LA LOTTERIA

Il mostruoso debito regionale spalmato in 20 anni: ed è subito giubilo   

Pagheremo 50 mln di euro all’anno, tanto costa la cattiva amministrazione

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Bilanci pasticciati della Regione Abruzzo: lusinghe a Padoan che non si sbilancia

D'Alfonso e Padoan

 

 

 

ABRUZZO. Giornata storica anzi «non neutra: oggi facciamo la storia». Senza paura di risultare eccessivi in una inusuale nota congiunta firmata dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso e da Silvio Paolucci, si annuncia la notizia delle notizie.  

 

«Nella legge di bilancio dello Stato c’è la “norma Abruzzo” che consente di fronteggiare il debito ereditato al 31/12/2014 in 20 esercizi successivi rispetto al debito così come risulta cristallizzato da idonea e tipica delibera di Giunta regionale, con l’unico obbligo di aumentare gli investimenti del 2% a partire dal 2018. La finanza pubblica della Regione Abruzzo torna così definitivamente in bonis. Si tratta di un risultato senza pari. A questo punto si può cominciare a correre e a ingrandire il nostro regionalismo».

L’annuncio che assomiglia più ad una vincita della lotteria nella realtà si trasforma nella attesa dilazione del mostruoso debito regionale accumulato fino al 2014 in oltre 15 anni di amministrazione regionale.

Nessun accenno a numeri e condizioni relegate a particolari secondari e trascurabili nè alle ragioni che hanno portato alla situazione attuale.

 Persino quando la Regione deve comunicare notizie (a loro giudizio positive) non si riesce ad essere chiari e a fornire un semplice servizio ai cittadini che non hanno quasi mai la possibilità di comprendere l’operato degli amministratori.

Più chiaro è Domenico Pettinari (M5s) che allora prova a tradurre le locuzioni istituzionali oscure ai più: «i cittadini devono sapere, infatti, che Il Presidente istrionicamente gioisce per un debito che ormai nel 2017 avrà toccato quasi un miliardo di euro (e non 750 milioni come sostiene, visto che l’accertamento si riferisce al 2014) e che dovremmo pagare nei prossimi 20 anni con un costo di ammortamento annuo di circa 50milioni di euro. C’è davvero poco da gioire, ma ormai la tiritera è sempre la stessa: si fa l’annuncio shock, tanto poi a pagare i debiti saranno gli altri. Avere un simile debito significa che per i prossimi 20 anni la Regione dovrà trovare 50 milioni l’anno e come farà? Riducendo gli sprechi? Riducendo i costi della politica? O forse tagliando, come hanno sempre fatto fin ora in momenti di crisi, i servizi fondamentali per il cittadino come sociale, trasporti e sanità? O addirittura aumentandone i costi per i cittadini? Lo abbiamo già visto millantare felicità istituzionali ottenute con tagli che hanno investito i semplici cittadini e mai la classe dirigente; ma questa volta probabilmente i cittadini non si faranno "fregare" dall’arte dell’annuncio».

Tra le altre cose stiamo parlando dei debiti accumulati fino al 2014 che la Regione fino a pochi mesi fa non conosceva nemmeno con precisione avendo tentato manovre pericolose poi scoperte dalla Corte dei Conti che ha cacciato il cartellino rosso facendo ricominciare la procedura di verifica di bilancio da capo.

Anche l’Ansa è costretta a chiamare l’assessore al bilancio per capire la notizia nel merito.

«Si tratta di un traguardo storico che mette fine definitivamente a 20 anni di sofferenze per i conti della Regione. Ha a che fare con la vita della gente e delle persone perché grazie a questa norma il governo D'Alfonso consente la spalmatura sostenibile dell'enorme debito del passato alimentando investimenti e consentendo il finanziamento di trasporti e sociale», ha detto l'assessore regionale al Bilancio, Silvio Paolucci, in merito all'inserimento nella Legge di bilancio dello Stato della cosiddetta 'norma Abruzzo' che prevede di spalmare in 20 anni (contro i 10 attuali) i 770 milioni di debito

«Questi annunci sono solo 'dalfonsite'», taglia netto l’ex presidente Gianni Chiodi, «era una misura indispensabile, ma è semplicemente come diluire ulteriormente un mutuo, che comunque resta sulle nostre spalle».

«Si tratta di una norma indispensabile, che più volte sollecitai anche io in commissione, in realtà invocando un arco temporale di 30 anni - ha aggiunto Chiodi - D'altronde era chiaro che fosse necessario un tempo più ampio per ripianare il deficit e che i 7 anni iniziali fossero troppo pochi». Secondo l'ex presidente della Regione, «il Governo ha atteso fin troppo prima di adottare questa misura».

A giudizio dell'esponente di Forza Italia, «serve ben altro per rimettere in moto l'economia abruzzese e in particolare occorrono politiche più serie ed efficaci, visto che mentre il resto del Paese è in ripresa, l'Abruzzo evidenzia i peggiori dati economici d'Italia, con il numero più elevato di imprese che chiudono. La verità - ha concluso Chiodi - è che la Regione non spende i fondi europei, non fa i bandi e non ha una strategia chiara».

I punti fermi al di là delle chiacchiere sono pochi.

Il primo è che la cattiva amministrazione costa 50 mln di euro all’anno per 20 anni.

Il secondo è che nessuno di quegli amministratori è stato mai chiamato a rispondere del danno prodotto che dunque non può che ricadere sulla collettività.