COLPE SENZA RESPONSABILI

Sicurezza Gran Sasso. Lolli: «lavori incompleti e dimenticati. Ora soluzione definitiva»

Intanto l’esperimento Sox inciampa i problemi di realizzazione della sorgente 

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Sicurezza Gran Sasso. Lolli: «lavori incompleti e dimenticati. Ora soluzione definitiva»

 

 

ABRUZZO. «Il lavoro che è stato fatto è incompleto ed è rimasto lì per anni senza che nessuno, nessuno se ne fondamentalmente occupasse. Lo scorso anno c’è stato un altro episodio per fortuna limitato ed è stato trovato diclorometano nell’acquifero…»

 

Il vicepresidente Giovanni Lolli in Consiglio regionale oggi ha confermato integralmente tutti i fatti emersi nell’ultimo anno sullo scandalo dell’emergenza idrica del Gran Sasso.

Le cose confermate (ma già dette nei mesi scorsi) sono sostanzialmente:

1) i lavori effettuati dal commissario Angelo Balducci sono incompleti, dunque la Regione Abruzzo certifica ufficialmente il fallimento del commissario che aveva lo scopo di risolvere in maniera definitiva i problemi di interferenza

2) il rischio di contaminazione dell’acquifero è tuttora reale perchè dovuto a problemi strutturali  non risolti (captazione di acqua sotto la galleria e dentro i Laboratori)

3) l’inerzia quasi per dimenticanza per un decennio da parte di tutti gli enti

4) solo dopo l’incidente la questione è ritornata all’ordine del giorno

5) il tavolo di coordinamento varato nel 2017 ha deciso di risolvere in maniera definitiva il problema spostando le captazioni ad una distanza maggiore di 200 metri

6) «la progettazione dei nuovi lavori è stata affidata dai Laboratori al professor Roberto Guercio perchè si era occupato già del problema»  

 

Secondo quanto ha riferito Lolli la progettazione sarebbe terminata da pochi giorni e dovrà essere presentata allo Stato che dovrà trovare fondi e procedure per avviare i lavori entro i primi mesi del 2019 perchè in quelle date l’Autostrada dei Parchi dovrà effettuare laboriosi lavori di allargamento dei tunnel trasversali dei trafori per via di una nuova legge.

L’idea è di effettuare contestualmente i lavori e chiudere il traforo una sola volta e non in due tornate separate.

Lolli ha poi parlato di nuovo di un sistema di monitoraggio dell’acqua in grado di aumentare la sicurezza ed allertare in tempo reale su contaminazioni, anche questo un sistema che doveva già essere presente e finanziato con i soldi di Balducci e proposto sempre dal professor Roberto Guercio.

   Lolli ha poi tenuto a precisare di non aver mai detto di non sapere nulla dell’esperimento Sox e di essere stato travisato da Le Iene che avevano riportato uno stralcio del video confezionato dall’ufficio Stampa della Regione in cui invece diceva: «quello che eventualmente dovrà succedere (si riferisce a Sox) non può prescindere da una nostra autorizzazione».

In quei giorni la posizione documentata della Regione era quella di ente che no sapeva e che non era stato interpellato. Solo in seguito si è scoperto che gli uffici avevano un pò fatto confusione con le carte e non riuscivano a trovarle ma nel 2014 il parere della Regione era stato fornito. 

Lolli ha poi ribadito che la situazione è spinosa ha diversi gradi di insidia ma che non si sottrae e vuole portare a termine tutto nel migliore dei modi.

Anche sulle carte richieste ai Laboratori ha spiegato di aver avuto dei problemi, cosa che evidentemente non capita solo a noi anche se in altre occasioni (con un clima più disteso) sono state concesse.



PROBLEMI CON SOX, LA RUSSIA RITARDA 

Altra notizia di oggi è che slitta per un ritardo nella consegna del rivelatore l'avvio dell'esperimento Sox.

Lo ha reso noto l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), riferendosi alla riunione avvenuta a Mosca per verifiche tecniche relative all'avanzamento del progetto.

Durante l'incontro, rileva l'Infn, è emerso che i produttori della sorgente stanno incontrando difficoltà tecniche a garantire gli standard scientifici richiesti.

«Attualmente - prosegue l'Infn - la sorgente non è in grado di produrre il numero di antineutrini necessario per il progetto Sox e dunque non è idonea per i fini scientifici dell'esperimento».

 Al momento non è possibile quantificare il ritardo ed è ancora in corso a Mosca la riunione fra rappresentanti di collaborazione Sox (Short distance Oscillations with boreXino), Commissariato francese per l'energia atomica (Cea) proprietario della sorgente, l'Infn e associazione russa che produce il materiale nucleare, Pa Mayak.

Obiettivo dell'esperimento è verificare o meno l'esistenza delle particelle chiamate 'neutrini sterili', la cui scoperta potrebbe aprire una nuova pagina della fisica.

Per questo è necessario avere il rivelatore di antineutrini, prodotti dal decadimento della sostanza radioattiva Cerio 144. Questa sarà sigillata in una doppia capsula di acciaio, a sua volta schermata da uno scudo di tungsteno di oltre 2,4 tonnellate e dello spessore di 19 centimetri per impedire ai raggi gamma, prodotti con i neutrini, di disperdersi all'esterno.

Al momento si sta valutando la praticabilità di eventuali strade alternative per poter effettuare comunque l’esperimento.