LE CONSEGUENZE

Cassazione e rischio sismico: abusivi i lavori dal 2003 senza autorizzazione preventiva in zona 3

Una seconda sentenza “abruzzese” genera altri effetti “perversi” sulla edificazione anche di edifici privati

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Cassazione e rischio sismico: abusivi i lavori dal 2003 senza autorizzazione preventiva in zona 3


ROMA. Sono moltissime le scuole che non rispettano le norme antisismiche, sono moltissimi anche gli edifici pubblici che presentano vulnerabilità grandi o piccole. Oltre a questi poi ci potrebbero essere seri problemi anche per tutte le altre costruzioni (anche dei privati) che sono state tirate su in zona classificata a rischio sismico 3 senza la preventiva autorizzazione sismica (ex art.94 DPR 380/2001).


Sta creando lo scalpore preventivato la sentenza n. 190 della Cassazione pubblicata pochi giorni fa che ha di fatto sancito che i sindaci -qualora non dovessero chiudere scuole non in regola con le norme antisismiche (anche con bassa vulnerabilità)- possono essere accusati del reato di omissione di atti d’ufficio.

Una sentenza che ha cominciato a creare grattacapi e problemi agli amministratori pubblici nei comuni anche classificati a bassa sismicità e questo perchè i terremoti sono imprevedibili ed il principio di precauzione deve sempre prevalere.

Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Antonietta Picardi (l’ex pm de L’Aquila), riportando i dati nel processo che riguardava il dissequestro di una scuola toscana, ha parlato «di bassa sismicità della zona»  e dunque di basso rischio sismico, elemento per cui il tribunale del riesame aveva invece dato ragione alla difesa del primo cittadino che non aveva chiuso la scuola.

In realtà la sentenza di Cassazione che doveva decidere sul dissequestro della scuola vulnerabile ha ribadito che -seppure in una zona con bassa sismicità- le scuole non a norma vanno chiuse proprio perchè i terremoti sono imprevedibili.


 Il geometra Massimo Grisanti di Poggibonsi in un esposto alla procura di Grosseto (da cui è partita la vicenda) fa notare che la scuola di cui si parla si trova a Ribolla, frazione del Comune di Roccastrada, che, però, è classificato “zona sismica 3” su una scala da 1 a 4.

La zona 3 non corrisponde a  bassa sismicità poichè così si può definire solo la zona 4, le ex zone non classificate.


Il dato -irrilevante per la vicenda della scuola in oggetto- assume però una enorme rilevanza per tutti se si intreccia con un’altra sentenza della Cassazione che non ha avuto la medesima pubblicità e che parte proprio dall’Abruzzo (Tortoreto, per la precisione, dove si erano costruite senza permessi sismici due “innocue” tettoie)

Nella sentenza n. 56040 della III^ Sezione penale della Cassazione, depositata il 15.12.2017 si ricorda e specifica chiaramente che solo la “zona sismica 4” può essere indicata di bassa sismicità e questo comporta come diretta conseguenza che in zona sismica 3 non è consentito iniziare i lavori in assenza di preventiva autorizzazione sismica ex art. 94 DPR 380/2001.

La legge è chiara -ricorda la Cassazione- occorre l’autorizzazione sismica preventiva per le zone 1-2-3 e questo viene stabilito dalla Ordinanza n. 3274/2003 del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Testo Unico dell’edilizia, ovverosia dal 30/6/2003.

Ecco cosa dice il comma 1 dell’art.94 DPR 380/2001  (Autorizzazione per l'inizio dei lavori)

 

1. Fermo restando l'obbligo del titolo abilitativo all'intervento edilizio, nelle località sismiche, ad eccezione di quelle a bassa sismicità all'uopo indicate nei decreti di cui all'articolo 83, non si possono iniziare lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione.




Dunque -se contestati- potrebbero essere giudicati abusivi i lavori eseguiti in zona 3 fin dal 30.06.2003 in assenza di autorizzazione sismica preventiva.

La Cassazione in questo caso fa un discorso molto più semplice esclusivamente legato alla norma che pone degli obblighi.

Disattesi quegli obblighi la legge è violata.

Punto.


Un problema non di poco conto che mette al centro del problema migliaia di uffici tecnici comunali e decine di migliaia di pubblici ufficiali che controfirmano gli atti tecnici comprese le concessioni edilizie che potrebbero non bastare per salvare gli edifici irregolari.

Una vicenda che partendo proprio dall’Abruzzo di certo fissa criteri e paletti certi per gli edifici costruiti nella nostra regione


Il geometra Grisanti alla procura scrive: «Dal momento che ai sensi dell’art. 101 il Giudice è soggetto solo alla legge, non vi è chi non veda che la Polizia Giudiziaria e i Procuratori della Repubblica siano obbligati vieppiù a perseguire per il reato di edificazione abusiva ex art. 44, co. 1, lett. b) del T.U.E. tanto i responsabili dell’opera quanto i tecnici comunali per concorso esterno, in presenza di esecuzione di titoli abilitativi inefficaci per assenza di autorizzazione ex art. 94 T.U.E. in ordine a lavori in corso – o eseguiti – in aree classificate sismiche di zona 3».

«E’ giusto che i cittadini di ogni parte d’Italia debbano contribuire, con il pagamento delle tasse,

all’assistenza delle persone e alla ricostruzione dei luoghi colpiti dal terremoti senza che lo Stato abbatta la propria forza sugli infedeli funzionari delle pubbliche amministrazioni e tecnici liberi professionisti che hanno disapplicato la legge, così agevolando il verificarsi o l’incremento di danni alle persone e alle cose?», conclude il tecnico.


Del resto parliamo solo di precauzione e di sicurezza.

Il minimo sindacale si direbbe. Ed invece….