TRASPARENZA ZERO

Laboratori Gran Sasso, la macchina della “verità” non prevede domande sgradite

Si è messa in moto una operazione di pressione mediatica che non prevede la completezza di informazione

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2009

Laboratori Gran Sasso e contaminazioni acqua, l’esposto per chiedere verità su reticenze istituzionali

 

 ABRUZZO. «Tutto a posto», «tutto sicuro», «tutto fatto bene», «nessun rischio», «paragoni fuori luogo», «la centrale nucleare non c’entra nulla» e così via discorrendo.

Sull’esperimento Sox nei Laboratori del Gran Sasso che prevede anche l’uso di sorgenti radioattive si è messa in moto una macchina di pressione mediatica non indifferente che non prevede però nè la completezza di informazione e nemmeno le risposte alle domande, forse ritenute sgradite.

Di documenti nemmeno a parlarne (a quello proviamo a sopperire noi come possiamo).

Oltre dichiarazioni e chiacchiere, dunque, c’è molto poco, mentre si continua a lavorare a progetti di cui nessuno sa nulla. Tra l’altro con le stesse persone che 10 anni fa avevano promesso di risolvere l’emergenza del sistema Gran Sasso e che così hanno fatto credere fino a quando non si è scoperto il contrario.

 Scoperta del tutto fortuita in seguito ad un incidente di cui nessuno ha parlato nè ha informato la popolazione e che si è scoperto solo dalle analisi dell’acqua potabile contaminata. Incidente ripetuto anche a maggio 2017 e nonostante tutte queste defaillance ci si indispone se qualcuno fa notare che magari bisognerebbe valutare il rischio (e solo il rischio) di possibili incidenti.

  

Ieri per l’ennesima volta l’Infn ha diramato una nota ufficiale nella quale ripete e ribadisce -anche con le stesse parole- i concetti che prova a ripetere da circa un anno, di volta in volta aggiustando il tiro a seconda delle informazioni che trapelano nel frattempo.

Tutto parte dalla «disinformazione» de Le Iene che hanno fatto «allarmismo» e posto l’accento su alcuni aspetti che le istituzioni non hanno calcolato nè preso in considerazione prima e nemmeno dopo la piena conoscenza dell’esperimento Sox.

Il film che l’Abruzzo sta guardando è il solito di sempre: muro contro muro e il ”potere” che preme per arrivare ad un obiettivo senza trasparenza, senza chiarire e senza fugare timori. Senza preoccuparsi dell’opinione pubblica o dei diritti dei cittadini.

Si sta facendo passare l’idea che chi protesta legittimamente e con civiltà siano poche persone “disinformate” mentre a contestare il dominio di chi pretende di comandare senza dare spiegazione ci sono anche moltissimi sindaci e amministratori pubblici.

 La pressione che si sta concretizzando per difendere «la scienza» contro « l’oscurantismo» si palesa con una serie di pubblicazioni su testate più che minori che però riescono ad intervistare gli esponenti di vertice tra gli scienziati con l’intento di rassicurare.

Poi ci sono altri articoli che sono apparsi su testate vicino all’attuale governo e altri articoli che provano a spiegare «tutti gli errori de Le iene» o perchè «l’esperimento Sox è sicuro».

In tutti gli articoli spesso la parola “captazione” non figura mai come la parola “acqua” oppure la parola "incidente" o “sicurezza dei laboratori”.

Niente di niente, argomenti non conosciuti o lasciati volutamente da parte perchè non utili allo scopo che non è nè la informazione, nè la comunicazione istituzionale e nemmeno la verità.

 Vista la propensione all’intervista ci abbiamo provato anche noi ricevendo dinieghi e silenzi e ancora una volta dimostrando la scarsa sensibilità al dovere istituzionale di fornire risposte a tutte le domande (e non solo a quelle facili, aperte o di giornalisti "simpatici") .

 

Queste sono le domande che abbiamo inviato giorni fa preventivamente via mail per evitare “imboscate” al direttore dei laboratori Stefano Ragazzi e al responsabile Marco Pallavicini.

  

 

1) Si è detto tutto sulla sicurezza dell’esperimento Sox, della capsula di tungsteno ecc. Quello che abbiamo potuto scoprire con grossa difficoltà è la mancanza di sicurezza dei Laboratori non isolati e capaci di contaminare l’acquedotto. Dunque quello che si contesta ai laboratori ma anche ai Ministeri è la mancanza di una visione di scenario, cioè gli atti amministrativi non contestualizzano il luogo nel quale sarà fatto l’esperimento. Secondo lei questa non è una grave mancanza?

 

 

2) Secondo lei in tutta questa complessa vicenda oggi il problema centrale qual è?

 

 

3) Ritiene o no un rischio il fatto che l’acqua sia sempre stata captata all’interno dei laboratori?

 

4) Nelle autorizzazioni mancano del tutto le valutazioni dei rischi (contaminazione acqua, faglie e terremoti o incidente “imprevedibile” con dispersione di radiazioni). Come lo spiega? Sono aspetti forse trascurabili?

