LE CARTE

Rigopiano. La bugia del prefetto al ministro ed i tentativi di copertura (non riusciti)

E la prefettura nemmeno sapeva di avere un piano di protezione civile

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Rigopiano. La bugia del prefetto al ministro ed i tentativi di copertura (non riusciti)

 

 

 

 

PESCARA. «E’ stata una tragedia affrontata nel migliore dei modi. Nulla è stato fatto di nascosto. Tutto è alla luce del sole. Ci sono carte che parlano».

Sono le ultime parole dell’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, che prima di lasciare l’Abruzzo (appena pochi giorni prima degli avvisi di garanzia) ed essere promosso a più prestigioso incarico,  aveva salutato alcuni giornalisti scelti spiegando che «tutto è nelle carte».

Solo che alcune di quelle carte direbbero il falso, altre, invece, si contraddicono, altre ancora o sono state persino dimenticate o sono state volutamente nascoste alla stessa polizia che le cercava. Altre carte ancora smentiscono il prefetto così come diverse testimonianze autorevoli.

E alla fine potrebbe essere arduo sostenere che «la tragedia è stata affrontata nel migliore dei modi».

Come si può dire una cosa del genere se la vice-prefetto Ida De Cesaris nemmeno era a conoscenza del piano di protezione civile della prefettura?

Già, perchè quando la Squadra Mobile le ha chiesto il piano il 4 aprile 2017 lei ha detto che non esisteva.

Peccato che il piano invece fosse in vigore dal 1993 e mai modificato.

Peccato che a negare l’evidenza sia stata proprio la responsabile dell’Area V Protezione Civile, Difesa Civile e Coordinamento del Soccorso Pubblico, cioè chi materialmente dovrebbe far applicare quelle norme in caso di calamità ed emergenza come quella di inizio anno.

Il vice-prefetto De Cesaris, in carica dal 2012, secondo l’ipotesi accusatoria, non ha mai applicato quel piano e quelle norme, direttamente o indirettamente, contribuendo a ritardi, caos e ricadute negative sui soccorsi all’hotel Rigopiano del 18 gennaio 2017.

Anzi, proprio in virtù di questa mancata conoscenza analitica del piano, Provincia e prefettura non hanno dialogato per tempo scoprendo troppo tardi tutte le criticità che hanno determinato la tragedia (dalla strada bloccata, alla turbina rotta, ai soccorsi faticosi).

Sono queste le accuse che la procura di Pescara rivolge a lei, all’ex prefetto Provolo e al capo di gabinetto Leonardo Bianco.

Una vicenda intricata, umiliante e triste che sta emergendo dalle carte dell’inchiesta messe a disposizione degli avvocati degli indagati con un provvedimento inusuale del procuratore Massimiliano Serpi che ha avuto il coraggio di indagare e cercare di capire, senza timori reverenziali, dando, nello stesso tempo, la piena possibilità di demolire le accuse ad indagini ancora aperte. Il fine è quello di chiarire il prima possibile tutte le situazioni, i fatti e le contestazioni finali da mandare a processo.

 

 

PASTICCIO MULTISTRATO

Ma quello che emerge al momento, ed andrà chiarito, è un pasticcio multistrato in grande stile che si è cercato di aggiustare con qualche carta, ma nemmeno troppo bene, visto che i carabinieri forestali hanno neutralizzato persino sospetti tentativi di inquinamento. Tutto questo leggendo attentamente le carte e ascoltando qualche testimone, molti dei quali esponenti istituzionali di vertice.

Secondo il piano di protezione civile (quello dimenticato del 1993) al prefetto è affidata la funzione di responsabilità del Centro coordinamento soccorsi per fronteggiare le emergenze.

Da inizio anno la neve stava creando problemi e l’Abruzzo se l’è vista brutta già dopo Capodanno, il 6 gennaio e poi dal 15 gennaio (con il blackout più lungo della storia…) e la prefettura dopo 16 giorni decise di attivare la sala operativa.

 

IL PREFETTO: «SALA OPERATIVA APERTA IL 16 GENNAIO»

Lo certifica la nota n. 001665, il Capo di Gabinetto, Leonardo Bianco, comunicò alla Presidenza del Consiglio e al ministro dell’Interno che

 

 

«in data odierna (16 gennaio ndr), alle ore 09:00 questa Prefettura UTG ha provveduto ad attivare la Sala Operativa Provinciale per fronteggiare le emergenze connesse alla nuova ondata di maltempo che si sta manifestando dalle prime ore della giornata odierna. Si precisa che è stata attivata la Funzione Trasporti, circolazione e viabilità attesa la precipitazione a carattere nevoso in atto, particolarmente accentuata nell’entroterra della provincia».

