LO SCANDALO GROTTESCO

La fretta dell’Infn, l’affidamento “telefonato” a Guercio ed i danni del terremoto

Mentre nessuno si preoccupa di capire se esistono responsabili, si continua a pasticciare

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Laboratori Gran Sasso e contaminazioni acqua, l’esposto per chiedere verità su reticenze istituzionali

 

ABRUZZO. I Laboratori del Gran Sasso e l’Infn hanno fretta dopo 14 anni di inerzia assoluta. A giugno 2017 avevano fretta, talmente tanta che proprio per i «tempi stretti» non si è potuta fare una gara di appalto con procedura normale per l’affidamento di un incarico delicatissimo per la soluzione definitiva dei problemi di interferenza dell’acquifero del Gran Sasso.

La gran fretta ha impedito la pubblicazione del bando e la partecipazione di altri professionisti interessati.

Se a questo si aggiunge che secondo il Rup, Dino Franciotti, per la speciale tipologia dell’intervento, per le opere già effettuate e gli studi già intrapresi con il commissario Balducci viene indicata una sola possibile persona in grado di soddisfare questi requisiti, l’incarico è di fatto blindato.

Viene così il 28 giugno 2017 ufficializzato dalla giunta dell’Infn l’incarico a Roberto Guercio, luminare indiscusso di ingegneria idraulica, professore alla Sapienza con molteplici consulenze nei settori di competenza attraverso tre decenni e amicizie importanti.

Le carte che oggi pubblichiamo integralmente arrivano, però, un mese e mezzo dopo l’annuncio ufficiale fatto dal vice presidente Giovanni Lolli che anticipava l’incarico e l’oggetto di tale incarico.

Informazioni che Lolli ha voluto dare sia in interviste ai giornali e riversate persino nei verbali  del tavolo speciale, quello riesumato improvvisamente dopo lo scoppio della nuova emergenza del Gran Sasso.

Nei verbali di aprile si spiega già sommariamente come si intende operare e quali strade intraprendere.

A maggio Lolli annuncia che l’incarico è stato dato a Guercio: un pericoloso “spoiler” che fa sorgere qualche domanda sul reale valore delle procedure amministrative e sulla formazione della volontà della pubblica amministrazione.

I fatti sembrano spiegare che la volontà di nominare Guercio si sia formata ben prima della procedura ufficiale al termine della quale e soltanto al suo termine si sarebbe dovuto individuare l’affidatario dell’incarico.

Se così fosse la Regione Abruzzo ed il vicepresidente Lolli dovrebbero spiegare e chiarire.

Ma a parte la scelta del professionista -che alcuni settori, persino della maggioranza, hanno iniziato timidamente a contestare ( «possibile sempre i soliti noti?»)- le carte forniscono ulteriori spunti di riflessioni e informazioni utili sul tema.

Ufficialmente a Guercio è stato affidato un «incarico di studio per la definizione delle possibili soluzioni alternative volte alla razionale captazione e distribuzione delle acque potabili ed all’eventuale adeguamento della rete delle acque non potabili all’interno dei laboratori sotterranei». 

 



«L’UNICO POSSIBILE» 

Se questo è l’obiettivo da raggiungere, il Rup Franciotti spiega che «a giudizio del sottoscritto non ci sono professionisti che posseggano queste conoscenze e che possano metterle a disposizione dell’Infn in tempi rapidi e a un costo contenuto se non il professionista che ha redatto il progetto definitivo della messa in sicurezza delle acque potabili e non… per cui mi sono rivolto a questo professionista...».

Pare di capire che Guercio, a differenza di altri, potesse fare persino un prezzo migliore ( «un costo contenuto»).   

Questo avveniva il 15 giugno 2017 quando il Rup inviava la richiesta a Guercio di presentare offerta, cioè oltre un mese e mezzo dopo lo “spoiler”  di Lolli.

In tutta questa storia passa persino in secondo piano la creazione da parte dell’Infn dell’“emergenza” che genera la fretta: infatti gli scienziati dopo 10 anni di dimenticanze e amnesie riescono a scrivere «limitato tempo a disposizione» e pure «tempi rapidi» ma da queste carte davvero non si capisce l’utilità di uno studio del genere quando c’è già «un progetto definitivo della messa in sicurezza».

Senza timore alcuno, su carta intestata dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, si legge poi: «L'importanza scientifica di rilevanza Internazionale delle attività dei laboratori del Gran Sasso e delle sperimentazioni in corso e il valore assoluto imprescindibile della risorsa idrica, rendono necessario adottare tutti gli interventi strutturali e procedurali necessarie a rendere compatibili le attività di ricerca con la tutela della risorsa idrica».

 Nulla da obiettare. Tutto sacrosanto se non fosse che le stesse parole erano già scritte nei documenti del Commissario straordinario di governo, Angelo Balducci,  datate 2004.

 Arrivarono poi 84 milioni grazie proprio ad  un emendamento firmato dall'allora deputato, Giovanni Lolli, che permise di dirottare i soldi stanziati dal governo Berlusconi per la terza canna per risolvere, invece, i problemi dell'emergenza idrica del sistema Gran Sasso post incidente Borexino.

  Emergenza poi dimenticata senza risolvere i problemi dell'acquifero.

 Ma perché accade tutto questo?

