DIETRO LE QUINTE

Rigopiano, lo scaricabarile al telefono: «Se muore qualcuno non è colpa mia», «nemmeno mia»

Le conversazioni tra il presidente Di Marco e il dirigente D’Incecco svelano le tensioni nelle ore più difficili

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Rigopiano, lo scaricabarile al telefono: «Se muore qualcuno non è colpa mia», «nemmeno mia»

 

 

PESCARA. Paura, agitazione, ma anche irritazione per le accuse ricevute in pubblico del presidente Luciano D’Alfonso che lo definì, «anche davanti al prefetto», un pagliaccio.

Le ore immediatamente precedenti la tragedia di Rigopiano che emergono dalle intercettazioni della Squadra Mobile di Pescara, confluite nell’inchiesta della Procura che indaga per omicidio plurimo colposo e lesioni, sono un mix di sensazioni negative per il presidente della Provincia, Antonio Di Marco, indagato insieme ad altre 22 persone.

Già ad ora di pranzo del 18 gennaio, poche ore prima della valanga sull’hotel di Farindola,  Di Marco era agitato. La situazione in tutto il pescarese era drammatica, continuava a nevicare, i mezzi scarseggiavano, c'era il blackout e le richieste di aiuto erano centinaia. E lui già ipotizzava vittime.

Ad ora di pranzo a Rigopiano, intanto,  il direttore dell’hotel Rigopiano, Bruno Di Tommaso che si trovava a Pescara, inviò una email alla polizia provinciale (che poi la inoltrerà al presidente della Provincia alle 15.44) nella quale si chiedeva l’intervento dello spazzaneve perché «la situazione è diventata preoccupante».

In quel momento in contrada Rigopiano c’erano 2 metri di neve, i telefoni fuori uso, e i clienti «terrorizzati per le scosse», parole di Di Tommaso, erano disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il loro mezzo lo staff dell’hotel erano riusciti a pulire il viale d'accesso, dal cancello fino alla Ss42 che però era impraticabile.

Alle 14 la sorella del proprietario Roberto Del Rosso andò in Provincia e venne rassicurata sul fatto che entro sera sarebbe andata una turbina a liberare la strada.

Già due ore prima Di Marco era spaventato, sapeva che c’era gente in pericolo nel territorio di sua competenza e lo disse chiaramente a Paolo D’Incecco, dirigente della Provincia che coordinava i mezzi ininterrottamente .

Lo stesso disse a Di Marco, che cercava una turbina per andare a Sant’Eufemia, che la loro competenza è un’altra:

«noi ci dobbiamo occupare delle strade e delle scuole... non possiamo pensare alla valanga  che  è cascata sopra al capannone dove ci sta le mucche... quello è un altro ufficio... è un altra... istituzione».

Di Marco : «e dai... non ti ci mettere anche tu... ci va o non ci va alle due...? a me questo mi devi dire... »

D'Incecco : «a me ha detto il Direttore del settimo tronco che... che... parte e alle due stanno la... mo se alle due...»

Di Marco Antonio : «sta a posto allora io do per certo... lo dico al Prefetto... se succede che si muore qualcuno... la responsabilità è di qualcun'altro... non la mia eh... basta che questo sia chiaro...»

D'Incecco: «e che è la mia! stai a vedere che la colpa è la mia... non ho capito...»


Di Marco passa il telefono a Silvina Sarra che conferma che Di Marco ha i nervi «a fior di pelle»


Sarra: «e vabbò... sono... sono  di nuovo io Paolo....»

D'INCECCO: «e scusami...stai a vedere che che mo è la mia... nonostante che li ho chiamati io... ma che è un modo di fare il Presidente questo!!!»

SARRA: «vabbo dai... abbiamo tutti quanti i nervi a fior di pelle Paolo in questo momento... »

D'INCECCO: « allora di sicuro la responsabilità non è mia perchè io mi sono attivato personalmente... per una conoscenza personale... e ho chiesto un favore al Direttore del settimo tronco... se gli altri hanno possibilità di mandarli prima delle due una cazzo di turbina... e che la mandano...»

SARRA: «no... noi amministratori... non tu Paolo... noi amministratori... mi sta a capì... noi amministratori siamo tutti fuori di testa perchè siamo convinti che più strilliamo... e più otteniamo... capito qual è l'assurdità Paolo...»

D'INCECCO: «ripassami un po’ Antonio per favore...»

DI MARCO : «noi abbiamo... Paolo! in questo momento c'è gente che può perire!!! nei vari Comuni dell'area Vestina e in particolare sulla Maiella e a Sant'Eufemia... altri problemi più urgenti non ne ho.. ho quelli di arrivare alla gente...»

