LA REPLICA

Gran Sasso, Sox a prova di esplosione nucleare? «Ma se si perdono diclorometano da una vaschetta…»

Dura replica del Forum al presidente della Infn: «E il rischio sismico? E il fattore umano?»  

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Acqua contaminata dal Gran Sasso, nel silenzio i Teramani continueranno a bere l’acqua dei laboratori

 

 

 

ABRUZZO. «Esperimento SOX a prova di bomba nucleare? Sarà, finora sono riusciti a perdere il diclorometano nell'acqua dell'acquedotto da una vaschetta senza neanche accorgersene».

Non poteva passare inosservata la dichiarazione di ieri da parte del Presidente dell'INFN Ferroni sulla sicurezza dell'esperimento SOX.

 

«Il laboratorio del Gran Sasso ha già ospitato un generatore di neutrini del tipo che si sta preparando per l'esperimento Sox. Questo oggetto, autorizzato da tutti gli organi competenti, sarà un paradosso, ma è a prova di esplosione nucleare», ha detto Fernando Ferroni, sull’esperimento che prevede Cerio-144, sotto la montagna.  

 

«Poichè ci piace ragionare con dati e numeri e non con frasi ad effetto», ha spiegato Augusto De Sanctis del Forum H2o, «quando vedremo tutte le carte verificheremo anche se il contenitore effettivamente resiste alle temperature generate da un'esplosione nucleare, giusto per un gioco per verificare l'attendibilità dell'affermazione del Presidente. Già da ora ci permettiamo di fargli notare che il tungsteno fonde a poco più di 3.400 gradi e che una bomba atomica produce una temperatura ben superiore».

 

Ma il Forum vuole rimanere attaccato alla realtà e domanda chiarezza su alcuni aspetti e ben altri tipi di rischio: per esempio come si intenda derogare all'Art.94 del Decreto 152/2006 che impone il divieto di stoccaggio di sostanze radioattive, anche schermate, nell'intorno di una captazione idropotabile.

 

«Sul rischio sismico», spiega De Sanctis, «si omette di dire che gli apparati nei Laboratori sono sì progettati per reggere scuotimenti importanti ma, da quanto ne sappiamo (e il direttore in contradditorio a Isola del Gran Sasso non ci ha risposto), non sono progettati per reggere un'eventuale dislocazione generata da una faglia. Si pensi a quanto accaduto sul Vettore, con lo spostamento di oltre un metro tra un lembo e l'altro della frattura. Facciamo notare che dentro i laboratori corre una faglia che nel 1994 si è mossa (è monitorata con un interferometro). Tra l'altro in caso di dislocazione probabilmente ci sarebbero problemi enormi ai tunnel autostradali che sono l'unico modo per raggiungere i laboratori».  


 

FATTORE UMANO

«Sul fattore umano basterebbe ricordare che il disastro Germanwings», dice il Forum, «avvenne per un suicidio di un pilota che portò il suo aereo a schiantarsi con 150 persone a bordo sulle Alpi. Un fatto imprevisto ma avvenuto. Anche su questo il direttore dei Laboratori non è riuscito a rispondere ad Isola del Gran Sasso.  Sul possibile scenario incidentale con effetto domino con Borexino (o con altri esperimenti) ci permettiamo di ricordare che già oggi i Laboratori sono un Impianto a Rischio di Incidente Rilevante in base al D.lgs.105/2015 e che basta leggere il Piano di Sicurezza Esterno per capire tutti i limiti che riguardano la possibilità di gestire i rischi collegati a sostanze pericolose in un laboratorio sotterraneo con scarsa possibilità di intervento in caso di incendio di vaste proporzioni».

 

Problemi e fatti certi che per ora non trovano risposte che dovrebbero essere invece tutte nelle carte tenute segrete fino ad ora e non pubblicate da nessuna parte.

«Teorie?», incalza De Sanctis, «Peccato che il Presidente si sia guardato bene dal ricordare che lo scorso agosto 2016 i laboratori sono riusciti nella difficile prova di perdere del diclorometano cancerogeno nell'acqua dell'acquedotto a partire da una vaschetta con una sequela di errori tragicomici, se non fosse stata una cosa assai seria.  Vogliamo scomodare precedenti illustri che hanno coinvolto lo stesso Borexino, anch'esso teoricamente a prova di perdite? Vediamo che storia e fatti non hanno insegnato nulla».

 

Il Forum contesta «l'atteggiamento supponente del Presidente» e rievoca atmosfere e scenari del gennaio 2002 quando le associazioni pubblicarono l'elenco delle sostanze chimiche usate nei laboratori, ricevendo per tutta risposta una minaccia da parte dell'allora Commissario dell'Arta di denuncia per procurato allarme (a cui non fu dato seguito). Dopo 7 mesi ci fu l'incidente con il Trimetilbenzene, con il caso delle pagine strappate del libro mastro degli esperimenti di quei giorni. Poi il sequestro della sala C e di Borexino e la scoperta che i Laboratori operavano senza autorizzazioni. Nel frattempo si scoprì anche che nell'esperimento MACRO erano accadute cose incredibili con i bicchierini di plastica attaccati sugli apparati per intercettare le perdite di olio misto a trimetilbenzene.

 

«Diciamo che se si vuole rimanere nel campo della scienza e dei fatti, i cittadini si sono dimostrati in questi anni certamente più affidabili dei ricercatori».

L’unica speranza allora è di non replicare lo schema del 2002 e sperare che nessuno dica che «gli ambientalisti portano sfiga…» dopo aver sottovalutato rischi reali.