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Abruzzo, nel Paese dell’illegalità nessuno crede più alla legge

Una ricerca di Confcommercio scatta una fotografia devastante della nostra regione

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Abruzzo, nel Paese dell’illegalità nessuno crede più alla legge

 

ABRUZZO. Alle chiacchiere sulla legalità non corrispondono altrettanti fatti.

Tutti bravi a parlare (primi tra tutti i rappresentanti del popolo), poi, però si delinque di più, tutti la fanno franca, i fessi sono gli onesti e la percezione che abbiamo della nostra sicurezza e della nostra qualità della vita peggiora sempre più.

Chiacchiere anche queste, mentre sono fatti i soldi che spendiamo per difenderci dalla criminalità e dall’illegalità, fondi che sottraiamo magari ad investimenti di altro tipo più volti all’ingrandimento delle aziende che alla conservazione di quello che si ha.

Soldi che di fatto frenano l’economia del Paese e delle imprese secondo uno studio della Confcommercio e GfK Italia nel quale si legge che a commercio e pubblici esercizi nel 2017 l'illegalità è costata in tutto 28,4 miliardi, il 3,3% in più dell'anno precedente. Nel dettaglio 21,5 miliardi da imputare ad abusivismo, contraffazione e taccheggio, e 6,8 miliardi di costi da imputare a criminalità e cybercriminalità.

            La ricerca ha estrapolato anche i dati per regione e pertanto per l’Abruzzo abbiamo questi numeri:

 

 

 

- il 32% delle imprese percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza in linea con il trend nazionale

 

- nell’ambito dei crimini percepiti abusivismo (60%) furti (59%) e contraffazione (48%) sono fenomeni avvertiti in forte aumento anche al di sopra del trend nazionale

 

- il 76% delle imprese ha approntato misure per la sicurezza: in tale ambito il 38% ha installato telecamere/allarmi, il 29% ha fatto ricorso alla vigilanza privata, il 20% si è rivolto alle associazioni di categoria e il 19% ha chiesto protezione informale alle forze di polizia, mentre ancora pochi si rivolgono alle assicurazioni (17% venti punti sotto il dato nazionale)

 

- il 67% delle imprese ritiene fondamentale una maggiore certezza della pena come deterrente al dilagare del crimine e evidenzia il ruolo decisivo delle forze dell’ordine nel presidio del territorio e nella collaborazione preventiva

 

- l’88% delle imprese ritiene poco efficaci le leggi che contrastano i fenomeni criminali e il 93% si dice favorevole ad un inasprimento delle pene

 

- l’81% ha subito almeno una volta un taccheggio (furto di merce esposta nell’attività) e questo è un dato al di sopra del trend nazionale di venti punti percentuali

 

- infine il 96% non possiede un’arma e tra questi il 70% non pensa di dotarsene in futuro