocatura dello Stato ha chiesto al Provveditorato Regionale se l’ente avesse effettivamente incassato, nel 2003, un assegno circolare di 30 mila euro, emesso dalla Aurora assicurazioni spa, dopo una transazione su una controversia stragiudiziale insorta a seguito di un sinistro stradale (nel 1999) a Lecce e nel quale era rimasta coinvolta una autovettura di proprietà del Provveditorato. 
E’ stato così scoperto che qualche anno prima Berardi (all’epoca dei fatti ragioniere contabile), contattò un avvocato pescarese, presentandosi falsamente come rappresentante del Provveditorato.

In quella veste conferì al legale (pur non avendone i poteri) un mandato ad intimare all’assicurazione il risarcimento dei danni subiti dal proprio ente a seguito del danneggiamento riportato da una autovettura della amministrazione in occasione dell'incidente stradale a Lecce. 
L’avvocato fece quanto richiesto e a fine 2012 si è arrivati ad una transazione bonaria (sebbene Berardi non avesse alcun potere di transigere per conto del Provveditorato). 
Dunque tutto risolto e la compagnia assicurativa emise ad aprile 2003 al Provveditorato (la cui direzione non era stata in alcun modo informata) tre assegni circolari dell’importo complessivo di 30.000 euro consegnandoli nelle mani di Berardi.
Il giorno dopo Berardi andò alla filiale della Unipol di Pescara, e si fece cambiare i 3 assegni circolari in 14 assegni circolari dell’importo complessivo di 30.500 (500 euro li aveva fatti prelevare dal suo conto personale), facendoli intestare in favore di una serie di fornitori dell’Amministrazione Penitenziaria che vantavano all’epoca crediti.
Ma dall’esame del Registro di Cassa, all’epoca redatto e gestito in via esclusiva da Berardi, emerse, che l’uomo già a marzo del 2003 aveva annotato l’uscita dalle casse dell’ente della somma in contanti di 29.500 da lui prelevati.

Secondo l’accusa l’uomo se ne sarebbe appropriato indebitamente «per fini personali» per poi tappare il buco un anno dopo con i soldi dell’assicurazione.

 

 

L’APPELLO E L’ESTINZIONE DEL REATO

In ambito penale il reato si è estinto per prescrizione il 27 febbraio 2016 e Berardi ha tentato di far valere anche questo nel suo ricorso alla Corte dei Conti per evitare il risarcimento da 30 mila euro.

Ma i giudici ricordano che non si parla di una sentenza di assoluzione «ma di prescrizione di un reato di cui il giudice ha, viceversa, accertato l’esistenza a carico dell’imputato».

E proprio i giudici dell’Appello riportano ampi stralci della sentenza dei giudici penali in cui si parla di «inequivoca responsabilità del Berardi per la dolosa appropriazione di denaro della Pubblica Amministrazione, compiuta all’esito di una sofisticata e prolungata attività illecita dallo stesso con evidenza preordinata al compimento di una tale indebita appropriazione pecuniaria; si è trattato, infatti, di una dolosa condotta volta ad ottenere la “segreta” disponibilità personale di denaro spettante all’Ente».

a.l.