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D’Alfonso lascia la Regione per accomodarsi in Senato

Per lui elezione “sicura” ma punta a ruolo governativo

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Le cliniche propongono, D’Alfonso cambia il contratto: ora la Regione paga più facilmente

D'Alfonso

 

ABRUZZO. E alla fine ha deciso: Luciano D’Alfonso lascerà la Regione Abruzzo per candidarsi al Senato nel Proporzionale.

 

Una cosa sola sembra per ora chiara: D’Alfonso ha deciso di vincere facile accaparrandosi la posizione più ambita da tutti i candidati perché equivale ad una elezione sicura.

Le indiscrezioni giornalistiche danno per certa la cosa ma lui per il momento non parlerà.

Lui che conosce bene i meccanismi della comunicazione, che fa conferenze stampa per qualsiasi cosa, che qualche giorno fa è andato con megafono in mano tra i rioni popolari ad annunciare l’arrivo di 1,5 milioni di euro, lui che negli ultimi anni ha costruito confronti quotidiani con i suoi ‘amici’ di Facebook, ha deciso che per ora pubblicamente di questo affaire non parlerà.

Meglio aspettare, lasciando nel caos la politica che ha iniziato ad agitarsi perchè tutto potrebbe saltare, compreso il governo regionale per tornare alle elezioni.

Probabile si stia meditando su come attenuare i contraccolpi per l’addio in Regione o si attenda la rosa completa dei nomi per dare l’impressione che non ci sia nessun privilegiato.


Di certo il Pd e Renzi stanno stilando fogli excell con griglie e nomi per sistemare gli uomini forti e barricarli nei seggi con elezione certa anche per ringraziarli di tutto quello che hanno fatto nel frattempo.

Ma il silenzio di D’Alfonso forse ha ulteriori ragioni che indurrebbero a pensare che i mal di pancia sono troppi e accontentare tutti non si può.

Le liste non sarebbero ancora chiuse  definitivamente per cui ogni annuncio in questo momento sarebbe fuori luogo.


Sui contraccolpi di un addio in anticipo alla Regione bisognerà anche calcolare come ne uscirà il governatore e come convincerà i suoi elettori che la scelta non è dettata da egoismo o smodata ambizione.

Intanto si stanno invece già muovendo gli avversari politici, come Gianluca Vacca del Movimento 5 Stelle, che ieri sera, appena l’indiscrezione del D’Alfonso senatore è uscita fuori, ha scritto sui social: «Non c'è nulla da fare: non ce la fanno proprio questi personaggetti a rispettare la volontà degli elettori» e rimanere lì dove sono stati eletti.

Ma come spesso accade i ‘nemici’ non sono solo fuori dal partito ma anche dentro. Come Maria Amato che da molti mesi, ormai, ha posizione opposte in tema di sanità così come impostata dal governatore e dall’assessore alla Sanità Silvio Paolucci e ha annunciato proprio che non si ricandiderà «perché non condivido questa idea di partito che si sviluppa intorno alla figura di Luciano D’Alfonso e  non condivido le scelte fatte in tema di politiche della salute a livello regionale».

L’offerta di andare al Senato, in realtà, sarebbe stata di quelle irrinunciabili e sarebbe arrivata direttamente dal premier Matteo Renzi che nei giorni scorsi ha ammesso che il suo consenso è in calo («va maggio a oggi il Pd ha perso quasi sette punti»).

Dunque servono voti, voti su voti.

E l’ex premier ha deciso di puntare su D’Alfonso che ripete spesso di non aver mai perso una elezione (tranne quella sul Referendum sulla riforma costituzionale). Di sicuro all’ultimo confronto elettorale reale D’Alfonso ha mostrato di essere una macchina da guerra con quasi 320 mila voti raccolti contro i 202 mila di Gianni Chiodi e i 147 mila di Marcozzi. Ma oggi le cose sono un pò diverse e la corazzata D’Alfy arriva da tre anni di amministrazione regionale burrascosa e con troppe promesse non mantenute o disattese. Il tasso di scontenti è elevatissimo e questo potrebbe contare tra due mesi anche se lo zoccolo duro degli elettori dalfonsiano resiste.

