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Scuole d’Abruzzo, patrimonio vecchio e insicuro: soldi spesi e poche certezze

Ecco l’ultima fotografia scattata da Legambiente nel 2017

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Scuole d’Abruzzo, patrimonio vecchio e insicuro: soldi spesi e poche certezze


ABRUZZO. La maggior parte delle scuole abruzzesi sono state costruite tra il 1975 ed il 2000, poi più nulla e, nonostante questo, la gran parte delle strutture non sono affatto sicure e non sono dichiarate antisismiche.  Eppure sono stati spesi moltissimi soldi per lavori di adeguamento e manutenzione anche straordinaria ma secondo i dati diffusi nel 2017 da Legambiente la situazione non sarebbe migliorata di molto.

Sono alcuni dei dati emersi di recente nella fotografia scattata da Ecosistema Scuola di Legambiente, che tornano d'attualità dopo la sentenza della Cassazione che indica la necessità di procedere al sequestro delle scuole a rischio sismico, anche lieve.

 

I quattro comuni capoluogo abruzzesi hanno edifici scolastici mediamente di più recente costruzione rispetto alla media nazionale;  il 48,1% risulta edificato dopo il 1975, quindi successivamente all'entrata in vigore della normativa antisismica, contro il 36,4% del dato nazionale.  Tuttavia dopo il 2001 risultano costruiti solo lo 0,9 % degli edifici.


Questo dato non comprende i 17 moduli ad uso scolastico provvisori posti a L'Aquila dopo il terremoto del 2009 per ospitare i bambini e ragazzi delle scuole dell'infanzia primaria secondaria di primo grado.


Altro dato fondamentale da tenere a mente è che gli edifici presenti in aree a rischio sismico sono il 96,1%, praticamente tutti sono costruiti in zone a forte rischio sismico eppure quelle costruite secondo criteri antisismici sono soltanto il 2,1% (quando le norme su questo tipo di sicurezza risalgono agli anni ‘70).

Altro dato da tenere assolutamente a mente è che solo sul 37,2% delle scuole è stata realizzata la verifica di vulnerabilità sismica e su questa percentuale il 93,8% necessità di manutenzione urgente, nonostante negli ultimi 5 anni il 62,5% ha beneficiato di interventi.


Interventi che probabilmente sono strettamente legati a danni legati al terremoto del 2016 del Centro Italia ma che non hanno spesso inciso sulla stabilità e l’antisismicità degli edifici.

 

La spesa media a edificio per la manutenzione straordinaria infatti in Abruzzo è stata di 2.417 euro contro i 16.238 euro della media nazionale mentre per l'ordinaria manutenzione di 222 euro contro i 6.908 del dato nazionale.

Ci sono poi tutta una serie di dati che riguardano altri aspetti della sicurezza come gli impianti elettrici, i collaudi, l’agibilità dove pure gli edifici abruzzesi non brillano per efficienza.


Chieti Pescara e Teramo sono le città che dichiarano di aver svolto il monitoraggio dell'amianto. Chieti dice di aver svolto anche il monitoraggio del radon insieme ad altri monitoraggi indoor come quello per rilevare la presenza di muffa e umidità.

Rispetto all'inquinamento invece il 22,5% degli edifici scolastici si trova tra 1 e 5 km da insediamenti industriali.



DATI FONTE LEGAMBIENTE




LA SITUAZIONE NAZIONALE

Oltre il 41% delle scuole (15.055) in zona sismica 1 e 2, cioè a rischio di terremoti fortissimi o forti; 992 progetti finanziati in quattro anni tra interventi per adeguamento sismico e nuovi edifici, di cui solo 532, pari al 3,5% del totale, in aree a rischio elevato; il 43,8% degli edifici dei comuni capoluogo che necessita di manutenzione urgente.

Legambiente rilevava che con questi dati, occorrerebbero 113 anni per mettere in sicurezza le scuole nelle aree più fragili del Paese.

In base al report, che segnala poche luci e molte ombre nel complesso della qualità del patrimonio edilizio scolastico, quello italiano può definirsi un patrimonio edilizio scolastico storico.

Oltre il 60% degli edifici, infatti, è stato costruito prima del 1976, cioè a prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica, e spesso necessita di interventi di manutenzione urgenti (43,8% del campione).

Inoltre, risulta ancora carente rispetto alle norme di sicurezza, mancando spesso l'adeguamento alla normativa sismica.

Inoltre solo il 12,3% delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato successivamente alle tecniche di costruzione antisismica.

L'analisi delle linee di finanziamento degli ultimi quattro anni, mette poi in evidenza che solo il 3,5% degli interventi ha riguardato l'adeguamento sismico delle aree a rischio (532 interventi per 15.055 edifici), con una tempistica tale da permettere il raggiungimento dell'obiettivo sicurezza in quelle aree solo tra 113 anni.

A Messina, per esempio, città in area sismica 1 con 115 edifici scolastici di cui ben 96 risalenti a prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica, la messa in sicurezza complessiva, continuando con gli attuali ritmi (18 interventi in quattro anni), si realizzerebbe nei prossimi 150 anni. Lo stesso numero di anni che impiegherebbe Roma per realizzare il necessario adeguamento energetico dei suoi edifici scolastici, che già nel 2014 risultavano aver bisogno di manutenzione urgente (nel 36% dei casi) e che oggi dall'efficientamento energetico potrebbe beneficiare enormemente sia in termini di benessere che di risparmio economico.