LE SOMME

Scandalo Gran Sasso: ecco perchè è giusto non fidarsi più delle chiacchiere

Dopo decenni di inerzia, di promesse e di rischio di contaminazione per ambiente e salute servono prove concrete di buona amministrazione 

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Acqua contaminata dal Gran Sasso, nel silenzio i Teramani continueranno a bere l’acqua dei laboratori

 

  

ABRUZZO. Vi fidereste di chi non vi avverte di un pericolo? Vi fidereste di chi vi dice che è tutto a posto ed invece non è così? Vi fidereste di chi vi dice che il problema è risolto ma non è vero e nello stesso tempo vi chiede pure altri soldi?

Vi fidereste di chi porta avanti una tesi ma è parte in causa e difende il proprio sistema di interessi e privilegi?

 

Alla fine la grande polemica strumentale sull’esperimento Sox con sorgenti radioattive ruota semplicemente intorno a queste poche domande “capitali” che racchiudono tutto il problema che -come persino l’uomo della strada capisce subito-  nulla ha a che fare con la scienza ma tanto con le solite debolezze umane.

Di questo si dovrà tener conto oggi in consiglio regionale quando si discuterà dell'Emergenza Gran Sasso.

Quelle stesse debolezze che hanno a che fare con le poco onorevoli dinamiche italiane, quelle per intenderci che hanno permesso di portare sul lastrico un intero Paese.

Parliamo di Laboratori del Gran Sasso costruiti male e fragili,  non così sicuri per chi ci lavora, anche per le sostanze pericolose che vengono utilizzate, ed ancora potenziale fonte di incidenti e di contaminazione dell’ambiente e dell’acqua potabile.

 

Perchè dagli scienziati ci si sarebbe aspettato molto di più che una tempesta mediatica di disinformazione giocata su più tavoli e tutta basata sull’attacco indiscriminato di chi cerca spiegazioni e mostra carte invece di dimostrare con fatti concreti, esperienza e carte il contrario.

Nel nostro piccolo siamo stati testimoni di quello che gli anglosassoni chiamano “shit storm” e che in Italia potrebbe essere tradotto con maggiore classe con “spettacolo indecoroso” di utenti e commentatori (“shiters”?) che hanno cercato di screditarci buttandoci addosso... “fango” solo perchè abbiamo cercato di verificare le tesi degli scienziati, fatto emergere verità documentate e cercato di porre domande a Laboratori e Infn per poter apprezzare la loro versione su temi mai affrontati da sempre.

 

Peccato perchè pensavamo che chi difendesse le posizioni degli scienziati fosse un tantino più elevato e civilmente più dotato.

 

Per quella che è la nostra esperienza diretta di continua verifica non possiamo certo dire che l’Infn ed i Laboratori si siano resi disponibili a chiarire e a fornire ulteriori risposte su temi specifici e documentati.

Ci saremmo aspettati un comportamento diverso ma al cuor non si comanda e nemmeno all’antipatia, per cui uno si sceglie i giornali e le domande che  vuole ma poi deve anche prendersi le critiche perchè non è un comportamento nè corretto nè istituzionale.

 In definitiva questi comportamenti non aiutano ad aumentare la credibilità di chi pretende di essere creduto sulla parola o solo perchè è “scienziato” e noi non lo siamo.

In effetti, “noi” siamo molto di più: siamo cittadini teramani e aquilani che devono essere rispettati ed onorati anche dagli scienziati che beneficiano di milioni pubblici e sono soggetti al controllo (magari persino un pò più severo di quello di certi ministri).

 

Invece si è voluto scatenare una guerra per non chiarire e confondere le acque (che, ricordiamolo, sono soggette ad un rischio di contaminazione da oltre 40 anni).

 

Già nel 2002 il Wwf aveva raccontato di pratiche non regolari e di gestione di sostanze pericolose maneggiate con troppa superficialità. In quel caso a parlare erano proprio scienziati e persone che dentro i laboratori avevano lavorato dal 1993 al 2000.

Le istituzioni ed i tutori della salute pubblica tuttavia non si sono mai accorti di nulla ed hanno sempre rassicurato. 

Perchè da una eccellenza -che ci invidia tutto il mondo- uno si aspetterebbe qualcosa di più.

 

Invece si scopre che per 10 anni c’è stato solo oblio, silenzio, muro di gomma e inerzia, dimenticando il problema, facendo credere a tutti che tutto era stato risolto dopo i lavori del commissario Angelo Balducci da 84 mln.