 La risposta la possiamo intuire continuando a leggere le carte dove il Rup scrive che il commissario realizzò le opere «ritenute più urgenti per la messa in sicurezza sia del laboratorio sia dell'autostrada stralciandole da un progetto generale di messa in sicurezza approvato dalle strutture tecniche operative del commissario nell'anno 2004 lasciando a successivi interventi le fasi ritenute meno urgenti».

 Questa frase potrebbe persino significare che Balducci preferì -per ragioni che non conosciamo- dare priorità ad effettuare lavori nei laboratori  e nel traforo  tralasciando quasi del tutto le opere di messa in sicurezza che avrebbero risolto il problema di contaminazione dell'acquifero.

Del resto Balducci non terminò neppure l’impermeabilizzazione con la nuova pavimentazione nella Sala c, come pure era stato promesso e progettato, cosa che invece sarebbe avvenuta 14 anni dopo, a giugno di quest’anno altri 30mila euro e lavori d’urgenza e in tutta “fretta”.

 

«URGENTE RISOLVERE IL PROBLEMA PER L’ATTENZIONE MEDIATICA»

Oggi però ci troviamo ancora con gli stessi problemi di sempre che si credevano risolti definitivamente, e la “fretta” degli scienziati ha ragioni ben precise:  tutta colpa della «attenzione mediatica sul problema».

È per questo che si ritiene improcrastinabile studiare provvedimenti strutturali per la risoluzione del problema, «magari con un aggiornamento del progetto generale di messa in sicurezza volto a migliorare l'attuale situazione di vulnerabilità della risorsa idropotabile».

 

Dalla documentazione non sembra emergere una grande preoccupazione per il rischio  ambientale e per la salute pubblica derivante dalle operazioni che si svolgono nei Laboratori,  ma solo un problema di immagine per la «attenzione mediatica».

Tra le diverse soluzioni alternative si richiede al professionista di verificare la possibilità di eliminare «le attuali captazione all'interno dei laboratori sotterranei mediante realizzazione di nuove captazioni in condizioni più sicure»,  esattamente quello che aveva proposto Lolli  anticipando ancora una volta un risultato che, forse, doveva essere la logica conseguenza degli studi dei tecnici.  Ulteriore indizio di come la politica indichi la strada da seguire  per risolvere i problemi, una strada che, però, ne preclude altre, scartate chissà con quali valutazioni, competenze tecniche e chissà da chi.

In definitiva vengono chieste opportune soluzioni tecniche o indicazioni progettuali «finalizzate ad assicurare una riduzione del potenziale rischio di interferenze con la falda acquifera con specifico riferimento alla rete attualmente utilizzata per il convogliamento delle acque non potabili quelle di stillicidio costantemente monitorate in qualità e quantità e conferite al recettore finale di valle»

«Potenziale rischio» dicono: ennesima conferma che i Laboratori sono da sempre a conoscenza del pericolo di contaminazione.

 

FUTURE PREVEGGENZE ED ESCAMOTAGE?

In una intervista a NewsTown del 5 novembre 2017 Lolli riconferma che «INFN e Strada dei Parchi - su sollecitazione del tavolo - hanno dato incarico al professor Roberto Guercio, che già aveva predisposto il piano di messa in sicurezza all'epoca del commissariamento, di fornirne un aggiornamento che verrà poi discusso con le strutture delegati dello Stato».

Anche dopo l’incarico a Guercio, Lolli continua a tirare dentro Strada dei Parchi ma dai documenti questa “verità” non si evince.

Quello di Guercio dunque sarà un aggiornamento del progetto esecutivo del 2004 non attuato?

E sempre nella stessa intervista Lolli si lancia nuovamente avanti con nuove previsioni: «D'altra parte, in seno all'incarico affidato al professor Guercio, chiederemo una perizia giurata dei danni eventualmente intervenuti sul sistema a seguito dei due terremoti: venissero dimostrati, infatti, potremmo beneficiare dei fondi per la ricostruzione».

Anche questa volta il vicepresidente spalanca un mondo inesplorato e fornisce scoop con disinvoltura: ci sono stati danni alla rete idrica dei laboratori dai due terremoti (quali con precisione)?

La cosa risulta inedita, nessuno ne ha mai parlato e sarebbe molto pericoloso affermare che il sisma del 2016 (anche quello del 2009?) o quelli successivi del 2017  abbiano creato danni tali da essere ristorati con ipotizzate decine di milioni di euro…

Una ipotesi (quella dei danni) che cozza peraltro con le granitiche verità dei Laboratori espresse anche in tv dallo scienziato Marco Pallavicini che aveva assicurato:   «nel terremoto del 2009 non ci sono stati danni dunque i Laboratori sono  antisismici». A parte il sillogismo poco scientifico, non si fa cenno ad altri ipotetici danni che anzi si escludono nettamente.

L’impressione è che  ancora una volta ci troviamo di fronte a verità contrapposte e inconciliabili, a disinformazione istituzionale  e tentativi della politica di forzare.

Aspettiamo, dunque, con ansia le “perizie giurate” per capire quali danni sono stati causati alla rete idrica nei Laboratori che, peraltro, hanno continuato -nonostante i danni- come se nulla fosse a svolgere esperimenti con sostanze pericolose, non curandosi di porre rimedio ai supposti danni nè dandone comunicazione ad alcuno.

 

Ma è possibile affrontare problemi così seri in maniera così approssimativa, confusionaria e pericolosa?

Altro che Cerio 144 e le favole interessate su Sox... 


a.b.