L'IMPONDERABILE

Nei Laboratori Gran Sasso la scoperta del secolo: l’acqua drenata finisce nell’acquedotto

In un recente sopralluogo anche i periti della procura che indaga da molti mesi

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Nei Laboratori Gran Sasso la scoperta del secolo: l’acqua drenata finisce nell’acquedotto

 

ABRUZZO. La scoperta del secolo nei Laboratori non l’hanno fatta gli scienziati ma i periti della procura di Teramo che in una visita guidata hanno potuto apprezzare il meccanismo della captazione dell’acqua che poi finisce nell’acquedotto.

 Durante il sopralluogo è stato controllato un tratto della rete di acqua potabile nei Laboratori alla presenza di Asl, Arta, periti della procura, Infn, Ruzzo, ed è stato scoperto quello che già si sapeva e cioè che l’acqua potabile prelevata nei Laboratori sotterranei è costituita da acqua di drenaggio e che i drenaggi sono diffusi in tutti gli ambienti e le sale dove si effettuano gli esperimenti e si depositano i materiali pericolosi.

Il tutto avviene interamente all’interno della fascia di rispetto di 200 metri prevista dalla famosa legge platealmente ignorata.

Proprio come da sempre è stato detto e saputo, proprio come ha conferma da qualche mese anche il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, che nel suo ultimo intervento in Consiglio regionale ha posto l’attenzione e descritto bene come avviene la captazione e perchè avviene in quel modo.

Dunque, accertati i fatti già accertati ancora una volta, constatata la amarissima verità, si attendono sviluppi, risposte e magari anche qualche soluzione, qualcuna anche nell’immediatezza (anche se dopo 30 anni sembra una barzelletta) così tanto per mitigare un pò il rischio e non stuzzicare troppo la fortuna già così generosa.

 Sul futuro però c’è grande incertezza anche se ci si ostina a mostrarsi con le idee chiare sul da farsi, sul quando farlo, come farlo e con quali soldi.

L’unica cosa certa è il rischio doppio: sia per gli eventuali responsabili ai vertici di enti colpevoli di una inerzia decennale, sia per i cittadini che nel frattempo devono accollarsi la speranza di essere avvertiti tempestivamente nel caso si pasticci ancora sotto la montagna e nel frattempo bevono acqua del potabilizzatore.

 Lo stesso vicepresidente Lolli ha spiegato che finalmente «lo studio del professor Roberto Guercio» è pronto ma ancora molte cose non quadrano, proprio su questa vicenda.

 

LE FAKE NEWS DI LOLLI

In consiglio Lolli ha spiegato che grazie a lui si è formato un tavolo (in realtà nel 2011 Chiodi ne istituì uno simile che non si riunì quasi mai) e firmato un protocollo (platealmente disatteso dai Laboratori alla prima occasione) che ha detto basta alle toppe per trovare una «soluzione definitiva», «anche perchè nel frattempo è intervenuta la legge dei 200 metri» (distanza minima delle captazioni rispetto a fattori di rischio, legge del 2006...).

Lolli ha comunque illustrato la soluzione definitiva , dimostrando di conoscere molto bene lo studio già effettuato da Guercio: «la captazione deve avvenire a 200 metri di distanza dalla autostrada e dal laboratorio. Per fare queste captazione bisogna fare una prospezione dalle nicchie di sosta che sono sotto la galleria ed incanalare l’acqua in una condotta Inox che porta nell’acquedotto. Poi c’è l’acqua in scarico che deve essere trattata prima di farla confluire nei fiumi».

Per fare questo, ha spiegato sempre Lolli, hanno chiesto «alla Autostrada e ai Laboratori di affidare un incarico a loro spese».

In realtà l’incarico sarà pagato solo dall’Infn ma pare che lo studio sia stato consegnato prima a Lolli (al tavolo o alla Regione non si sa) e poi ai Laboratori e guarda caso prevede proprio quello che Lolli ha anticipato da mesi.

Come continua la storia?

E qui ci sono altre imprecisioni di Lolli: «lo studio sarà passato direttamente allo Stato che individuerà la procedura, l’importo e la stazione appaltante (....) bisogna fare in fretta per poter avviare i lavori in concomitanza con altri nei primissimi mesi del 2019».

E’ strano che Lolli parli di uno «studio» da girare al Governo per poi avviare i lavori praticamente entro un anno.

Uno studio non è un progetto preliminare e nemmeno esecutivo, dunque, lo Stato dovrà farlo e siamo molto sicuri che sarà incaricato sempre il professor Guercio...

 A questo punto sorge una domanda: ma il professor Guercio  non aveva già realizzato «un progetto definitivo della messa in sicurezza» peraltro costato moltissimi soldi?

Che fine ha fatto quel progetto che doveva risolvere ogni nostro problema, 10 anni fa?

E se c’è già un progetto (e lavori chissà se realizzati), il recente «studio» a cosa serve?

E rimane sospesa ancora la procedura amministrativa adottata per la scelta dello stesso progettista di Balducci: un affidamento diretto senza pubblicazione del bando.

Troppa confusione sull’argomento e troppe inesattezze istituzionali che non restituiscono certezze e sicurezze ai cittadini strattonati.

Tutto traballa un pò come la storia dei ritardi dell’esperimento Sox perchè i Russi si sono accorti che non riescono a fare quello che avevano certificato di poter fare in merito alla sorgente radioattiva.