SCENARI E RETROBOTTEGA

Abruzzo, siamo alla vigilia di una nuova guerra tra le cliniche?

Frizioni per le richieste di Ini Canistro rappresentata dal consulente Giancarlo Masciarelli

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Abruzzo, siamo alla vigilia di una nuova guerra tra le cliniche?

Giancarlo Masciarelli

 

 

ABRUZZO. Siamo alla vigilia di una nuova guerra regionale tra le cliniche private? E’ forse già iniziata? Pare che le premesse ci siano tutte.

Se da una parte gli imprenditori privati (quelli che dovrebbero essere controllati scrupolosamente dal pubblico) fanno il loro business, il pubblico dovrebbe perseguire l’interesse dei cittadini e attenersi ad altre norme fondamentali per evitare forzature e disparità di trattamento che potrebbero rendere meno libera la concorrenza del mercato.

Ci sono molti indizi che se collegati tra di loro potrebbero dare una chiave di lettura alla realtà sanitaria che l’Abruzzo sta vivendo.

 

 INI CANISTRO PROTESTA

 Nei mesi scorsi la clinica Ini di Canistro della famiglia Faroni aveva protestato perchè vuole rimodulare i posti letto accreditati.

Oggi a Pescara c’è un incontro per discutere appunto della rimodulazione dei posti letto nella monospecialistica in Ortopedia, il cui avvio è previsto per il prossimo 1° gennaio.

All’incontro parteciperanno il capo dipartimento, Angelo Muraglia, il dirigente Germano De Sanctis, il direttore amministrativo della casa di cura, Daniela Stati, l’avvocato Tommaso Marchese ed il consulente della struttura privata Giancarlo Masciarelli, che la stessa clinica definisce «esperto in materia sanitaria a livello nazionale».

La clinica chiede più posti letto ed invita la Regione a leggere in chiave meno restrittiva il decreto Lorenzin: non solo in  Ortopedia, secondo un modello “monospecialistico”, ma anche in Urologia, secondo un modello “multidisciplinare” e “dipartimentale”.

  

LE RICHIESTE

 Nella richiesta della clinica si spiega che questa modifica è possibile proprio alla luce del decreto Lorenzin, dove si parla di «monospecialistica dipartimentale», che consente l'accreditamento non di una sola disciplina, e una soltanto, ma anche di «discipline affini e complementari», «come sono ad esempio l'ortopedia e l'urologia, ed anche l'ortopedia e la riabilitazione».

 A parte l’affinità tra ortopedia e urologia -che sfugge al cittadino comune- l’idea è proprio quella di leggere un divieto che pareva chiaro del decreto Lorenzin come una possibilità.

 Già in una audizione, alla quinta commissione sanità del Consiglio regionale, con un parere legale realizzato dall’avvocato Tommaso Marchese, la Ini aveva evidenziato che la Regione «ha facoltà di apportare una modifica a quanto deciso dal decreto commissariale del 12 settembre 2016, che aveva disposto la riconversione della casa di cura interpretando il decreto Lorenzin in modo restrittivo, ovvero in struttura “mono-specialistica” con l’assegnazione di 30 posti letto nella sola Ortopedia e Traumatologia, a cui si aggiungono 5 posti letto di recupero e Riabilitazione funzionale».

Questo perché, sostiene il parere legale, il decreto Lorenzin aveva demandato la definizione e l’applicazione a una specifica intesa in sede di conferenza Stato-Regioni, che si sarebbe dovuta sottoscrivere entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso. Passaggio mai avvenuto.

 E dunque, sostiene ancora il parere legale, possono essere le Regioni e le Asl «ad avere la facoltà di stabilire le modalità attuative del decreto, facendo valere il principio della multidisciplinarietà e delle “Aree funzionali omogenee”, accreditando alla struttura di Canistro 23 posti letto di Ortopedia e Traumatologia e, appunto, 7 posti letto di Urologia».

  

LE FORZATURE

Dal 2015 il commissario straordinario alla sanità D’Alfonso e la giunta regionale D’Alfonso poi, si sono mostrati molto comprensivi nei confronti delle difficoltà intervenute.

 Il pericolo che incombeva sulle strutture sanitarie private piccole  era il mancato accreditamento se non ricorrevano certi presupposti.

Uno di questi era il numero di posti letto inferiore a 60: niente accreditamento.

Il commissario, però, con un decreto apposito ha stabilito diversamente.