 

 

I PUNTI DOLENTI DA CUI NON SI SCAPPA 

 La vicenda è più ampia della polemica disinformata su Sox ma non più complessa e riguarda troppi aspetti oscuri che nessuno ha mai chiarito e per questo generano dubbi legittimi da parte di cittadini appena un pò sereni e pensanti e minano la credibilità di chi non ha denunciato, informato  ed è rimasto in silenzio fino a quando non è stato costretto a parlare. 

 

 

Non dimentichiamoci che qui nell’ “isola felice”   NESSUNO SI E’ ACCORTO DELLA CRICCA DI ANGELO BALDUCCI che ha lavorata indisturbata e senza controlli per anni con pieni poteri e zero condivisione o trasparenza.  Il monarca assoluto Balducci ha avuto pieni poteri nella scelta di progettisti e imprese, non disdegnando di chiamare anche imprese amiche poi accusate di corruzione e di tangenti che dovevano risolvere in maniera definitiva «l’emergenza del sistema Gran Sasso». Personaggi e imprese anche condannati per corruzione per fatti tutti successivi alla esperienza abruzzese.

 


Non dimentichiamoci che l’EMERGENZA NON E’ STATA RISOLTA MA SEMPLICEMENTE DIMENTICATA   e poi fatta scemare grazie ad una epidemia di amnesia generale fino al 2015 quando il Governo nel silenzio più totale ha chiuso l’emergenza dichiarandola cessata.

Peccato che nulla era stato risolto.

 




La verità è che NESSUNO HA CONTROLLATO I LAVORI DELLA CRICCA, quello che hanno realmente fatto e se davvero gli obiettivi della messa in sicurezza definitiva dell’acquedotto e della captazione erano stati raggiunti. I collaudi sono stati effettuati spesso sulla carta e le opere godono di tutte le certificazioni ma il sistema Gran Sasso non è stato completamente messo in sicurezza e nessuna soluzione alle interferenze è stata realizzata e/o ha avuto effetto.

 

NESSUNA ISTITUZIONE HA RISPOSTO A CHI VOLEVA CONTROLLARE I LAVORI DELLA CRICCA come nel caso della Asl di Teramo che dal 2008 chiede carte a supporto della totale sicurezza delle captazioni idriche e della impermeabilizzazione dei laboratori. Un silenzio totale delle istituzioni dai ministeri in giù fino alla Regione Abruzzo per anni.

 

NESSUNO HA SPIEGATO COME STAVANO LE COSE DOPO BALDUCCI  e a cosa siano serviti i lavori da 84mln di euro.

Anzi, scienziati e politici di allora esultarono perchè i Laboratori, le gallerie e l’acquedotto erano stati messi in sicurezza.  Peccato che era una bugia per la quale nessuno ha mai pagato. Che dire della commissione costituita nel 2011 da Gianni Chiodi che non si è quasi mai riunita e che doveva certificare l’opera di Balducci? Le carte c’erano tutte e la verità chi voleva conoscerla la conosceva. Il sospetto che l’inerzia fosse strumentale a non rimestare nel torbido rimane.

 

 

L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ NEL 2013 SCRISSERO CHE I LABORATORI VIOLAVANO LA LEGGE AMBIENTALE. Missiva semplicemente ignorata da tutti.

 

 

NESSUNO HA MAI INFORMATO I CITTADINI DEL RISCHIO ANCORA ESISTENTE. Mentre la Asl di Teramo continuava a chiedere carte e rassicurazioni sulla sicurezza dei Laboratori dopo i lavori, gli amministratori locali e la Regione non hanno mai sentito il dovere di informare la popolazione del rischio di contaminazioni in seguito alle operazioni dei laboratori. In pratica nessuno ha detto chiaramente che l’acquifero era ancora a rischio nella speranza che  nulla di più di quanto già noto sia successo. Tutti lo sapevano perchè Balducci lo scrisse nel suo report finale. Governo, ministeri e Regione lo sapevano.

 

 

NESSUNO SI E’ MAI DATO DA FARE PER ELIMINARE IL RISCHIO facendo passare semplicemente anni e disattendendo le esplicite indicazioni dell’ex commissario per completare le opere «urgenti» iniziate. Tutti erano a conoscenza del rischio e tutti hanno lasciato correre. Una inchiesta portata avanti con il rigore come quella che a Pescara si è vista per la strage di Rigopiano non lascerebbe scampo a chi ha avuto responsabilità in questa vicenda per oltre un decennio... 

