ATTENDERE PREGO

Il Governo vuole i voti dei balneatori: l’Europa e le gare per le concessioni possono attendere

Affossato ieri il Ddl spiagge che doveva mettere ordine al disordine illegittimo del nostro Paese dopo le strigliate europee

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ROMA. L’Italia proprio non ne vuole sapere di mettere ordine e ritornare nell’alveo delle regole della concorrenza dettate dall’Europa.

Sulle spiagge e le concessioni demaniali la maggioranza al governo ha ritenuto che non è il momento giusto per varare norme che sconvolgono un settore ormai caratterizzato da privilegi e benefici perenni e dunque inimicarsi una fetta importante di voti alla vigilia delle elezioni.

 

Dunque il DDL Spiagge, ossia il disegno di legge che avrebbe dovuto recepire la direttiva europea Bolkestein che prevede l'obbligo di rimessa al bando per alcune concessioni pubbliche, come ad esempio, le concessioni demaniali marittime, può attendere.

Meglio mantenere lo status quo che provocare un terremoto di dimensioni nazionali che scatenerebbe come ha già scatenato le reazioni scomposte di coloro che perderanno i privilegi acquisiti a vantaggio di gare pubbliche che dovrebbero premiare i migliori, chiamati a gestire le concessioni pubbliche.   

«Il Governo – afferma il senatore M5s Gianluca Castaldi - non ha mantenuto l'impegno preso, accogliendo un nostro ordine del giorno nel 2016, di riformare una volta per tutte la normativa sulle concessioni demaniali marittime».

Il DDL Spiagge, già approvato alla Camera, la scorsa settimana era approdato nelle commissioni Industria e Finanze al Senato che ne avevano avviato l'esame.

«Il fallimento di questo disegno di legge – dice il Senatore abruzzese - è emblematico di una situazione che si è costantemente ripetuta nei cinque anni di sciagurata legislatura».

 

A farne le spese saranno sia i concessionari delle spiagge, sia i cittadini che ne usufruiscono, lasciati in balia di un caos normativo la cui soluzione è rimandata al dopo elezioni.

«Da un lato, -  dice il pentastellato - il M5S fa opposizione in modo costruttivo, proponendo emendamenti per migliorare una legge fatta male, emendamenti pensati non nell'ottica di fare un favore a questa o quella lobby, ma semplicemente nell'interesse dei cittadini. Dall'altro lato, una maggioranza inaffidabile e incapace si chiude a ogni forma di dialogo, pretendendo non di governare, ma di comandare».

 

Parole dure quelle del parlamentare del Movimento che continua: «Inaffidabile perché, come ho già ricordato, non rispetta la parola data. Incapace perché vuole imporre una legge così com'è, senza accettare alcuna modifica, per poi scoprire di non avere i numeri per farla passare e mandare tutto all'aria».

«L'ennesimo ricorso allo strumento della delega al governo - continua il portavoce M5S in Senato - finito per l'ennesima volta con un buco nell'acqua, dimostra che questo Paese non si cambia con velleitari colpi di mano a poche settimane dalle elezioni, bensì con il lavoro di tutto il Parlamento, non solo della maggioranza, e con l'ascolto delle parti sociali coinvolte».

 

La direttiva dell'Unione Europea 2006/123/CE (Bolkestein) venne presentata dalla Commissione europea nel febbraio 2004 e successivamente approvata ed emanata nel 2006. La sua attuazione in Italia è avvenuta con un decreto legislativo nel 2010, ma ancora oggi permangono lacune e vuoti normativi.

 

ECCO I PUNTI CHE IL GOVERNO SI ERA IMPEGANTO AD ACCOGLIERE

1. al fine di chiarire il quadro giuridico in materia per un settore economico che vive da anni un'inaccettabile situazione di incertezza, a predisporre di concerto con le Regioni, le amministrazioni interessate, gli operatori di settore e gli utenti del servizio spiaggia, una nuova disciplina organica delle concessioni demaniali che contempli da un lato la necessità di incrementare l'efficienza del sistema turistico italiano, riqualificando e rilanciando l'offerta turistica balneare e dall'altro garantendo la pianificazione e gestione delle coste in un'ottica di tutela ambientale con precisi limiti nella determinazione delle aree concedibili per attività di carattere economico salvaguardando la più ampia fruizione da parte dei cittadini delle aree non soggette a pagamento;

 

2. al fine di valorizzate le aree demaniali in concessione, a prevedere una nuova rimodulazione delle tariffe dei canoni concessori, aumentando la classificazione delle aree dalle attuali due vigenti al fine di potere meglio 5 rappresentare le differenze delle diverse realtà italiane, tenendo conto di diversi fattori tra cui la redditività dell'area demaniale e le potenzialità di sviluppo della stessa;

 

3. a predisporre un sistema di evidenza pubblica per l'assegnazione delle concessioni demaniali a fini turistico-ricreativi con una durata ragionevole delle stesse che possa da un lato permettere gli investimenti strettamente necessari nel settore balneare e dall'altro garantire l'accesso al mercato, prevedendo apposite clausole sociali, nonché evitando possibili fenomeni di concentrazione da parte dei partecipanti alle gare e pertanto a prevedere precisi limiti (soprattutto per le società di capitale) al numero di concessioni ottenibili su tutto il territorio nazionale, prevedendo un numero limitato di concessioni per Regione per ogni impresa o gruppo di imprese tra loro collegate e gestite dalla stessa società o gruppo societario con la stessa o parziale coincidenza della compagine sociale;

 

4. a disporre che le nuove gare pubbliche siano realizzate con criteri chiari e trasparenti, prevedendo a cura delle amministrazioni interessate sia la pubblicazione tempestiva online dei risultati, sia dei punteggi raggiunti.