Così, per esempio, Villa Letizia fino al 12 settembre 2016  aveva 57  posti letto accreditati per acuti  ma il giorno dopo ne aveva 60. Salva.

 Il decreto Lorenzin, poi, dice che a questa regola non soggiacciono le strutture monospecialistiche.   

La clinica Ini il 12 settembre era polispecialistica, il giorno dopo monospecialistica. Salva.

 

Il meccanismo utilizzato per lanciare la ciambella di salvataggio è semplice; per Villa Letizia sono stati trasformati 6 posti letto ordinari in 3 posti letto di Ortopedia e Traumatologia mentre per l’Ini i posti letto accreditati (30) sono diventati tutti di Ortopedia divenendo appunto monospecialistica e schivando la mannaia di Lorenzin.

 Poi la giunta ha concesso proroga quando i termini stabiliti dal decreto Lorenzin erano già scaduti in attesa che la clinica si mettesse in regola.

 La clinica dei Farone ha continuato ad erogare prestazioni sanitarie in convenzione anche per tutto il 2016 e adesso anche per il 2017.

Ad un certo punto la Regione (magari per queste forzature) ha avuto problemi a pagare e gli attriti e le minacce si sono fatte più forti da parte del privato.

Così, scansando la Lorenzin, l’assessore Silvio Paolucci si è incaricato di incaricare la Asl di verificare  «tempestivamente alla verifica dell'appropriatezza, legittimità e congruità delle prestazioni indennizzabili ai fini del loro eventuale riconoscimento economico».

Controlli ok e pagamenti sbloccati.

 

LA DISPARITA’?

Tra le cliniche accreditate si ritrova anche quella di Chieti, Spatocco, che al suo attivo di posti letto ne ha 45 (meno di 60 previsti dal decreto).

Ora si inserisce anche la vicenda Ini che con Masciarelli proverà a far leva su qualche debolezza che la giunta poteva evitarsi: “perchè non sistemiamo le cose come per Spatocco?”. Così si potrebbe trovare un accordo che accontenti la famiglia Faroni ma soprattutto, Masciarelli abile nelle trattative più difficili.    

 In effetti Ini vuole anche posti letto di urologia (trasformandone alcuni di quelli che già ha), perchè tradizionalmente ha sempre avuto questa specializzazione. Ma la giunta gli ha dato posti di ortopedia senza una ragione logica ed ora si cerca di far passare come affine l’urologia e superare con doppie giravolte il decreto.

 Il tutto mentre si sono creati già due blocchi di riferimento anche all’interno della giunta: quello di Pierangeli più vicino politicamente a Paolucci e quello di Petruzzi più vicino politicamente al governatore,  così da creare un certo equilibrio anche negli assetti politici dell’esecutivo ma anche più di un attrito.

 Ini si gioca le sue carte incuneandosi in questo equilibrio con Masciarelli e con il legale Marchese, storico avvocato dell’Aiop, presieduta da anni da Pierangeli ed oggi da Petruzzi di Villa Serena, che sono poi i due big della sanità abruzzese, che si spartiscono circa 70mln di euro su 132, entrambi di Pescara.

 


ALTRE TENSIONI SUI BUDGET

Per quanto riguarda l’extrabudget (cioè il superamento del tetto stabilito e che secondo alcune scuole di pensiero non dovrebbe essere pagato dalla Regione) le cliniche hanno eroso complessivamente il 104% del tetto massimo previsto dai budget 2016.

La maggiore erosione è stata proprio quella della Casa di cura Ini Canistro srl, (244%, si evidenzia un fatturato pari a 7,9 mln di euro a fronte di un tetto pari a 3,2 mln di euro), Casa di Cura San Raffaele (115%), Casa di cura di Lorenzo S.p.a (102%), Casa di cura San Francesco (101%), Casa di cura Spatocco (101%).

Anche le somme in più sono sempre state pagate dalla Regione ma il tavolo di monitoraggio ha sollevato perplessità ed in futuro potrebbe essere più difficile ottenere le somme in più anche a fronte di un aumento del budget totale a 132 mln di euro (cifra che non sarebbe peraltro in linea con la legge della spending review che stabilirebbe il tetto a 124mln).

 

 


 

IL NUOVO VECCHIO (RI)CICLO CHE AVANZA

Dunque ancora una volta la sanità abruzzese vive momenti delicati perchè diverse criticità potrebbero esplodere in una reazione a catena e far saltare ogni equilibrio o freno inibitorio.

