LA TESTIMONIANZA

Processo Bussi, l’avvocato che denunciò voci su tangente da 3 mln: «incommensurabile miseria umana»

Il racconto: io ho pagato un prezzo altissimo

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Processo Bussi, l’avvocato che denunciò voci su tangente da 3 mln: « incommensurabile miseria umana»

CHIETI. «Ho versato fino all’ultima goccia di sangue per il processo sulla discarica di Bussi. Quella vicenda è stata connotata da incommensurabile miseria umana. Lo dico con tristezza perché per la mia terra ho fatto tantissimo e ho pagato un prezzo altissimo».

Sabato pomeriggio, al termine della proiezione e del dibattito sul documentario commissionato dal Movimento 5 Stelle al regista Walter Nanni sulla discarica di Bussi, l’avvocato di alcune parti civili Patrizia Di Fulvio ha chiesto la parola.

«Perché quando vengo nominata non ho problemi ad alzarmi e a dire ‘eccomi, sono qui’».

A nominarla, poco prima durante il dibattito moderato da Primo Di Nicola, era stato il giornalista del Fatto Quotidiano, Antonio Massari, che nei mesi scorsi aveva scritto proprio sulla Di Fulvio e sulla sua denuncia circa voci che circolavano alla vigilia della sentenza su una presunta tangente da 3 milioni di euro per orientare il verdetto a favore degli imputati.



LE VOCI

 Era  il 28 novembre 2014, un venerdì, a Chieti c'era una udienza del processo, durante la pausa pranzo l’avvocato Patrizia Di Fulvio scrisse all'avvocato Luca Santa Maria, che sostituiva all’udienza, «un sms nel quale si parlerebbe di corruzione, tangenti, di soldi», aveva ricostruito Massari

Vista la gravità dei fatti raccontati nell’articolo, PrimaDaNoi.it contattò l’avvocato Di Fulvio che chiarì ulteriormente quanto detto al giornale di Travaglio.

 «Era il 28 novembre venerdì e durante la pausa pranzo come abbiamo fatto altre volte insieme ad altri avvocati siamo andati in un bar dietro il corso di Chieti. C’erano anche i pm Bellelli e Mantini oltre a Cristina Gerardis e altri avvocati ma con precisione non saprei dire chi ci fosse quel giorno lì. Dopo il panino la Mantini mi prese da parte e mi disse esattamente quanto riportato negli sms, e cioè che Edison stava cercando di corrompere i giudici con tangenti, che avevano offerto soldi ai giudici. Che tali notizie erano certe perché provenivano da fonti attendibili, certe, fidate e verificate. Queste notizie immediatamente dopo mi furono confermate dall' avvocato Gerardis, la quale aggiunse che le sapeva già da una settimana e che aveva ritenuto di riferirle prima ai pubblici ministeri.  Il riferimento della dottoressa Mantini era comunque a plurime fonti (attendibili, certe, fidate e verificate)».

 E’ a questo punto che l’avvocato sconvolto per quanto appreso scrisse due sms in sequenza al suo collega di studio Santamaria.

Ecco che cosa scrisse: «Edison sta cercando di corrompere i giudici con tangenti me lo ha confermato anche Cristina».

A seguire: «hanno offerto soldi ai giudici è stato accertato dalla procura della Repubblica». 

Su quest’ultimo Di Fulvio precisò: «quando ho scritto che “è stato accertato dalla procura” intendevo dire che per la procura di Pescara erano fonti fidate e verificate».



PAGATO PREZZO ALTISSIMO

Dopo mesi di silenzio, durante i quali sia il giudice che la società hanno azionato denunce per diffamazione e tutti gli altri soggetti istituzionali non hanno spiegato quanto successo, Di Fulvio è tornata a parlare.

Probabilmente non era nemmeno sua intenzione farlo ma quando è stata citata ha sentito il dovere di intervenire.

Così sabato pomeriggio ha chiesto la parola spiegando: «per quel processo ho versato fino all’ultima goccia di sangue, lavorando accanto alla Procura, all’avvocatura. Non sapevo che in  questo incontro si sarebbe parlato della voci sulla presunta tangenti di 3 milioni di euro. È naturale per me, se vengo citata, dire ‘eccomi’, perché ho la mia dignità».

L’avvocato ha ribadito di non essersi mai sottratta alle proprie responsabilità e ha detto che «questa vicenda è connotata da incommensurabile miseria umana, lo dico con umiltà e tristezza. Per la mia terra ho fatto tantissimo, tutto quello che era nelle mie possibilità, forse anche oltre. Con amore, con grandissimo senso del dovere, ho pagato un prezzo altissimo per questa incommensurabile miseria umana che ha caratterizzato il comportamento di altre persone, anche alte cariche dello Stato e questo mi rattrista come cittadino e come avvocato. Non posso e non voglio dire altro».

 

TORTO: «E’ DOVERE DI OGNI CITTADINO DENUNCIARE ANCHE I MAGISTRATI»  

Nel dibattito ha voluta lasciare la sua testimonianza anche Lorenzo Torto, il cittadino di Rapino che da anni ha ingaggiato una battaglia contro diversi aspetti del sistema burocratico e della magistratura. Sue alcune denunce contro il giudice Camillo Romandini e oggetto di diverse interrogazioni parlamentari dal 2015 che attendono risposta.

«Per esperienza personale», ha detto Torto, «vi dico che è giusto che un cittadino si assuma la responsabilità di lottare contro un sistema che non funzione e che dimostra criticità. Queste criticità sono molto evidenti nel caso del giudice Romandini perchè non è mai successo che un magistrato  sia stato titolare di una impresa  agricola individuale per diversi anni, dal 1996 -2015, percependo notevoli contributi pubblici. Chi doveva controllare non ha mai controllato e attendo le risposte alle interrogazioni del Movimento 5 Stelle dal 2015. Il giudice deve restituire bei soldi all’erario… E’ un dovere di ogni cittadino segnalare un comportamento così vergognoso, come ho fatto io, perchè posso dire che questo magistrato ha due procedimenti disciplinari e dovrà dare spiegazioni sui soldi percepiti dalla Agea e dalla Regione Abruzzo. Aggiungo che Romandini è stato ex presidente dell’Ater Lanciano, poi nel comitato etico della D’Annunzio e mi domando: un giudice che ha tutti questi incarichi pubblici come fa a non avere commistioni con la politica? Di recente ho fatto visita alla Corte dei Conti perchè sono due anni che hanno una mia denuncia ma la procuratrice contabile è affetta da amnesia. Questa è verità, le responsabilità si devono cercare anche nella magistratura perchè ci sono giudici che si sacrificano per una giustizia giusta e altri che la utilizzano per altri fini»