LA LETTERA SEGRETA

Dea di II livello: nessun super ospedale tra Chieti e Pescara: i Ministeri ribocciano Paolucci

La lettera segreta che straccia la delibera di giunta 271 del 2017 e “l’integrazione funzionale”

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Controllo dei conti della sanità: ceffoni e tirate d’orecchie istituzionali alla “Regione svelta”

 

ABRUZZO. «La Regione non fa passi indietro: il super ospedale non sarà né di Pescara né di Chieti ma di entrambi».

Così ieri sul quotidiano Il Centro l'assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, ha confermato che il Dea di secondo livello sarà condiviso tra l'ospedale Spirito Santo e il Policlinico Santissima Annunziata. Un pò qui e un pò là.

Appena 24 ore dopo, però, il Ministero della Salute, d’accordo con quello dell’Economia, lo smentiscono di netto.

Ieri Paolucci si faceva intervistare per ribadire che «indietro non si torna»  e che «le carte parlano chiaro», che «è tutto coerente».

Ventiquattro ore dopo è l’ennesimo castello di carte che crolla.

 Silvio Paolucci  non sa che mentre a Roma leggevano le sue pregevoli teorie, da una stanza del ministero stava partendo una lettera con una stroncatura.

I ministeri, infatti, hanno bocciato  la delibera che decantava l’assessore nell’articolo,  la numero 271 del 2017 che teorizzava «l'integrazione funzionale tra Chieti e Pescara per il Dea di secondo livello».

Una sfortuna sfacciata ed un tempismo massimamente imperfetto: sarebbero bastate 24 ore in più di silenzio per evitare che una “chiacchierata-intervista” si trasformasse nell’ennesimo boomerang.


 

DA DOVE NASCE IL PROBLEMA DEL DEA DI SECONDO LIVELLO

Secondo l’ormai stranoto Decreto Lorenzin, le regioni, per ogni 600 mila abitanti, devono individuare un ospedale Dea di secondo livello.

Si tratta di un  nosocomio che ha tutte le specialità, le discipline più complesse come cardiochirurgia, emodinamica, interventistica h24, neurochirurgia, rianimazione cardiochirurgica, chirurgia vascolare, chirurgia toracica, endoscopia digestiva, broncoscopia interventistica, radiologia interventistica, rianimazione pediatrica e neonatale, medicina nucleare…

Ora in Abruzzo, da ormai due anni, si deve stabilire quali siano i prescelti, cosa del resto semplice perchè bisogna capire quale struttura si avvicini di più alle caratteristiche richieste e abbia le maggiori specialità al suo interno.

La cosa è semplice per gli “umani” e la risposte sarebbe facili: Pescara e Teramo, nosocomi  che hanno di più rispetto a quelli di Chieti e L’Aquila.

La cosa diventa, invece, difficile, al pari di una equazione con tre incognite, per la politica, quella che antepone voti, campanile ed interessi particolari all’interesse più generale.

Così per mesi nella cagnara si è parlato di «scippi», c’è stata una sommossa bipartisan a Chieti che sulla carta dovrebbe rinunciare anche al Dea (dopo essere stata svuotata negli anni scorsi di molti altri servizi), e i fieri aquilani anche loro spesso trascurati  non ci pensano proprio a cedere il passo a vantaggio di un disegno più logico e razionale che vede Teramo in pole position.

Chiacchiera chiacchiera, nel frattempo la giunta e Paolucci si barcamenano tra bucce di banana e inciampi, decidendo che la soluzione migliore è quella salomonica e cioè di accontentare sia Chieti che Pescara, individuando un Dea di secondo livello un pò all’uno e un pò all’altro, teorizzando e vergando propositi border line.     

«Data l’assoluta contiguità tra le due strutture, afferenti all'area metropolitana Chieti Pescara», si leggeva ieri su Il Centro, «si ritiene che tale indicazione sia coerente con le indicazioni Agenas che prevedono che un Dea di secondo livello possa essere garantito da più presidi integrati».


 


E INVECE NO

La lettera firmata ieri dal direttore generale della programmazione sanitaria, Andrea Urbani, dice che no,  Paolucci si sbaglia e boccia senza mezzi termini qualunque “integrazione funzionale” tra i due ospedali.

In pratica i Ministeri dicono che il Dea di secondo livello va individuato e organizzato presso l'ospedale che ha il numero maggiore di specialità, cioè Pescara che avrebbe bisogno solo di cardiochirurgia che non potrebbe restare a Chieti. Ma a Chieti il polo cuore è stato da poco creato a suon di quattrini e poi c’è la facoltà di medicina...

Allora l’alternativa sarebbe individuare Chieti e trasferire molte più specialità che sono attualmente a Pescara, ma poi nascerebbero ulteriori problemi anche logistici e di spazi.

Ma una scelta va fatta ed è un aut aut.

Inoltre i ministeri dicono che la Regione sta procedendo con ritardo all'individuazione del Dea di II livello e, quindi, la sollecita nuovamente.

Anche l’ultimo tavolo di monitoraggio a riguardo era stato chiaro ed aveva già anticipato che Pescara doveva essere la scelta secondo logica ma si è preferito far finta di nulla e tirare dritto.

 


PIANO CARENTE, TUTTA TEORIA E ZERO PRATICA

Inoltre sempre il dirigente ministeriale Urbani   dice ancora che il piano elaborato dalla Regione risulta carente di analisi e indicazioni operative necessarie ad attivare una reale integrazione funzionale tra i due presidi ed avviare il percorso di definizione del presidio DEA II livello.

Insomma tante chiacchiere e pochi fatti, cioè pochi passi in avanti verso una reale riorganizzazione del piano sanitario e degli ospedali.

Dunque, con il parere non favorevole alla delibera 271 si mettono punti fermi che confliggono pesantemente con il piano operativo che Paolucci e D’Alfonso vogliono adottare.

I Dea di secondo livello dovranno essere scelti e Pescara e Teramo sono le scelte più logiche, pratiche e opportune e questo genererà l’ennesima guerra tra campanili, visto che la classe politica non è in grado di spiegare queste ragioni ai cittadini.

Chi pensava di tirare a campare senza prendere decisioni importanti sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, e  magari voleva attendere le elezioni, si sbagliava.

I Ministeri ribadiscono di essere in attesa di riscontri e decisioni che dovevano già essere varate a fine 2016.

E al varco c’è sempre il tavolo di monitoraggio che ufficialmente ancora non sa quanto siano impazziti i conti della sanità…

E’ di nuovo allerta meteo...

 

Alessandro Biancardi