(…)

SARRA: «...perchè noi siamo stati all'incontro quà in Prefettura, con una certa nonchalance il Prefetto capito...secondo il mio punto di vista stà sottovalutando lo stato di emergenza...»

 D'INCECCO: «...ma mo lui si vuole incazzare con noi ...incazzare con noi...»

SARRA: «...eh...lo sò...ma lui purtroppo adesso ha questo modo di reagire, che tra l'altro..... è più lo stato di paura Paolo...»

D'INCECCO: «...vabbò...lo stato di paura ...a me lo stai a dire? Io ho questa cazzo di colica renale che ancora la riesco a risolvere e stò sotto effetto della morfina (…) comunque, vabbò...adesso aldilà di que...cioè adesso noi dobbiamo fare prima le strade e le scuole e dopo aiutiamo il territorio...fà venire l'esercito, fà venire gli elicotteri...cioè se ci sta...»

SARRA: «...il Prefetto ha detto di no...il Prefetto ha detto di no...»

D'INCECCO: «...di no...e vabbò, se ne assume...la...la...colpa, cioè...se ne assume la responsabilità il Prefetto! Non ho capito...»

SARRA: «...certo, certo...ma là sai che è mancato Paolo? Il raccordo, perchè la sala operativa...aprirla adesso, capito...che i Sindaci sono arrivati al collasso...io non dico che non ha senso ma non è neanche bello...incomp...»

 

LACCHETTA MANDA UN SMS

Intanto alle 12:59 il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta invia un sms spiegando: «siamo in difficoltà, abbiamo bisogno di aiuto. Tutto il territorio è senza energia elettrica e telefonica. Tutte le contrade sopra a 500m sono completamente isolate, ci sono bambini piccoli e anziani. Abbiamo bisogno di mezzi adatti per questa neve e di uomini. Per favore fate presto».

 

IL CAOS E’ TOTALE

Che qualcosa non abbia funzionato e che nelle comunicazioni ci sia stato qualche problema lo testimonia anche un’altra telefonata intercettata dove il dirigente D’Incecco spiega che il presidente Di Marco non sta dando indicazioni chiare:

«mo mi chiama Antonio Di Marco… e mi dice a me ... mi dai il nome di chi va a prendere la turbina  a valle del salto ... gli ho detto ... scusami Antò...se  sei stato tu stamattina che mi hai detto a me che D'Alfonso ti ha messo a disposizione  una Turbina ... e noi al nostro intervento ... avevamo trovato chi conduceva ... e mo ... tu mi chiedi a me il nome  di chi lo va a prendere».

Dall’altro capo del telefono Luciano Mancini commenta: «si è esaurito pure il presidente»

 

UMILIATO: «D’ALFONSO MI HA CHIAMATO PAGLIACCIO»

In quei momenti Di Marco non era preoccupato solo per la neve e le persone in difficoltà ma proprio non riusciva a digerire le manifestazioni  di disapprovazione  ricevute dal Governatore D’Alfonso sulla gestione dell’emergenza. In diverse telefonate Di Marco racconta l’aneddoto dimostrando che per lui quello è un vero pensiero fisso.

Alle 15:40 lo comunica per la prima volta, via sms, al suo dirigente D’Incecco: «Il governatore è nero con noi.  Mi ha dato del pagliaccio davanti a tutti incluso il prefetto». 

Lo stesso episodio viene ribadito anche al telefono più tardi, alle 16:16

«...mi ha chiamato il mondo intero...il mondo intero...mi ha chiamato Sospiri...mi ha chiamato il mondo intero! Questo mi ha dato per pagliaccio davanti a tutti quanti...un casino stà succedendo...un casino...»

E alle 16.36 ancora una volta:

«il presidente della Regione ha detto davanti a tutti quanti che sono un pagliaccio».


Basta così? No, pochi minuti dopo, ancora incredulo:

«...davanti al Prefetto davanti alla gente ...cioè pare che non abbiamo fatto niente ..capito ...il Signore ,..io mo anche se ci ho rimesso la faccia ...mo ulteriormente non posso».

 



ORE 19.25 «QUESTI NON CREDONO ALL’ALLARME

Che i tanti allarmi partiti dal professor Quintino Marcella siano stati sottovalutati e presi come notizia non vera è ormai un fatto assodato ma lo racconta anche Mauro Di Blasio, al telefono con D’Incecco, in tempo reale.

MAURO DI BLASIO: «e mo  stanno telefonando delle dicendo che ... praticamente una ...la valanga  ...ha buttato giù l' Hotel Rigopiano ...

