IN TRIBUNALE

Denunciato per truffa l’enfant prodige dei motori di San Salvo

Nel 2016 tantissimi giornali avevano parlato del suo kit miracoloso

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Denunciato per truffa l’enfant prodige dei motori di San Salvo

Davide Patella ed i suo kit

 

 

ABRUZZO. La sua invenzione, finita su tantissimi giornali locali e nazionale nel 2016 (non su PrimaDaNoi.it) doveva rivoluzionare il mondo dei motori, ma non risulta, almeno finora, che una qualche azienda automobilistica abbia dato avvio a una sperimentazione né, tanto meno, a una commercializzazione.

E, quel che è peggio, a chi glielo ha ordinato il kit miracoloso non è mai arrivato, tanto da dover sporgere denuncia per truffa presso i carabinieri.

Due anni fa, nel gennaio 2016, aveva destato vasta eco su quotidiani, tv, siti d'informazione e agenzie stampa, anche a livello nazionale, la notizia che un giovane ingegnere abruzzese di (allora) soli 28 anni, Davide Patella, aveva costruito e brevettato un marchingegno elettronico, denominato K19, che, per citare un'intervista dello stesso “genio di San Salvo”, come venne subito battezzato dal suo paese di provenienza, “permette a qualsiasi mezzo a motore di percorrere a velocità media 38 km con un litro di carburante (diesel o benzina) e, soprattutto, di raggiungere con un pieno di 50 litri di gasolio e 2 litri di additivo i 1800 km di percorrenza.

Quello che è accaduto dopo quegli articoli lo raccontano i periti dello Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, che in Abruzzo ha seguito un altro caso molto noto, ovvero quello della morte dei fratelli di Miglianico Pierpaolo e Valentina Timperio, nel 2014, sulla provinciale 33.

Ora i tecnici stanno seguendo il caso di un loro cliente che deve recuperare dei soldi dall'ingegnere abruzzese, che nel frattempo si è reso irreperibile: «l'utenza telefonica fornita anche ai carabinieri non esiste più».

In verità, non mancarono gli scettici e i sospetti fin dalla prima ora che si trattasse di una bufala abilmente architettata, ma molti altri erano ovviamente interessati e ordinarono uno dei suoi kit.

Cercando su internet sono diversi i siti di fact cheking che fin da subito hanno bocciato la ‘trovata’, e comenti scettici si trovano ancora oggi on line nei forum del sito di Quattro Ruote.

C’è anche chi aveva deciso di investire in quella trovata, come un trentunenne commerciante di Silea, in provincia di Treviso, che, allettato dalla possibilità di risparmiare, e molto, sui costi di carburante, il 21 aprile 2017 ha contattato Patella al cellulare chiedendogli se potesse fornirgli e vendergli il K19 a idrogeno da installare sulla sua Toyota Yaris.

«Risposta affermativa», racconta lo studio 3A. «I due hanno pattuito la cifra, 800 euro, che l'acquirente lo scorso mese di giugno ha provveduto a bonificare, come da indicazioni ricevute, ma il pacco con il Kit che doveva portargli a casa il corriere non è mai arrivato. Tra i due sono seguiti fitti scambi di telefonate e whatsapp nei quali l'ingegnere chietino ha addotto ogni genere di scusa per la ritardata consegna, persino di essere rimasto vittima di un incidente stradale, offrendosi infine di eseguire un bonifico di reso della somma ricevuta e inviando persino una copia dell'avvenuta operazione, rivelatasi però anche questa un falso: nel suo conto corrente il commerciante trevigiano i soldi non se li è mai trovati accreditati».

«A quel punto il trentunenne, dopo aver diffidato per l'ennesima volta anche su Facebook - invano - Patella a inviargli la merce o a rendergli il danaro pagato, resosi conto di essere finito nel bel mezzo di un raggiro, ha presentato denuncia querela presso la stazione dei carabinieri di Silea allegando tutta la documentazione e, attraverso la consulente personale Daniela Vivian, si è rivolto a Studio 3A».

 

A parziale consolazione, il commerciante ha presto scoperto di essere in buona compagnia, e non solo per i kit, in tutta Italia e perfino fuori dai confini nazionali.

«C'è gente che ha preso “fregature” per alcune centinaia se non migliaia di euro per omologazioni (per esempio dei cerchi maggiorati dell'auto)», raccontano ancora i periti di 3°, «che l'ingegnere aveva dichiarato di essere abilitato a fare, ma risultate poi “farlocche”, per turbine per motori di macchine ordinate ma mai arrivate a destinazione, anche qui con la solita “coda” delle mille scuse accampate e delle copie contraffatte di bonifici mai effettuati per restituire le somme indebitamente intascate. Tra le sue vittime figurerebbe anche un gruppo di amici svizzeri a cui è riuscito a “piazzare” persino alcuni biglietti del Gran Premio di Formula Uno di Monza spacciandosi sui social come persona vicina alla Ferrari: risultato, i giovani hanno prenotato albergo e tutto ma nel circuito non sono mai potuti entrare perché i ticket erano l'ennesimo “pacco”».

 Studio 3A sta raccogliendo tutte queste denunce per valutare le opportune azioni a tutela dei danneggiati.