 

Gli investigatori scoprono che tale nota  non era stata inviata a nessun altro ente, tantomeno ai Comuni.

Il giorno dopo, il 17, con una seconda comunicazione,  viene ribadito il concetto: il Prefetto Provolo, conferma di essersi attivato per

 

 

«garantire la presenza operativa della Prefettura e del Comitato Operativo per la Viabilità (COV) – appositamente convocato nella mattinata del 16 gennaio – per il monitoraggio delle arterie autostradali e strade provinciali, per eventuali determinazioni connesse allo stato di allerta meteo e per supportare le iniziative dei Sindaci (..) Nel mentre i Comuni si sono adoperati per fronteggiare localmente la situazione emergenziale intervenendo per la pulizia delle strade rimuovendo la neve accumulatasi, la Provincia di Pescara è intervenuta sulla rete stradale di competenza provvedendo ad attivare tutti i mezzi spazzaneve previsti dal Piano operativo dell’Ente, garantendo la immediata e quotidiana pulizia delle strade di competenza. Anche questa Prefettura, per fronteggiare le emergenze connesse con l’interruzione delle strade, la mancanza quasi generalizzata di energia elettrica nelle zone interne (oltre ventisettemila utenze nella mattinata odierna) e per coadiuvare l’opera di soccorso, ha attivato al sala Operativa Provinciale di Protezione Civile e il Centro Coordinamento Soccorsi (CCS)».

 

Il blackout elettrico diventa istituzionale e genera un cortocircuito mortale visto che la sala “operativa” risultava tale solo sulla carta, che i Comuni versavano in realtà in condizioni disastrose e chiedevano invano aiuti, la Provincia idem e soprattutto nè il 16 nè il 17 gennaio era vero che «tutti i mezzi spazzaneve previsti dal piano neve» erano operativi.

Fino a quel punto -ricostruiscono gli investigatori- «non c’era stato alcun coordinamento reale con gli enti locali» che fosse riscontrabile nella realtà.

 

 

SALA OPERATIVA APERTA DOPO LE ORE 12 DEL 18 GENNAIO

In realtà il Centro Coordinamento Soccorsi e la Sala Operativa di Protezione Civile sono stati aperti dalla prefettura solo dopo le ore 12 del giorno 18 gennaio, dopo una riunione scossa dalle scosse di terremoto.

Il funzionario della prefettura Verzella conferma tutto e spiega di essersi recato presso la Sala operativa «per svolgere la funzione di vice coordinatore e rendere operativa la sala considerato che da parecchio tempo tale struttura non veniva utilizzata…».

Talmente tanto che nel pomeriggio si dovette chiamare anche un tecnico per verificare il funzionamento delle radio necessarie per coordinare i soccorsi.

 

 

«LA NON CHALANCE DEL PREFETTO»

Ritardi e approssimazioni notati da più di qualcuno che -intercettato fortuitamente- ha lasciato impressi i commenti a caldo. E’ capitato al dirigente della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e al sindaco di Bolognano, Silvina Sarra

 

Alle 12.45 del 18 gennaio parlano appena dopo la riunione tenuta dal prefetto Provolo

 

 

Silvina Sarra:…. ..perchè noi siamo stati all’incontro qua in Prefettura, con una certa non chalance il Prefetto capito…..secondo il mio punto di vista stà sottovalutando lo stato di emergenza….

 

Paolo D’incecco : comunque vabbò adesso aldilà di que…cioè adesso noi dobbiamo fare prima le strade e le scuole e dopo aiutiamo il territorio …fa venire l’esercito, fa venire gli elicotteri…cioè se ci stà….

Silvina Sarra: il Prefetto ha detto di no…il Prefetto ha detto di no…

Paolo D’incecco: di no….e vabbò, se ne assume la  colpa, cioè se ne assume la responsabilità il Prefetto. Non ho capito.

(...)

Silvina Sarra: ”…certo, certo…ma là sai che è mancato Paolo? Il raccordo, perché la sala operativa….aprirla adesso, capito….che i Sindaci sono arrivati al collasso….io dico che non ha senso ma non è neanche bello…

Paolo D’INCECCO: “ …ma no…la sala opera…si c’hai ragione doveva essere aperta 10 giorni fa….

