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Esperimento Sox, ecco le autorizzazioni: alcuni enti curiosamente esclusi dalla procedura

PrimaDaNoi.it risponde così alla opacità degli enti pubblici: la trasparenza la facciamo noi

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Esperimento Sox, ecco le autorizzazioni: alcuni enti curiosamente esclusi dalla procedura

Borexino

ABRUZZO. Il 27 novembre 2014 parte dai Laboratori del Gran Sasso la richiesta di autorizzazione dell’esperimento Sox.
La procedura amministrativa viene incardinata secondo la legge 241 del 1990 che disciplina obblighi e regole della pubblica amministrazione. Tutto però rimane talmente segreto che persino la Regione Abruzzo -che ha rilasciato pareri- oggi dice di non saperne nulla e chiede le carte al Ministero.
Probabilmente sarebbe stato meglio cercare meglio nei propri uffici.
Nonostante il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, sia stato sollecitato a pubblicare le carte e a fornire spiegazioni nulla di nuovo è emerso.

La legge del 1990, tra le altre cose, disciplina anche la trasparenza eppure, per ben tre anni, è tutto rimasto segreto (se per segreto si intende ogni informazione alla popolazione e ai cittadini).
Come è accaduto altre volte PrimaDaNoi.it pubblica tutti i documenti che è riuscito ad ottenere, cercando di porre rimedio ad una gravissima mancanza degli enti pubblici.
Specifichiamo fin da ora, per tutti coloro che si agitano e vogliono conoscere i “retroscena”, che i documenti sono stati ottenuti legittimamente e che si tratta di documenti pubblici sui quali nessun ente ha posto ufficialmente il segreto di Stato.
Ogni discussione su presunto pericolo di ordine pubblico, ad oggi, sono pretestuosi, fuorvianti e pericolosi.
Dalla documentazione si evince chiaramente come la procedura di autorizzazione dell’esperimento Sox (che prevede una sorgente radioattiva potentissima di Cerio 144) sia tutta focalizzata sull’esperimento stesso tralasciando contesti più ampi. Come focalizzare un piccolo particolare ignorando l’intero panorama.


COSA MANCA

Nessun accenno, o quasi, al luogo ove si svolge l’esperimento e cioè i Laboratori del Gran Sasso che -come è stato scoperto di recente da questo quotidiano- tra gli altri meriti non ha quello di essere sicuro, in regola con diverse normative (come quello della distanza minima dalla captazione delle acque o quello della sicurezza).
Nessun accenno ai pericoli di contaminazione del recentissimo passato (gli incidenti di agosto 2016 e maggio 2017), nessun accenno nemmeno ai terremoti del 2009 e quelli del 2016 o eventuali criticità emerse in seguito alle scosse.
Nessun accenno alla mancata impermeabilizzazione della sala C o dei lavori non completati dal commissario straordinario Angelo Balducci nonostante gli 87 mln di euro spesi.


ESPERIMENTO SICURO

Come più volte ribadito dagli stessi vertici dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso «l’esperimento Sox è sicuro». Significa che la sorgente viene protetta dalla famosa e sicurissima capsula in tungsteno. Significa pure che, tecnicamente, tutto viene previsto e maneggiato con estrema sicurezza.
Ma, per esempio, non si accenna minimamente ad eventualità come incidenti, che pure possono sempre accadere e nessuno può escludere al 100%.
Oppure, come fatto notare dal Forum H2o, non viene mai nemmeno citata (semplicemente omessa) tutta la questione che riguarda la captazione dell’acqua che rifornisce 700mila persone e le mancate distanze di sicurezza dei materiali pericolosi, obbligatorie per legge.


E LA SICUREZZA DEI LABORATORI?
Altro aspetto non citato è il fatto che i Laboratori sono considerati stabilimento ad incidente rilevante (dovrebbero avere un piano di sicurezza sempre aggiornato ma pare che non sia così) e dunque soggetti ad una particolare e stringente normativa che obbliga a prescrizioni e precauzioni ulteriori e inderogabili.
Sotto questo aspetto bisogna anche considerare la particolarità unica dei laboratori che per esempio sono sotterranei (con tutto quello che comporta sotto l’aspetto della sicurezza) ed hanno un’unica via di accesso con sbocco nel traforo del Gran Sasso, peraltro gestito da Strada dei Parchi. Tra le varie norme inderogabili ci sono, per esempio, quelle delle “uscite di sicurezza” ma per i laboratori questo non è possibile.
Il problema è stato sollevato 20 anni fa quando l’interessatissimo ministro Pietro Lunardi -già progettista dei laboratori negli anni ‘80 e poi consulente dei Laboratori- spingeva affinchè si potesse fare la terza canna (con la sua Rocksoil in pole position) poi con forza avversata dagli ambientalisti perchè giudicata da tutti (persino i tecnici) pericolosa per le falde acquifere e la loro captazione.
Nel progetto, però, era ricompreso anche un accesso dedicato ai Laboratori che avrebbe potuto in parte risolvere problemi inerenti la sicurezza.
Poi il progetto fallì, i soldi passati a Balducci per i lavori che non hanno messo in sicurezza i Laboratori e nel 2017 ci ritroviamo ancora a parlare… di sicurezza


DIMENTICATI ALCUNI ENTI, INCLUSI ALTRI CHE NON C’ENTRANO

Tra le altre stranezze dei documenti che pubblichiamo anche l’inspiegata esclusione di alcuni enti pubblici che dovevano essere interpellati e che sono normalmente interpellati con la contestuale inclusione di altri che nulla hanno a che fare con i laboratori. E’ noto a tutti (o dovrebbe esserlo) che i laboratori si estendono in buona parte anche nel territorio della Provincia di Teramo.

Per esempio, il Comune di Isola del Gran Sasso non è mai stato messo a conoscenza della autorizzazione visto che tra gli indirizzi non compare mentre compare quello relativo al Comune de L’Aquila, non si capisce a quale titolo.
Nel decreto si parla di “Provincia” ma nell’indirizzo non c’è, ad ogni modo non si capisce di quale si parla se quella de L’Aquila o quella di Teramo o più correttamente di entrambe.
Lo stesso vale per i vigili del Fuoco che sono solo quelli de L’Aquila e non anche quelli di Teramo e la Asl, che è sempre solo quella de L’Aquila, mentre quella di Teramo -che ha avuto un ruolo determinante anche in passato per quanto riguarda le autorizzazioni post lavori ed il controllo dell’acqua erogata- non c’è.


«E’ incredibile», commenta Augusto De Sanctis del Forum H2o, «è come se il Ministero non sapesse nemmeno dove si trova l’impianto è come dire che per gli impianti petroliferi di Viggiano visto che la sede dell'Eni è a Milano si mandano le autorizzazioni che riguardano la Basilicata alla provincia di Milano… »
Nei documenti richiesti ne mancano ancora diversi tra cui proprio la richiesta dei laboratori di novembre 2014 che ha innescato la procedura amministrativa.
Intanto oggi dal primo pomeriggio a Teramo ci sarà un corteo pacifico per l’acqua trasparente, manifestazione organizzata dall’Osservatorio Indipendente sull'Acqua del Gran Sasso e al quale hanno aderito diverse decine di associazioni ma anche enti pubblici come la Provincia di Teramo e molti comuni del Teramano.