DIETRO LE QUINTE

Inferno neve e caos dei soccorsi. L’emergenza Abruzzo in 200 telefonate: «conteremo i morti»

Sospiri: «la gente sta morendo e voi non vi rendete conto»

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Inferno neve e caos dei soccorsi. L’emergenza Abruzzo in 200 telefonate: «conteremo i morti»

 

ABRUZZO. Oltre 200 telefonate partite e arrivate sul cellulare dell’ex segretario del presidente D’Alfonso, Claudio Ruffini, in due giorni restituiscono le drammatiche ore dell’emergenza neve del 17 e 18 gennaio scorso in tutto Abruzzo.

La regione in ginocchio tra maltempo, scosse di terremoto, blackout e la valanga sull’hotel Rigopiano di Farindola.

Una emergenza vera, senza precedenti affrontata però con la quasi totale mancanza di prevenzione e preparazione, improntata al solipsismo e all’improvvisazione, peraltro governata con criteri anche questi molto discutibili.

Mezzi spazzaneve che mancano, mezzi spazzaneve che ci sono ma nessuno va a prenderli, mezzi spazzaneve sbagliati ma se ne accorgono solo dopo 12 ore e una miriade di telefonate inutili.

E poi politici che chiedono le turbine per il loro orticello innevato (D’Alfonso vuole un passaggio su Lettomanoppello, Di Marco ad Abbateggio, Di Matteo per Roccamorice…) disorganizzazione e improvvisazione, oltre ad una generale ignoranza geografica (ammessa) da parte di chi dovrebbe coordinare i mezzi di soccorso.

Tutti che tirano dalla propria parte, tutti che ricevono decine di telefonate, tutti che si affollano per prevalere e risolvere con precedenza la propria istanza.

Emerge peraltro l’assoluta preponderanza della “politica” (cioè degli uomini politici) nella gestione pratica dell’emergenza anzichè dei “tecnici” che forse sarebbero più adeguati (sempre che si fosse trattato di tecnici competenti e preparati adeguatamente).  

Così tra le tante cose, l’ex segretario Ruffini deve fare contemporaneamente da call center, sala operativa, coordinatore di protezione civile, responsabile viabilità, ufficiale di collegamento, stratega e generale senza esercito.

E quando il sindaco di Farindola chiama non riceve nessuna risposta.

Le intercettazioni dell' informativa del nucleo ecologico dei Carabinieri di Pescara, rientrano nelle carte dell'inchiesta dell'hotel Rigopiano, dove il 18 gennaio scorso sono morte 29 persone sotto la valanga che ha travolto la struttura nel comune di Farindola.

Al centro di tutte le telefonate c’è Claudio Ruffini (non indagato in questo procedimento) che in quei giorni era stato delegato da D’Alfonso (non indagato) a gestire la delicata distribuzione dei mezzi.

 

Telefono bollente: Ruffini a volte si arrabbia, altre tenta di essere persuasivo come quando suggerisce a Sandro Sellecchia (Anas) di trovare velocemente un autista per una turbina: «vedi di fare il miracolo che poi D’Alfonso ti porta in paradiso quando ci va».

Perché il messaggio che in quelle 48 ore Ruffini fa passare ai vari interlocutori è sempre stato più o meno lo stesso: «decide D’Alfonso», «si fa come dice D’Alfonso», «D’Alfonso conta più del prefetto» e se non si fa quello che dice lui «dà di matto».


 

IL LAVORO DA CASA

Il coordinamento dei mezzi di soccorso, però, Ruffini, lo fa in maniera anomala «non presidiando il luogo deputato al coordinamento dell’emergenza se non per 2 ore e 30 minuti», annotano i carabinieri nell’informativa.

Il 18 gennaio, alle 18, praticamente in piena emergenza, Ruffini sale in macchina per tornare a casa. Il lavoro continua in versione casalinga.  «Ciò ha senz’altro determinato», sostengono gli inquirenti, «un incomprensibile allungamento della linea di veicolazione delle informazioni con contestuali inevitabili sovrapposizioni e fraintendimenti, quando non addirittura non ha generato disposizioni confliggenti».


 

RUFFINI NON SA NEMMENO DOVE STA L’AREA VESTINA

Inoltre  Ruffini si sarebbe dimostrato «non pienamente competente sul piano tecnico» generando ulteriore confusione sulle caratteristiche dei mezzi richiesti e disponibili ed «assolutamente non a conoscenza di intere aree d’intervento, come l’entroterra pescarese» che ha candidamente ammesso di non conoscere nel corso di una telefonata con il consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri: «so che il mezzo deve andare nell’area vestina ma io non conosco le strade della zona di Pescara».