D'Incecco: «ma e vera questa cosa o no?»

 Mauro Di Blasio : «e questo adesso stanno accertando ...ci stanno i Vigili del Fuoco il 118 e il Soccorso Alpino ...»

D'Incecco: «vabbè ma la mo..ci si manda l' elicottero  e basta ...»

Mauro Di Blasio :«eh ...ma infatti ..la sta mandando l' elicottero ..hm...mo io ....niente ...io sto ..sto qua dentro ..dunque sta succedendo sto bordello ..qua mo..».

 D'Incecco: «una valanga sopra l ' Hotel» 

Mauro Di Blasio : «eh...ma io mo... sinceramente non lo so come ha fatto ... dice che con il Terremoto ...questi non ci credono praticamente ...però non possono neanche non fare a meno di..di..di... accertare questa cosa ....se sta a succede una cosa del genere ...io svengo... mo te lo dico,.....cioè...non esiste...»

 D'Incecco: «ma che svieni ...ma che cazzo ...svieni...»


ORE 19.56 LA CONFERMA

Poco dopo si ha la effettiva conferma del crollo dell’Hotel Rigopiano  da Antonello Langiu, segretario  della Provincia di Pescara  che chiama D’Incecco  e lo avvisa della catastrofe. Ogni tanto nella conversazione si intromette anche Di Marco che si preoccupa perché pensa che il caso fosse di sua competenza.

Langiu: «... ehi... eh.. hai saputo dell'Hotel Rigopiano, si?...»

D'Incecco: «... no, che è successo?...»

Langiu: «... eh, è crollato sotto a una valanga!!!... dodici morti!!!...»

(…)

Di Marco: «... qua, mò è arrivata sta notizia abbastanza drammatica...

D'Incecco: «fregati...»

 Di Marco: «quindi... è un problema molto serio!!!»

 D'Incecco: «ehh... eh... un problema serissimo... »

Di Marco: «molto, molto serio. Tra l'altro la turbina che avevamo concordato che andava su a Farindola non è mai andata a Farindola e non ho capito cosa ha cambiato di programma l'Anas, e sta andando a Villa Celiera dove anche lì è crollata una casa con due anziani che sono saliti al primo piano, si sono salvati per miracolo, però la neve addosso il freddo, insomma un macello!!!... ma la cosa terribile è questa cosa di Rigopiano perchè là ci sono dodici persone. S'è salvato soltanto quello che ha dato la notizia...»

D'Incecco: «sta valanga da dove è venuta?»

Di Marco: «ma che ne so, ma che ne so, se è stato il terremoto come ha staccato, capito, con la forza della scossa... io la preoccupazione mia è che quello è un lavoro che è di mia competenza, tutto qua»

D'Incecco:. «vabbè, ma di tua competenza... la valanga, che gli puoi fare alla valanga?»

(…)

D'Incecco: «... ma la valanga... noi che gli possiamo fare alla valanga... »

Langiu: «... no, niente... infatti mò...»

D'Incecco: «... cioè, tenetelo pure... mò lui non se sia molto lucido!!!... »

Langiu: «... eh, infatti mò glielo devo dire... glielo devo dire subito di non dire certe cose»

 D'Incecco: «tu... tu, certe cose... cioè, no di non dirle, di dire le cose... com'è, cioè, mò che c'è stata una valanga, oppure che a Villa Celiera... è cascato il tetto inc...su la neve ... ma chi può... che c'entriamo?... cioè, qual'è la nostra omissione?... noi ci occupiamo di scuole...»

Langiu: «nessuna»

D'Incecco: «ci occupiamo di strade, mica di valanghe!!!»

(…)

Di Marco Antonio: «è un bel casino» 

D'Incecco: «... mò sulla valanga però, che probabilmente è stata innescata anche da sti dieci terremoti, dieci-quindici, terremoti ci sono stati!!!... eh, ma... a parte il disastro che, il disastro, va bene... ehh... lo condivido... è solo da condividere un disastro di questo tipo, eh... ma noi non è che abbiamo la competenza sulle valanghe, non ce l'ha neanche il Comune!!!... cioè la valanga è la valanga!!!... capito?...»

Di Marco: «... va bene, dai, poi ci sentiamo. Ciao... »

 


IL GIORNO DOPO

Il giorno dopo, quando ormai la tragedia è stata accertata in Provincia c’è molta tensione.

