IL GUINNES DEI PRIVATI

Autostrade A24-A25 aumenti del 12,89% dal 1 gennaio 2018: è record di sempre

L’aumento è il frutto di un pasticcio governativo sanzionato dal Tar. E queste sono le conseguenze

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Autostrade A24 e A25, il casellante non serve. Tar dà ragione a Strada dei Parchi

 

ABRUZZO. L’ultima sorpresa, «sgambetto»  o «regalo»  del Governo Gentiloni prima di chiudere l’anno e la legislatura è l’aumento del pedaggio autostradale.

Così nel decreto interministeriale approvato oggi la percentuale di aumento previsto è di 12,89%.

Un pugno nello stomaco per una regione come l’Abruzzo che sta risalendo la china della più lunga depressione dell’ultimo mezzo secolo ma non potrà opporre resistenza e alternative a questo salasso. Le ripercussioni sull’economia saranno pesantissime e tutto questo è diretta conseguenza dei pasticci degli scorsi anni a livello ministeriale e governativo che di fatto hanno congelato il piano finanziario di Strada dei Parchi, concessionaria vincitrice di un bando nel quale gli aumenti erano predeterminati per gli anni di gestione.

Per il 2018 l'aumento medio dei pedaggi sull'intera rete è appena del 2,74%. Si devono però registrare picchi sproporzionati per i 31 chilometri della concessionaria Rav, Aosta Ovest-Morgex, +52%: è legato a pronunce giudiziarie, dopo ricorsi delle società, come anche nel caso di Strada dei Parchi (+12,89%) e Autostrade Meridionali (+5,98%). Tra gli aumenti più significativi anche il +13,91% per Milano Serravalle-Milano Tangenziali ed il +8,34% della Torino-Milano. Lo comunica il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.


PERCHE’ GLI AUMENTI DI OGGI?

Come siamo arrivati agli aumenti di oggi?

Strada dei Parchi vinse una contestata gara europea nel 2001 aggiudicandosi la gestione delle autostrade abruzzesi e presentando un piano finanziario all'interno del quale vengono stabiliti gli adeguamenti tariffari dei pedaggi relativi ai 30 anni di concessione.

Nel 2009 il Ministero dell'Economia approvò una prima revisione del Piano economico finanziario della società che ha dovuto fare i conti con diverse previsioni al ribasso degli incassi, mentre la pressione politica ha permesso di diminuire gli aumenti previsti nel contratto di concessione.

In sostanza per venire incontro ad una serie di eventi che nel frattempo si erano verificati in Abruzzo (come il terremoto 2016, la crisi economica e soprattutto la pressione del mondo produttivo) la Regione attraverso il suo  governatore, Luciano d'Alfonso, si è attivata per bloccare o ridurre gli aumenti per gli anni 2015-2016-2017.

Si tratta di pochi punti percentuali in meno che comunque hanno posto sempre l’Abruzzo in vetta alla classifica delle regioni con gli aumenti maggiori dei pedaggi.

E pensare -per esempio- che si gridò allo scandalo nel 2016 perchè il pedaggio aumentò appena del 3,45% e fu comunque il più alto d’Italia.



La famiglia Toto non ci sta ed ingaggia un braccio di ferro giudiziario contro il ministero per ottenere tutto il dovuto. Il Tar ed il Consiglio di Stato però hanno dato torto al Governo e ragione a Strada dei Parchi che ora può recuperare tutte le somme operando l’aumento dal 2018 e prevedendone già altri consistenti per i prossimi anni.   

La vicenda è iniziata due anni fa con Strada dei Parchi che avrebbe voluto aumentare le tratte autostradali abruzzesi del 9,06% e se non lo fece fu solo ‘merito’ del Ministero dei Trasporti che impose un tetto massimo dell’1,5%.

Contro il tetto fece ricorso il gruppo Toto che già nel 2016 vinse al Tar ma la sentenza non è stata mai eseguita e per questo c’è stato bisogno di quello che si definisce “giudizio di ottemperanza”, pure vinto dal privato a luglio del 2017.

Già all’epoca la società aveva chiesto persino di commissariare Delrio.

Nel frattempo la società della famiglia Toto ha proposto un nuovo piano economico e finanziario che non è stato ancora approvato e dovrà essere sottoposto al vaglio dell'Europa per equilibrare nuovamente i conti e rendere sostenibili i lavori antiscalinamento previsti su diversi viadotti per renderli antisismici.

Alla fine dei conti e tirando le somme di questo incredibile groviglio burocratico politico e istituzionale i soldi che Strada dei Parchi non ha incassato negli anni precedenti saranno corrisposti attraverso l'incremento dei pedaggi a partire dal 2018.

A pagare naturalmente saranno gli utenti come sempre.

Una vicenda che è tutt'altro che terminata perché nei prossimi mesi sono probabili  ulteriori brutte sorprese anche per i prossimi anni con rincari anche superiori al 5% .