Incredulo Sospiri che gli risponde: «la gente sta morendo e voi non vi rendete conto».

Dello stesso tenore della frase di Sospiri, quella di Giuseppina Manente, ufficio stampa della Provincia di Teramo, territorio in piena emergenza in quei giorni: «qui conteremo i morti x carenza di soccorsi, forse non vi state rendendo conto», via sms inviato alle 21,45 a Ruffini.

 Sul problema geografico Ruffini non chiede il supporto di qualcuno più informato che di sicuro nel palazzo della Provincia avrebbe trovato. E’ evidente anche quando  parlando con Giulio Honorati della Polizia Provinciale di Pescara contesta l’invio di un mezzo nella zona di Montebello di Bertona: «ah, ma allora non è andato nella zona vestina?».

Honorati risponde: «quella è la zona vestina»….


 

LA FORZATURA GEOGRAFICA SULLA RIUNIONE

E a proposito di geografia, dalle telefonate emerge anche che la stessa scelta politica del luogo dove convocare il Comitato Operativo Regionale per le emergenze è stato oggetto di critiche da parte di chi era più competente nella gestione delle criticità.

Come il dirigente della regione Carlo Giovani (indagato) che fa notare a Ruffini che la riunione si sarebbe dovuta tenere a L’Aquila, non a Pescara.

«Però, Claudio, sarebbe stato opportuno che il presidente (D’Alfonso, ndr) venisse qui a L’Aquila a fare questa riunione di oggi pomeriggio, qui a L’Aquila.. anzi, no opportuno, assolutamente obbligatorio perché le uniche informazioni che arrivano in maniera disordinatissima dappertutto stanno alla sala operativa, Silvio (Liberatore, responsabile del Servizio Emergenze di Protezione Civile della Regione Abruzzo, ndr) non verrà a Pescara.. Silvio non verrà a Pescara e non avremo le informazioni che ci servono…»

Ma Ruffini risponde: «il presidente ha deciso così … Viene Iovino che si tiene in contatto con coso.. capisci.. ».

Carlo Giovani: «Vabbè, non mi riesco a spiegare»


 

L’INCOMPETENZA IN MATERIA

Che Ruffini non fosse preparato tecnicamente emerge anche in un altro momento ovvero quando dice a Giovani che il presidente intende procedere con la richiesta di stato di emergenza e chiede «cosa deve chiedere ai comuni». Giovani risponde che non bisogna chiedere nulla ai Comuni, ma le uniche informazioni sono detenute dalla sala operativa ovvero Silvio Liberatore. Ruffini insiste e pure Giovani.

Alla fine il segretario perde la pazienza: «ma se il presidente vuole assumere questa iniziativa, tu non puoi… lascia perdere la sala operativa.. ».

Di sicuro Ruffini sentiva il fiato sul collo… e ad alitare era il presidente D’Alfonso che ad un certo punto chiede addirittura il numero di telefono dell’autista di una turbina.

E Ruffini affanna.


 

I MEZZI CI SONO… MA SONO SBAGLIATI

La disorganizzazione della gestione in mano al segretario di D’Alfonso è emersa anche quando  Strada dei Parchi mette a disposizione un mezzo già dalla mattina del 18 destinato a soddisfare le esigenze della zona vestina (compreso Farindola) ma nessuno andò a prelevare il mezzo fino a sera, quando toccò al personale dell’Anas.

Cesare Ramadori, presidente di Strada dei Parchi, protesta per questo al telefono con Ruffini: «il mezzo è già pronto da un paio d’ore ma non lo siete andati a prendere».

Ruffini dice che è chiusa la A 25. Ramadori dice che è chiusa la galleria di Villanova perché è esondato il Pescara, ma basta andare a prendere l’autostrada a Chieti e che, quindi, «è una scusa questa che ti hanno detto».

A fine giornata Ruffini scopre che i mezzi di Strada dei Parchi sono inutili perché sono mezzi che servono per spostare di lato la neve ma non funzionano quando la neve è già molto alta.

Ruffini dà la colpa a Sellecchia (Anas) per il fraintendimento, fatto sta che la scoperta è stata fatta quasi 12 ore dopo la richiesta di invio.

Decisamente tardi.

 

Alessandra Lotti