LE SENTENZE

Scandalo Fira, ancora una condanna per Marco Picciotti, Lanetta e Ferri

Dopo 11 anni dagli arresti ancora sentenze per danni erariali

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FONDI EUROPEI, REGIONE EUROPA

ABRUZZO.  La Corte dei Conti ha condannato la società Mercatone Emme s.r.l di Altino e Marco Picciotti al pagamento, in favore della Regione Abruzzo, di  64.036,75 euro.

Marco Picciotti è personaggio più che noto dello scandalo Fira che 11 anni fa scoppiò in Abruzzo.  Anche i giudici della Corte dei Conti nell’ultima sentenza di condanna sottolineano di conoscerne bene le gesta «per analoghe e censurabili vicende» e lo definiscono come un personaggio «palesemente e spudoratamente dedito all’illecito» ed un «vero e proprio responsabile abituale di danno finanziario». Lui, insieme a Giancarlo Masciarelli, fu uno dei protagonisti di quello scandalo da milioni di euro di fondi Docup che dovevano servire a far ripartire le attività economiche regionali.

Al momento a carico del Picciotti risultano ben quattro sentenze di condanna e lui stesso ha ammesso candidamente le proprie responsabilità «fornendo dichiarazioni sostanzialmente confessorie», sottolineano i giudici.

Ciò non solo in sede penale ma anche in occasione di altri procedimenti connessi.

 

I fatti che lo hanno portato alla nuova condanna contabile risalgono al 2003 quando la società di Picciotti chiese alla Regione fondi Docup per 100 mila euro  per la realizzazione in proprio di filmati per la pubblicizzazione del prodotto aziendale.

Il progetto presentato dalla Società prevedeva diverse voci di spesa: 50 mila euro per servizi di consulenza informatica, 15 mila euro per apparecchiature hardware, 10 mila euro Software applicativo e spese investimenti in materiali per altri e 25 mila euro per commesse interne.

Ma secondo la Guardia di Finanza Picciotti avrebbe indebitamente percepito quella somma erogate a favore di società amministrate da persone a lui riconducibili, somma di fatto confluita «nella sua disponibilità e/o comunque immediatamente tolti dal conto corrente ricollegabile alla Società».

Le Società che Picciotti amministrava dopo gli accertamenti, risultavano prive dei presupposti necessari per l’ammissione ai finanziamenti ricevuti e in ogni caso non realizzavano i progetti esposti nelle richieste di sovvenzione e asseverati nelle perizie.

Picciotti, inoltre, così come emerso dai controlli amministrativi e delle intercettazioni telefoniche, sarebbe riuscito a far apparire regolari le istruttorie relative alle richieste di finanziamento operate dalle società a lui riconducibili, «traedo in inganno anche  l’attività ispettiva di controllo».

 

La Procura contabile aveva chiesto la condanna anche per Giustino Battistella, il tecnico incaricato di redigere perizia la tecnica giurata sulla avvenuta realizzazione del progetto presentato per accedere alle contribuzioni. A lui toccava anche l’attestazione di congruità e pertinenza delle spese sostenute. I giudici lo hanno però assolto perché «non sono stati forniti elementi per imputare, senza equivoco alcuno, lo scritto de quo al Battistella».

Lui si è difeso sostenendo che su indicazione di Masciarelli , si sarebbe semplicemente prestato ad asseverare in Tribunale una perizia predisposta da altri, priva di firma e data. Secondo Battistella non avrebbe potuto avere alcuna parte nella realizzazione «del fatto dannoso».



 




RESPINTO L’APPELLO DI LANETTA E FERRI

E sempre nelle scorse settimane è stata confermata in appello la condanna a Vincenzo Lanetta e Onorina Ferri, già condannati con Giancarlo Masciarelli, al pagamento, in favore della FI.R.A. S.p.a. e della Regione Abruzzo, dell’importo di 101.423,08 euro.

Il fatto ruota intorno ad un finanziamento di 174.041,00 euro (per macchinari e impianti).

Nel modulo di sovvenzione la Ferri indicò come struttura di riferimento per il progetto l’unità locale di Piane d’Archi (Ch), via Nazionale n. 66.

La società (agenzia dell’emittente “Antenna 10”) per ottenere l’importo affermò di gestire un volume di affari di euro 318.107,29 nell’ultimo anno, e di impegnarsi a realizzare il progetto entro 18 mesi dalla data della sua approvazione e di restituire i contributi indebitamente erogati nel caso previsto di revoca.

La Commissione regionale per la valutazione della richiesta e del controllo dei requisiti l’ammise al finanziamento con un punteggio di 0,7667 (sufficiente) per 87.020,50 euro. Il contributo conseguito dalla società fu di 83.539,68 euro a fronte di una spesa preventivata di  174.041,00 euro

L’8 agosto 2003 la Fira, a firma dell’allora presidente Giancarlo Masciarelli, erogò la prima tranche del finanziamento pari a euro 34.808,20.

Ma la Commissione, è emerso successivamente dalle indagini, a luglio 2004 ritenne  insufficiente la documentazione presentata dalla società richiedendole i documenti mancanti. Richiesta rimasta inascoltata. La Guardia di Finanza trovò anche il fascicolo istruttorio del finanziamento, nel quale la commissione regionale prima aveva espresso parere contrario all’erogazione del saldo, poi, il giorno successivo si era dichiarata favorevole.

Dalle successive indagini è venuto fuori che la sede della società era fittizia, che la Publi era stata cancellata dal registro delle imprese, (come da visura camerale), in data 11 luglio 2005, e trasferita a Roma, in via Anastasio II n. 312. Scoperte in contrasto con le dichiarazioni della Ferri, per la quale l’unità locale era attiva al momento della richiesta dei fondi.

Altri accertamenti hanno poi portato alla scoperta che tutte le fatture presentate per la rendicontazione erano relative a operazioni inesistenti.