AMBIENTE

Chi vuole uccidere il lupo cattivo? La guerra del piano e delle Regioni

Come tutelare i vari interessi in gioco?

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ABRUZZO. Ma il lupo non era in estinzione? Non sono stati avviati programmi per salvarlo e tutelarlo?

Da mesi è in atto una battaglia sul Lupo perchè il governo deve approvare il nuovo piano che però nell’ultima stesura prevede una serie di abbattimenti selettivi.

Secondo il Wwf contro il lupo «si è scatenato un clima di odio, una vera e propria guerra fatta di lacci, trappole, bocconi avvelenati e piombo dei fucili e che si alimenta con la disinformazione di chi crede che la convivenza uomo lupo sia impossibile.  Una guerra che porterà alla completa e totale estinzione del lupo, se non agiamo immediatamente».

Ogni anno in Italia sono circa 300 i lupi che muoiono a causa dell'uomo e di questi, almeno uno su due è vittima di bracconaggio.

Nei primi mesi del 2017, solo il 6% dei lupi è morto per cause naturali, in tutti gli altri casi, è stata la mano criminale dell'uomo a provocarne l'uccisione e dopo l'ennesimo episodio di bracconaggio in Toscana, è ancora più evidente la necessità di approvare il nuovo Piano di Gestione e conservazione del lupo in Italia, senza la misura degli abbattimenti.

Ormai, è da più di un anno e mezzo che in Conferenza Stato-Regioni si rimanda l'approvazione del Piano, nonostante la stragrande maggioranza delle Regioni sia favorevole all'approvazione del Piano senza gli abbattimenti.

L'approvazione del Piano è un passaggio necessario per garantire la piena tutela del lupo e per impedire che nuovi e cruenti episodi di bracconaggio vengano compiuti contro la specie più simbolica del nostro Paese.

Ieri l’ennesimo stop per troppi voti contrastanti delle Regioni.

«E’ importante che oggi la Conferenza Stato Regioni abbia deciso di non forzare la mano su un Piano di gestione del lupo nella versione che ancora prevedeva abbattimenti», ha detto ancora il Wwf, «ora è necessario riaprire al più presto il confronto per arrivare ad un Piano senza abbattimenti ed in tal senso le dichiarazioni del presidente della Conferenza, Stefano Bonaccini, sono certamente positive».

La parola sul nuovo testo, che prevede il blocco di due anni per gli abbattimenti in deroga per ragionare alla luce di un monitoraggio della popolazione dei lupi su cui il ministero dell'Ambiente è pronto a impegnare 1,5 mln di euro fino al 2020, passerà ancora una volta ai presidenti di Regione.

Nei giorni scorsi gli assessori regionali non avevano trovato una posizione comune. Posizioni diverse, per ragioni diverse. Qualche regione avrebbe avanzato dubbi chiedendo garanzie sulla totale copertura dei finanziamenti per effettuare il monitoraggio dei lupi, qualcun altra non sarebbe d'accordo con il blocco di due anni agli abbattimenti in deroga, altre ancora 'bocciano' il piano nel merito.

La nuova stesura del piano, ha ricordato il ministero dell'Ambiente, «è il frutto di un intenso lavoro di mediazione del ministero, che ha accolto larga parte delle richieste pervenute dalle Regioni».


LA MORATORIA AL CONTRARIO

Fra le proposte spiccava quella avanzata dal Veneto e (in parte) dalle provincie autonome di Trento e Bolzano, con cui le stesse subordinavano il loro assenso all'inserimento nel piano di una singolare moratoria "al contrario": via libera al 'Piano Lupo' includente sia il differimento biennale delle relative attività gestionali e sia la piena e immediata operatività della norma sugli abbattimenti in deroga.

«Una posizione incomprensibile», spiega l’assessore della Regione Abruzzo, Mario Mazzocca, «non si capisce, infatti, l'utilità del biennio "sabbatico" mantenendo al contempo la possibilità degli abbattimenti in deroga, a prescindere dalle risultanze di studi, monitoraggi e attività di prevenzione. Abbiamo, dunque, ritenuto tale opzione assolutamente impraticabile, evidenziandone le motivazioni nella odierna seduta della Conferenza delle Regioni, che, fra l'altro, ha sospeso l'esame del Piano disponendone il rinvio nella competente "Commissione delle Regioni».

Nello specifico, l'eventuale "moratoria" dovrebbe sostanziarsi in maniera diametralmente opposta, ovvero procedere alla repentina approvazione del "Piano Lupo", alla contestuale previsione di un adeguato sostegno finanziario per sostanziare la fase attuativa e, tra due anni e dati scientifici alla mano, ad effettuare tutte le valutazioni per la migliore soluzione da adottare e sua progressiva attuazione.

«Riteniamo, dunque», ha concluso Mazzocca, «che il Piano possa e debba essere approvato al più presto, escludendo il ricorso tout court agli abbattimenti in deroga, che non risolvono i problemi della convivenza tra lupo ed attività produttive, come dimostrano le esperienze negative della Francia e di altri Paesi europei. Al contrario, i casi di prevenzione, dove attuati utilizzando i fondi europei già disponibili per gli allevatori, hanno dimostrato un netto calo dei danni, come ad esempio in Piemonte ed Emilia-Romagna, consentendo di ricorrere agevolmente agli indennizzi per i pochi casi irrisolvibili. Ecco perché riteniamo imprescindibile approvare il Piano unitamente ad un'adeguata dotazione finanziaria per le indispensabili attività di monitoraggio e per l'attuazione di idonee misure di prevenzione finalizzate ad attenuare le situazioni conflittuali e limitare drasticamente il fenomeno del bracconaggio».