 

 

STRADA DEI PARCHI: «NON E’ DECISIONE NOSTRA»  

«E’ la Legge, dunque, che stabilisce i criteri per la determinazione delle tariffe, in base ad un mix di parametri che considerano il prezzo di concessione, pari a oltre 750 milioni di Euro oltre interessi corrisposto in rate annuali», spiega una nota della società che conferma come l’origine del problema sia da inquadrare nel blocco ministeriale degli aumenti rispetto al contratto. «Inoltre per ogni euro di pedaggio incassato dalla Strada dei Parchi, solo 43 centesimi restano nella disponibilità della concessionaria per garantire la gestione e la manutenzione dell’infrastruttura, mentre i restanti 57 centesimi vanno a vario titolo allo Stato.  Strada dei Parchi è l'unica Concessionaria inoltre che corrisponde un prezzo di concessione all'Anas, pari a 55,9 milioni di euro ogni anno, ricavati, anch’essi, dai pedaggi. Nel periodo 2003/2015, il Concessionario ha corrisposto all’ANAS 670 milioni di euro, che certamente non sono finiti nella manutenzione delle strade abruzzesi, a differenza degli 830 milioni di investimenti effettuati da Strada dei Parchi nel medesimo periodo di riferimento».

 

IL MINISTERO NON APPROVA MA DECIDE

La società dei Toto poi ricorda che da 5 anni il piano economico non viene approvato: «tale norma avrebbe consentito non solo di adeguare l’infrastruttura autostradale ai nuovi standard di sicurezza antisismici, ma anche di rinegoziare, 5 anni fa, termini e condizioni del contratto di Concessione, al fine di conseguire aumenti tariffari sostenibili per l’utenza.   Dall’ottobre 2013, prima che scadesse il vecchio PEF valido per il periodo regolatorio 2009 - 2013, sono state presentate da SdP ben 12 versioni di Piano Economico Finanziario, tutte caratterizzate da livelli di incremento tariffario nell’ordine dell’1% oltre l’inflazione. Il Ministero non ha considerato quanto proposto da Strada dei Parchi, e nel novembre 2016 ha imposto la propria soluzione, che prevede l’adeguamento in sede delle strutture, senza tuttavia esprimersi sull’impatto che detta soluzione avrà sugli incrementi tariffari programmati. Questa è la situazione oggi per Strada dei Parchi, mentre è opportuno ricordare che il Ministero ha già definito con altre Concessionarie piani di investimento, attivando le procedure con Bruxelles. Ma non c’è ancora il piano di messa in sicurezza definitivo per A24 e A25».

 

GLI INVESTIMENTI

La società ha poi elencato una serie di investimenti e lavori effettuati dal 2003: «le Complanari di Roma per un importo complessivo di 258 milioni di euro; il raddoppio del tratto autostradale in direzione Teramo, gli interventi di messa in sicurezza dei viadotti, la dotazione del traforo del Gran Sasso di nuovi e più moderni sistemi antincendio, l’automazione delle stazioni di servizio, la posa di pavimentazione drenante su 100 chilometri di rete. A tutto ciò vanno aggiunti i lavori di riqualificazione dell’intera autostrada ereditata dalla vecchia gestione della Sara (vent’anni senza lavori di manutenzione). Strada dei Parchi è tra le poche Concessionarie ad aver completato tutti gli investimenti previsti nella Convenzione del 2009 nonchè tutte le manutenzioni ordinarie dal 2003 al 2017».



LA POLITICA E LE SOLITE DICHIARAZIONI 

 Il balletto delle dichiarazioni e della solita sommossa di inizio anno questa volta è cominciata con tre giorni di anticipo.

 Chi non ha memoria corta ricorda benissimo che ad ogni inizio anno, insieme al cotechino e alle lenticchie vengono servite  le polemiche degli aumenti dei pedaggi che di solito sfioravano il 3-4% motivandolo con adeguamento dei prezzi e con la manutenzione che però in passato è stata di gran lunga carente. Tutto scritto nel piano finanziario dunque tutto previsto conosciuto da istituzioni e politici che però, per il solito gioco delle parti, hanno trovato vantaggioso contestare gli aumenti senza peraltro ottenere risultati tangibili. E a parte rimane l’enorme problema della manutenzione straordinaria dei viadotti da consolidare e rendere antisismici.

Quest’anno come detto l’Abruzzo sconta l’ennesimo record negativo.

«Se le indiscrezioni su possibili aumenti dei pedaggi autostradali di A24 e A25 venissero confermate», dicono alcuni sindaci della Provincia de L’Aquila, «saremmo di fronte al secondo sgambetto in pochi giorni commesso ai danni dell'Abruzzo e delle aree interne da parte di questo Governo che ha già, inopinatamente e nonostante sia giunto al capolinea, deciso di localizzare la centrale del metanodotto Snam a Sulmona».

I sindaci de L'Aquila, Pierluigi Biondi, di Avezzano, Gabriele De Angelis, di Sulmona, Annamaria Casini, e il presidente della Provincia de L'Aquila, Angelo Caruso, che è anche sindaco di Castel di Sangro (L'Aquila) sono chiari: «ci chiediamo fino a quando i nostri cittadini dovranno continuare a pagare, non solo in termini economici, di far parte di quell'Italia in salita che vede nei tratti autostradali la sola vera opportunità di collegamento con Roma e l'area adriatica, considerata la lentezza e l'inadeguatezza della rete ferroviaria. Penalizzare ulteriormente territori già messi a dura prova da calamità e disastri naturali, decisioni calate dall'alto senza alcuna condivisione e tagli ai servizi essenziali - concludono - sarebbe lo smacco finale di un Esecutivo che tra gli ultimi atti della sua vita legislativa pensa bene di mettere le mani nelle tasche degli abitanti delle zone interne e montane dell'Abruzzo».