 

 

5) Perchè a nessuno di voi fino ad ora è venuto mai in mente di fare una battaglia per la (vostra) sicurezza? I Laboratori -solo per fare un esempio banale- hanno una sola entrata/uscita in caso di incidenti sull’unica via di fuga non ci sarebbe via di scampo. Non le sembra una condizione di operare a rischio?

 

6) E’ a conoscenza di altre mancanze del piano di sicurezza e di prevenzione dei rischi che riguardano difficoltà di applicazione delle norme (sul rischio rilevante) ai Laboratori? 

 

7) Viene rispettata la legge che impone la distanza minima di 200 metri per la captazione delle acque?

 

8) Se non viene rispettata non ritiene grave questa violazione che si protrae  dal primo giorno in cui è entrata in vigore quel decreto legge? Non si è forse perpetrato un rischio per la popolazione senza fare nulla e senza nemmeno renderla edotta?

 

9) Può essere che a monte di tutta questa vicenda Sox -e prima ancora tutta la messa in sicurezza dei laboratori del 2007- ci sia la perdita assoluta di credibilità della classe dirigente, da una parte, ma anche della parte amministrativa-burocratica dell’Infn che non ha mai contribuito a fare comunicazione vera e trasparenza?

 

10) Non crede che anche le spiegazioni e le versioni fornite dei vari incidenti avvenuti abbiano contribuito a far crollare la credibilità istituzionale?

 

11) Non crede che non aver avvertito la popolazione subito quando ci sono stati incidenti ha contribuito a far crollare la vostra credibilità ed ha creato una insanabile frattura nei confronti della popolazione?

 

12) Lei dice che l’esperimento non è segreto ma le carte non sono mai state pubblicate, le procedure amministrative di autorizzazione mai concertate con tutti gli enti nè è stata data informazione preventiva. E’ vero oppure no? Si poteva fare di più e meglio per informare la gente?

 

 

13) Dieci anni fa il commissario Angelo Balducci (condannato in via definitiva per corruzione) ha effettuato lavori di messa in sicurezza dei laboratori. Alla fine anche la comunità scientifica ha esultato e parlato di maggiore sicurezza. Solo grazie a questo quotidiano però abbiamo scoperto che le contaminazioni sono ancora possibili e che il rischio di veleni nell’acqua esiste da sempre. Cosa risponde a chi vi accusa di reticenza e omertà su questi aspetti fondamentali di tutto il problema?

 

 

 

 

IL COMUNICATO DEL 28 NOVEMBRE 2017

 

A seguito di notizie uscite sulla stampa negli ultimi giorni i Laboratori Nazionali del Gran Sasso precisano alcuni punti:

 

Non c’è stato difetto di istruttoria da parte dei Laboratori del Gran Sasso

La richiesta di autorizzazione all'utilizzo della sorgente radioattiva è stata presentata seguendo le istruzioni di tale procedura, in particolare quella di fornire indicazione precisa del luogo ospitante la sorgente presso i Laboratori sotterranei del Gran Sasso. Questo è stato fatto con dettaglio e chiarezza. La procedura prevede poi il coinvolgimento delle altre Amministrazioni per valutare se l'istanza si pone in contrasto con altri interessi che possono precludere l'autorizzazione, o condizionarla con riserve o prescrizioni. Non c’è quindi alcun difetto di istruttoria imputabile ai Laboratori del Gran Sasso.

Il paragone con Fukushima

Il confronto, o anche la semplice associazione di idee, tra il disastro di Fukushima e l’esperimento SOX non si fonda su argomenti concreti né realistici, ed è un’operazione mediatica scorretta che ha come effetto quello di diffondere tra le persone uno stato di ingiustificato allarme.

·       A SOX non possono essere associati i rischi connessi a una centrale nucleare perché non è un reattore nucleare, e non può esplodere, neppure a seguito di azioni deliberate, errori umani o calamità naturali.

·       La sorgente di SOX è una sorgente, sigillata, come quelle che vengono usate, sia pure con una diversa potenza e differenti finalità, negli ospedali delle nostre città per eseguire esami diagnostici e terapie.

·       Una sorgente come quella di SOX non dipende da alcun sistema di controllo attivo (sia esso elettronico, meccanico o idraulico), e non può quindi in nessun caso "guastarsi" o “andare fuori controllo”.

·       SOX si basa su una sorgente che decade spontaneamente costituita da circa 40 grammi di polvere di Cerio 144, con una radioattività - al massimo - di 5,5 PBq.

·       La potenza termica della sorgente di SOX non è paragonabile a quella di una centrale nucleare. La sorgente di SOX ha la potenza termica di un ferro da stiro, 1200 Watt, contro 1.000.000.000 di Watt di un reattore.

·       La polvere di Cerio 144 di SOX è sigillata in una doppia capsula di acciaio, che a sua volta è chiusa all’interno di un contenitore di tungsteno dello spessore di 19 centimetri, del peso di 2,4 tonnellate, realizzato appositamente per SOX con requisiti più alti rispetto agli standard di sicurezza richiesti, e in grado di resistere fino a 1500 °C.

·       Il contenitore di tungsteno è resistente a impatto, incendio, allagamento e terremoto, secondo studi rigorosi che sono stati svolti come previsto dalla legge e verificati dalle autorità competenti.