D’Incecco parla con la propria segretaria Laura,  che  racconta dell’arrivo, il giorno precedente in Provincia, della sorella del  titolare dell’Albergo Rigopiano che aveva richiesto invano  i  mezzi di soccorso  per i  clienti  dell’albergo, che avevano espresso la volontà di  allontanarsi :

Laura: «...si era sparsa la voce che due/tre persone erano vive e invece era un falso allarme...non e...non erano (…) guarda Paolo...stavo malissimo....perchè ieri la sorella di Roberto stava quà...»

 D'INCECCO: «...chi è la sorella di Roberto?»

Laura: «...Roberto è il titolare dell'albergo... »

D'INCECCO: «...ah...non lo sapevo.. »

Laura: «...è venuta qui in Presidenza nel pieno del casino quando aveva appena fatto il terremoto...»

D'INCECCO: «...mh...mh...»

Laura: «...che Antonio stava su due/tre telefoni...un casino...dicendo guarda...mio fratello...mi faceva leggere i whatsapp....mi dice che la strada si stà riempiendo di neve, se si può mandare un mezzo…»

D'INCECCO: «...mh..»

 Laura: «...e io le ho detto guarda...adesso un casino...le ho detto! Nò...perchè i clienti dell'albergo se ne vogliono andare...le ho detto si...io capisco però c'abbiamo le emergenze con i Comuni...c'era una coppia a Villaaa...no? tant'è vero che il Presidente non ha nemmeno potuto ricevere in quel momento...e io le ho detto, guarda arriverà un mezzo però non penso prima del pomeriggio (...) oddio...adesso fino al pomeriggio...dai dopo ritorno...»

D'INCECCO: «non è che adesso noi...(incomprensibile) era urgente...uno prende...il gatto delle nevi  eh... a casa ... che significa ...... »

Laura: «poi quello che è successo..è stato talmente ....talmente assurdo... »

 


GLI ERRORI NELL’EMERGENZA PRECEDENTE

Insomma D’Incecco si autoassolve, assolve pure Di Marco. Eppure emerge sempre dalle intercettazioni che qualche giorno prima, durante un’altra emergenza maltempo (era il 6 gennaio), non era stato così tenero con se stesso.

In quei giorni nell’area Maiella così come nell’area Vestina le precipitazioni nevose erano  state particolarmente abbondanti.

Fu proprio D’Incecco ad ammettere la sua precaria attività di programmazione sul territorio, ed in particolar modo sull’area Maiella, commentando quanto avvenuto con il suo geometra Claudio Sablone.

D'Incecco: «Claudio, io mò sinceramente, ti posso dire la verità?... eh... ho sbagliato io!!!... ho sbagliato io perchè preso da tutti sti cazzi di problemi delle scuole, capito?... quello è rimasto indietro!!! »

Sablone: «io già ti l'avevo detto due volte che dovevamo fare una riunione, perchè non è... non l'abbiamo fatta... »

D'Incecco: «... e non l'abbiamo fatta!!!... e là ho sbagliato!!!...»

Sablone: «... e questo... là hai sbagliato!!!... mò te lo dico... io te lo dico davanti non è che... »

D'Incecco: «.. e ho sbagliato!!!... no, no... »

Sablone: «... io te l'ho detto due volte per queste cose... perchè so come vanno a finire queste cose!!!... capito?... »

D'Incecco: «... quello eh... Mauro, un Capo Servizio se ne va in settimana bianca ehh... capito?... »

Sablone: «... va bene... mò... »

D'Incecco: «... cioè, uno che fa sto lavoro il due, il tre, il cinque di gennaio, non può andare fuori!!!... si può prendere le ferie… non si può andare!!!... la settimana bianca la vai a fare a marzo!!!... mi dispiace!!!...

Sablone: «... i mezzi... sono tu... i mezzi sono vecchi... »

D'Incecco: «... eh...»

 Sablone: «... i mezzi sono vecchi, uno peggio dell'altro... »

 

LACCHETTA PREOCCUPATO GIA’ IL 14 GENNAIO

E sempre D’Incecco, ben 4 giorni prima della tragedia di Rigopiano, raccolse le preoccupazioni del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, il quale comunque ricevette rassicurazioni.

 D'INCECCO:come va...? tutto a posto?

LACCHETTA:mah... abbastanza bene... un pò preoccupato per questa allerta che ha messo quattro giorni terribili...

D'INCECCO:si... si... si... purtroppo... cioè purtroppo... io non... non so... non ho notizie... non ho notizie e non so neanche se ci porta gli altri carichi come... come ci avevano... detto... capito?

LACCHETTA:però diciamo che forse per la gestione della viabilità... il problema si avrà sopra le... trecento metri... quattrocento metri...

 

Alessandra Lotti