 

  

 

NESSUNO SI E’ ACCORTO DI NULLA FINO A QUANDO PRIMADANOI.IT  NON HA RESO PUBBLICO TUTTE LE STRANEZZE E LE OMISSIONI DECENNALI

Gli abruzzesi avevano dimenticato da 10 anni l’emergenza Gran Sasso e la credevano risolta, fino a quando l’emergenza non è riscoppiata a dicembre 2016 ed è stato chiaro che 5 mesi prima un incidente (di cui nessuno aveva mai parlato) nei Laboratori era accaduto contaminando l’acquifero. E’ stato questo il classico imprevisto che ha fatto riemergere tutte le criticità sepolte sotto la montagna e tenute nascoste.

 

 

Dalle spiegazioni ufficiali fornite dagli stessi Laboratori ANCHE L’ULTIMO INCIDENTE SEMBRA FRUTTO DI SUPERFICIALITA’ E INADEGUATEZZA da parte di quegli stessi scienziati che da anni maneggiano decine di sostanze pericolose.

 

 

 

DOPO GLI INCIDENTI NESSUNO HA INFORMATO LA POPOLAZIONE del pericolo. E’ successo nel 2002 quando la cosa si è saputa ma solo perchè il fiume Mavone era diventato schiumoso e bianco. E’ successo nel 2016 quando la giunta a dicembre ha decretato l’emergenza idrica per un incidente di quattro mesi prima. 

 

DOPO GLI INCIDENTI E LE CONTAMINAZIONE SONO STATI NEGATI DANNI E PERICOLI (TANTO L’ACQUA E’ SEMPRE STATA POTABILE…) nel frattempo sono emerse falle nel monitoraggio, allarmi contestati, strumenti non funzionanti e pure aggirato clamorosamente il nuovo tavolo tecnico voluto dal vicepresidente Lolli.

 





DOPO LA CONFERMA DEL QUADRO DI PERICOLO COSTANTE E OMISSIONI ISTITUZIONALI  NULLA E’  STATO FATTO. In un anno solo promesse, un protocollo inutile, dichiarazioni rassicuranti e ipotesi progettuali segrete.

 




COME SE NULLA FOSSE DOPO UN ANNO DI CHIACCHIERE I NUOVI LAVORI SONO STATI  AFFIDATI ALLO STESSO PROGETTISTA DI 10 ANNI FA. Si tratta del professor Guercio, già incaricato da Balducci, il quale  aveva l’obiettivo di mettere in sicurezza definitivamente le captazioni ed i Laboratori impermeabilizzandoli e rendendo impossibile qualunque contaminazione. Obiettivo fallito eppure senza alcun tipo di remora o timore ci si affida a chi avrebbe già dovuto progettare la soluzione 10 anni fa per una nuova progettazione e per lavori per centinaia di milioni da scaricare ovviamente sulla collettività e non sui diretti responsabili.

Lo stesso Guercio che chiedeva a Lavitola l’intercessione di Berlusconi per suoi affari in Albania. Sarebbe stato molto più opportuno una figura terza e più serena nel giudicare effettivamente quello che venne fatto là sotto 10 anni fa. Ma è stato fatto un avviso pubblico e a vincere è stato proprio Guercio...

 

 

E poi LA REGIONE PENSA DI RISOLVERE IL PROBLEMA CHE DOVEVA GIA' ESSERE RISOLTO SENZA CHIEDERSI DI CHI SONO LE RESPONSABILITA’ (come sempre).

 

LA MAGISTRATURA, NONOSTANTE LE NOTIZIE DI REATO, A DIFFERENZA DEL 2002, NON E’ INTERVENUTA CON PROVVEDIMENTI DI SEQUESTRO E DOPO UN ANNO INDAGA ANCORA in attesa di ricevere informazioni dalle consulenze tecniche richieste.


 

NESSUNO (TRANNE NOI) SI E’ MAI CHIESTO ED HA RICERCATO I RESPONSABILI DI QUESTO IMMENSO SCANDALO CHE CONTINUA A METTERE A RISCHIO LA POPOLAZIONE.

 

 

Tutto questo non te lo aspetti da scienziati eccellenti e da amministratori e governi che amministrano la cosa pubblica esclusivamente per il bene e la salute dei cittadini.

 

Di questo parliamo quando parliamo di esperimenti sotto il Gran Sasso e dei pericoli connessi.

Parliamo del fatto che oggi purtroppo è giusto dubitare a fronte di tutti questi fatti.

Perchè se non sono più credibili è solo colpa loro.

Alessandro Biancardi