·       La sorgente dell’esperimento SOX, per il quale si è seguito con rigore tutto l’iter di autorizzazione previsto per legge per il suo impiego, rimarrà nei Laboratori il tempo necessario allo svolgimento dell’esperimento, cioè 18 mesi, dopodiché sarà riconsegnata all’Istituto francese che ne è proprietario. I Laboratori del Gran Sasso sono un’infrastruttura di ricerca. La presenza nei Laboratori di sostanze radioattive è legata alle attività in corso, durante le quali sono costantemente gestite in sicurezza.

 

Che cos’è accaduto ad agosto 2016

Parlare di “incidente” e “fuorisciuta di diclorometano” in riferimento all’evento che si è verificato nell’agosto 2016 è improprio. In quell’occasione è stata rilevata nell’acqua una concentrazione di diclorometano (DCM, un comune solvente) pari a 0,335 microgrammi/litro, e le analisi della AUSL l'hanno segnalata come un’anomalia. Tuttavia, questa concentrazione non ha rappresentato assolutamente una criticità: l'Organizzazione Mondiale della Sanità per le acque potabili raccomanda un limite di 20 microgrammi/litro. Questo raffronto dimostra che ci si è trovati di fronte a valori ben al di sotto dei limiti: 60 volte inferiori. La sostanza, sebbene in concentrazioni notevolmente inferiori ai valori limite, è stata efficacemente rilevata dal sistema di monitoraggio delle acque, e di conseguenza si è adottata una corretta scelta precauzionale che ha determinato la “messa a scarico” delle acque. Dunque, le concentrazioni estremamente basse di DCM non hanno determinato alcuna contaminazione. L’acqua potabile immessa in rete in quei giorni non ha mai rappresentato un pericolo per la salute pubblica. In quei giorni erano in corso nei Laboratori operazioni di pulitura con diclorometano di alcuni cristalli di un esperimento, operazioni che erano già state condotte in precedenza seguendo gli stessi protocolli, e che non avevano mai portato alla presenza di diclorometano nelle acque.

 

L’episodio di maggio 2017

I Laboratori vogliono anche ribadire la loro estraneità rispetto a un episodio verificatosi nel maggio 2017 quando, a seguito di una disposizione del SIAN dell’AUSL di Teramo, il 9 maggio è stata dichiarata la sospensione dell’uso a fini potabili delle acque in uscita dal Traforo del Gran Sasso, a seguito dei prelievi effettuati il giorno 8 maggio che ne rilevavano la non conformità per odore e sapore. In quei giorni l’acqua captata nell’area dei Laboratori non veniva immessa nell’acquedotto. È quindi impossibile che questo episodio sia da ricondurre alle attività dei Laboratori e nessuna responsabilità si può quindi imputare ai Laboratori. Oltretutto, dai monitoraggi costantemente eseguiti durante quei giorni dai Laboratori, le acque di scarico in uscita sono sempre risultate pulite e assolutamente conformi ai requisiti previsti per le acque potabili.

 

I Laboratori e la captazione

·       La captazione è stata realizzata successivamente alla costruzione dei Laboratori. Durante i lavori di costruzione dei Laboratori, all’inizio degli anni ’80, sono state individuate falde acquifere, le cui acque sono state inizialmente convogliate a scarico, per evitare allagamenti all’interno dei Laboratori. In seguito, tali acque sono risultate di una qualità apprezzata per fini potabili ed è stato deciso da parte delle Istituzioni competenti di utilizzarle per l’approvvigionamento idrico. La costruzione dei Laboratori del Gran Sasso è quindi precedente alla realizzazione della captazione.

·       Circa 80 l/s delle acque captate nell’area dei Laboratori confluisce nell’acquedotto rispetto agli 800 l/s complessivamente prelevati dall’acquedotto dal versante occidentale della falda acquifera del Gran Sasso. Il 90% delle acque provenienti dal Gran Sasso sono captate lungo l’autostrada.

·       I Laboratori sono dotati di un sistema di gestione ambientale nel rispetto dei relativi standard internazionali, e rispettano la zona di tutela assoluta (10 metri) prevista in materia ambientale dall’articolo 94 del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006. Per quanto riguarda la zona di rispetto (200 metri), poiché l’infrastruttura dei Laboratori sotterranei è anteriore all’entrata in vigore del decreto legislativo e con evidenza non è possibile il suo allontanamento, l’Istituto è continuamente impegnato a garantire la messa in sicurezza delle proprie attività, rendendosi da sempre disponibile ad attuare ulteriori miglioramenti, ove necessari.

·       La valutazione della qualità dell’acqua potabile captata dal Gran Sasso non è chiaramente di pertinenza dell’INFN. I controlli su tali acque sono effettuati dalle autorità competenti. L’Istituto comunque monitora di continuo esclusivamente le acque convogliate a scarico con strumentazione altamente tecnologica (spettrometro di massa) e recentemente si è dotato di un secondo spettrometro per garantire la ridondanza delle misure e la possibilità periodica di calibrare gli strumenti (fase in cui lo strumento non è in misura).