Senza dimenticare la delicatezza dei conti della sanità pubblica...

Ancora una volta la pubblica amministrazione si trova a dover contrattare (o contrastare) le richieste di una clinica rappresentata da una persona ben nota senza che si sollevi alcuna perplessità.

L’ingegnere Giancarlo Masciarelli, definito come «l’inventore delle cartolarizzazioni» della fallita Carichieti, poi fautore di quelle quasi miliardaria della Regione, lo stesso che all’epoca di Giovanni Pace e poi di Ottaviano Del Turco partecipava alle riunioni -come quella di oggi per Ini Canistro- sedendo dalla parte del “pubblico”, quello che trattò direttamente con la Deutsche Bank per le cartolarizzazioni pubbliche e poi ottenne una consulenza privata dall’importo cospicuo.

Masciarelli è stato anche dipinto dalla procura di Pescara come il perno principale e la mente della maxitruffa sui fondi europei della Fira e di Sanitopoli, salvo poi accettare il patteggiando avanzato dal suo legale Giuliano Milia ad una condanna giudicata congrua dagli stessi magistrati: 3 anni e 4 mesi per l‘uomo con 178 capi di imputazione .

Altre condanne non sono mancate da parte della Corte dei Conti al pagamento di cifre in favore della Regione, pagamenti mai onorati perchè ufficialmente l’ingegnere è nullatente. Nemmeno questo aspetto ha mai creato imbarazzo.  

Mentre gli altri coimputati nei vari processi si sono logorati in processi estenuanti e lunghi, Masciarelli ha avuto quello che cercava: l’inabissamento, per poter ritornare ad una vita “normale” fatta di collaborazioni illustri (con lo studio Milia), con altre ditte impegnate negli appalti milionari della ricostruzione de L’Aquila e in moltissimi altri affari mai chiariti e non noti che riguardano la sanità ma anche la speculazione edilizia.

La clinica Ini Canistro non ha mai chiarito per quale ragione ha reputato opportuno affidare una consulenza da diversi anni proprio all’ingegnere «esperto nazionale» che tratta direttamente e sembra essere indicato quasi come interlocutore principale in sostituzione del proprietario e spesso della stessa direttrice Stati.

Certo, a proposito di cicli storici, è un fatto che la stessa proprietà della clinica di Canistro abbia scelto come direttore amministrativo Daniela Stati, ex assessore regionale alla Protezione Civile (in pieno sisma aquilano), di cui si sconoscevano competenze sanitarie, figlia di Ezio, storico e potente ras della prima Forza Italia con problemi giudiziari ancora non definiti ma da loro più volte contestati.

Forza Italia di fine anni ‘90-inizio 2000 è stato il partito che ha sollevato il giovane prodigio Masciarelli già allora con interessi all’estero tra Londra ed Emirati ed amici importantissimi come Dell’Utri e Berlusconi.

Ora tutto questo fa sorgere più di una domanda anche agli osservatori disattenti e disinformati chissà se anche agli esponenti istituzionali.

Domande non secondarie anche alla luce di notizie più recenti come quelle fornite dal presidente D’Alfonso che ha pubblicamente, e con orgoglio, affermato di rivolgersi spesso allo studio Milia per «chiedere consigli» «perchè non c’è niente di male».

Per lo studio legale collabora anche Masciarelli e qualcuno dovrebbe almeno rassicurarci che non vi è alcuna proprietà transitiva che possa far ritornare indietro nel tempo l’Abruzzo, quando la politica sanitaria veniva decisa da Masciarelli.

 La riunione di oggi, dunque, sembra cruciale per il futuro della sanità regionale: accordo e quiete oppure guerra all’ultimo sangue come quella scatenata e vinta contro Villa Pini?

A differenza del passato, però, tutti sanno che non vi sono le condizioni politiche per un nuovo scandalo giudiziario come quello di Sanitopoli.

Masciarelli-Taormina e il dossier che non conosceremo mai

ABRUZZO. E’ stato forse uno dei momenti più “intensi” di questa estate e che ha tenuto desti moltissimi parlamentari nel bel pieno del solleone. La notizia della esistenza di un fantomantico dossier scottante per i suoi contenuti l’ha rivelata l’ex senatore forzista e avvocato Carlo Taormina in un momento preciso della storia.