 

QUANDO DICEVA NO

Eppure nelle scorse settimane D’Alfonso aveva detto di no, ufficialmente, lasciando intendere di aver alzato il tiro a Roma e di aver chiesto certezze. Certezze che sono arrivate.

E se il candidato per ora non parla e forse non parlerà a breve vediamo cosa diceva fino al 28 dicembre scorso, 14 giorni fa: «se devo decidere sulla base di ciò che a me interessa portare a conclusione, io rimango a fare il presidente della Giunta regionale, ma naturalmente, facendo parte di una comunità politica, voglio capire che significa, in favore degli abruzzesi, una candidatura alle politiche.  Non mi sono mai autocandidato a nulla. Faccio parte di una comunità politica e di una comunità territoriale. Personalmente mi sento coinvolto fino all'ultimo giorno di questa legislatura a fare il presidente della Giunta regionale, per la quale mi hanno fatto sgolare, visto che ho impiegato 14 anni per avere la candidatura».

Non è detto che se non ce la dovesse fare a Roma D’Alfonso non ritenti poi un altro giro sulla giostra Regione Abruzzo.

I tempi ci sarebbero, bisogna vedere se i voti ci saranno.


Dal momento di una sua eventuale elezioni in Senato, invece, D’Alfonso avrebbe 6 mesi di tempo per dimettersi, si arriverebbe così all’autunno del 2018.

La reggenza spetterebbe a Lolli e si potrebbe a questo punto arrivare alla primavera del 2019, e dunque il naturale finale del mandato, per le elezioni.

Secondo le previsioni del Messaggero tra collegi uninominali di Camera e Senato e listini bloccati, i posti che contano si riducono sempre di più: D'Alfonso a Pescara, Camillo D'Alessandro a Chieti, Stefania Pezzopane a L'Aquila, Sandro Mariani o Tommaso Ginoble a Teramo, Andrea Gerosolimo nella Marsica.

Ancora nulla emerge, invece, delle manovre politiche del centrodestra mentre nel Movimento 5 Stelle alcuni deputati uscenti hanno già annunciato di voler riprovarci, come Andrea Colletti, Gianluca Vacca e il senatore uscente Gianluca Castaldi.




M5S: «ECCO LA DIMOSTRAZIONE CHE CONTANO SOLO SOLDI E CARRIERA»  

«Forse una poltrona più larga e comoda è stata una tentazione troppo forte per il Presidente di Regione che ha lasciato gli abruzzesi con tante promesse e un pugno di mosche in mano», commentano oggi i consiglieri regionali 5 stelle, «un’occasione golosa che l’ego e le tasche di D’Alfonso non si sono fatti scappare. Lasciare il mandato per cui i cittadini lo hanno eletto» continuano «è uno schiaffo a chi gli ha dato fiducia nel 2014. Ribadiamo che per noi l’impegno politico deve tornare ad essere un onore per chi lo prende e non un mero lancio professionale del singolo candidato. L’Abruzzo non è una palestra per il Governo, i cittadini abruzzesi non lo meritano. Dopo aver fatto disastri in economia, lavoro, trasporti, sanità e viabilità mollano tutto e scappano a Roma. L’ennesima prova che, probabilmente, per alcuni l’unico interesse sono i soldi e la carriera personale, altro che il bene della gente e del territorio».



D’ALFONSO: «SONO IN ATTESA DI SAPERE QUALE VANTAGGIO CI SARA’ PER L’ABRUZZO»


D’Alfonso oggi a margine di un incontro con i giornalisti ha detto: «Sono contento di fare il presidente e voglio farlo fino alla fine. Chi mi chiede di candidarmi al Senato mi deve spiegare quale è la convenienza per l’Abruzzo e gli abruzzesi. So che mi verrà specificato questo».

Accetterà?

«Alle condizioni che ho già detto», ha risposto netto il presidente.


A cosa faccia riferimento quando dice di essere in attesa che qualcuno gli spieghi «il vantaggio per l’Abruzzo e gli abruzzesi»  non è dato saperlo ma l’impressione è che è solo questione di ore al massimo un paio di giorni.