 

 

A smentire il prefetto Provolo anche il vice questore della polizia di Stato, Silvia Conti (sorella dell’ex generale suicida Guido Conti) che ha confermato che la sala operativa e la “Funzione 6”  «è stata attivata in data 18/01/2017 alle ore 14.00 e non in data 16/01/2017 come indicato nella nota del Vice-Prefetto Dott. Bianco e nella nota del 17/01/2017 del Prefetto Dott. Provolo».

 

 

 

TENTATIVI DI INQUINAMENTO?

Il funzionario della prefettura Giancarlo Verzella ascoltato dalla Squadra mobile ha prima consegnato le note del 16 e 17 gennaio (che annunciavano falsamente l’apertura della sala operativa) e poi alla richiesta di fare i nomi dei partecipanti si è trincerato in un «non ricordo».

Poi il giorno dopo riprendendo la verbalizzazione interrotta ribadisce che il «Centro Coordinamento Soccorsi sui Piani Neve della Provincia si era riunito il 16 gennaio per risolvere le problematiche inerenti la viabilità delle strade statali ed autostradali».

Affermazioni ulteriormente ribadite all’interno di una relazione a firma dello stesso Verzella allegata alla nota della Prefettura di Pescara a firma dei Vice-Prefetti Mazzia ed Angieri con cui venivano trasmessi gli atti richiesti alla Squadra Mobile di Pescara.

Nella relazione Verzella comunica ai due Vice Prefetti di confermare «quanto dichiarato nei giorni scorsi in sede di sommarie informazioni rese alla Squadra Mobile della Questura di Pescara», svelando il contenuto dell’interrogatorio che non poteva divulgare.

Altre contraddizioni emergono anche da quanto scrive il vice-prefetto Ida De Cesaris in un «appunto al prefetto» dove ribadisce che «la   Sala operativa è stata attivata il 16 Gennaio 2017»; che  «una volta arrivata la mail di richiesta di soccorso da parte del Sig. Di Tommaso              Bruno (...) avrebbero dirottato una turbina che si stava recando a Villa Celiera per salvare due anziani intossicati verso Rigopiano»; di aver appreso del crollo dell’hotel dal 118 e di aver contattato i carabinieri di Penne che non ne sapevano nulla.

Circostanze che gli investigatori sono in gran parte riusciti a confutare.

 

 

IL MISTERO DELLA TELEFONATA AL 112

Intanto la prefettura in quelle ore doveva fronteggiare anche l’emergenza mediatica e le numerose critiche dei soccorsi partiti in ritardo perchè gli operatori non diedero credito agli allarmi.

Un altro caos nel caos generatosi dal primo pomeriggio del 18, quando più persone cercarono di lanciare l’allarme della tragedia di Rigopiano. Già dal 24 gennaio il prefetto Provolo cercò di ricostruire i fatti focalizzandosi soprattutto sulle telefonate del 118.

Dalle informative dei carabinieri forestali, però, si evince che il comandante provinciale dei carabinieri,  Marco Riscaldati, aveva parlato in una riunione pubblica anche di una telefonata arrivata alla sala operativa del 112 poco dopo le 18 durante la quale l’operatore aveva interloquito con Quintino Marcella (che in quei minuti effettuò molte telefonate in cerca di aiuto) e successivamente aveva comunicato il contenuto della conversazione alla Sala Operativa della prefettura.

Anche il questore Misiti segnalò una telefonata pervenuta presso la sala operativa del 113 alle ore 18:20 poi trasferita presso la Sala Operativa della prefettura e poi pubblicata sulla stampa. 

«Si tratta», si legge nella informativa, «delle due conversazioni telefoniche riportate nell’informativa del 30/10/2017 di questo Reparto (carabinieri forestali) in cui quasi sicuramente l’interlocutore è la Funzionaria della Prefettura Daniela Acquaviva».

L’informativa citata però non risulta tra quelle depositate e conoscibili dagli avvocati.

Cosa si siano detti al telefono alle ore 18 (ben prima di quella più famosa della “madre degli imbecilli è sempre incinta”) non è dato saperlo.

Di sicuro anche in quel  caso Marcella non venne creduto e si perse, anche per questo, altro tempo prezioso prima di far partire i soccorsi…

 

Alessandro Biancardi