L'ALLARME INASCOLTATO

Gas a Bomba, l’esperto: «sponda del lago è franosa, somiglia al Monte Toc del Vajont»

Già 7 anni fa l’allarme nelle osservazioni al Ministero

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Gas a Bomba, l’esperto: «sponda del lago è franosa, somiglia al Monte Toc del Vajont»

BOMBA. Un dirigente Acea (azienda per l'energia elettrica di Roma) che ha visto con i propri occhi la realizzazione della diga alla fine degli anni '50, aveva messo in guardia già 7 anni fa, con estrema severità, le autorità deputate all'approvazione del progetto di estrazione di idrocarburi sotto il lago di Bomba.

Nei giorni scorsi si è scoperto che il Ministero dell'Ambiente ha concesso ai petrolieri che vogliono estrarre gas a Bomba, a poche centinaia di metri a valle dall'omonima diga, la possibilità di integrare il progetto al di fuori delle procedure previste dalla legge sulla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale

Il progetto è di quelli fortemente contestati dalla popolazione e dagli ambientalisti e in una lettera data 2010 e firmata dal dirigente Acea in pensione, Nicola Berghella, erano state messe nero su bianco già tutte le criticità.

Ad oggi il progetto è ancora in piedi.

Berghella, originario di San Vito Chietino, negli anni scorsi aveva seguito sin dai primi sondaggi tutte le fasi della costruzione della diga in terra battuta sul fiume Sangro, fino al termine e anche negli anni successivi. E’ specializzato in topografia, quindi si è occupato dei problemi topografici della diga e del bacino, oltre che degli stati di consistenza dei terreni espropriati insieme ai funzionari del Genio Civile di Chieti, dell’apposizione dei termini di confine delle zone di rispetto lungo le sponde del lago, e la redazione dei relativi tipi di frazionamento catastali.

 Alla fine si è occupato anche del rimboschimento delle sponde del lago con piante di pioppo, fornite dall’allora Ente per la cellulosa e la carta; operazione che, per la verità, fu un fallimento per il mancato attecchimento.

Insomma, Berghella non è certo ‘uno qualunque’ ma conosce perfettamente ogni angolo del bacino, della diga e di tutte le fasi della costruzione di essa.

Già 7 anni fa presentò delle osservazioni al progetto inviate al Ministero e alla Regione e definì il progetto di estrarre gas dal sottosuolo proprio nelle vicinanze della diga «un azzardo, assolutamente da evitare, considerando l’assoluta instabilità dei terreni di tutta la zona. E’ vero che è trascorso mezzo secolo dalla costruzione della diga e non è successo niente fino a oggi, ma l’instabilità resta evidente, i pericoli sono potenziali e latenti, e bisogna tenere conto soprattutto del fenomeno della subsidenza che è inevitabile, con le sue imprevedibili conseguenze.  Ed in caso di possibili crepe alla diga o di franamenti delle sponde del lago e conseguente tracimazione, c’è soltanto disastro inimmaginabile per tutta la valle del Sangro e per tutte le abitazioni e gli insediamenti industriali».

Berghella ricorda inoltre che durante dei lavori si stava scavando nell’alveo per la base della diga e «inaspettatamente quello che doveva essere l’appoggio della spalla destra della diga franò a valle con una massa enorme; per fortuna l’evento si verificò di notte, così si evitarono numerose possibili vittime.            Forse solo allora ci si rese conto che la morfologia stessa del luogo indicava che quella era già il deposito di una antica frana. La spalla sinistra della diga poggia sul monte Tutoglio, di altra natura rispetto alla sponda destra, ma che ha avuto bisogno di iniezioni di cemento, per consolidarlo, per diverse migliaia di tonnellate, effettuate dall’impresa Rodio, fino a veder riuscire il cemento nelle vicinanze di Villa S.Maria.   Le sponde del lago sono tutte franose; in particolare la sponda sinistra, sotto Montebello sul Sangro. E quella zona rassomiglia tanto al Monte Toc del Vajont, che produsse quell’immane disastro nel 1963».