ALTRA "ROTTURA"

Nomina di Mattioli e forzature: aperte due inchieste, indagati in sette

Oltre D’Alfonso altri dirigenti regionali e Manola Di Pasquale la cui nomina pure fu contestata

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Nomine Istituto Zooprofilattico. Il Ministero della Salute denuncia D’Alfonso

D'Alfonso e Mattioli

 

 

ABRUZZO. Una accelerata (una delle tante) che è stata, però, letta da chi -evidentemente non conosce bene il governatore abruzzese- come una forzatura ed è scattata la denuncia ai carabinieri.

Il punto è che a firmare la denuncia è stato il delegato del Ministero della Salute.

E’ partita da qui l’inchiesta che poi ha fatto sfociare nella iscrizione nel registro degli indagati anche del presidente Luciano D’Alfonso. 

La Procura della Repubblica dell'Aquila sta indagando sull'iter e la scelta della nomina di Mauro Mattioli alla direzione generale dell'Istituto Zooprofilattico di Teramo.

Secondo l'accusa sui requisiti in possesso dell'ex rettore dell'Università di Teramo non ci sarebbe stata univocità di giudizio nei passaggi burocratici e di merito che hanno portato alla nomina. In pratica mancherebbero alcuni requisiti nel merito per la nomina e le procedure non sarebbero state rispettate.

 Si tratta in realtà di due inchieste innescate da due denunce, una delle quali presentata dal rappresentante del ministero della Salute: un fascicolo è coordinato dal sostituto procuratore Fabio Picuti, l'altro ha visto fino a poche settimane fa come titolare il pm Antonietta Picardi, ora trasferita presso la Procura della Cassazione.

Il primo fascicolo, secondo quanto riferisce l’Ansa, sarebbe già avviato sul binario della archiviazione ma non si sa per quali ragioni; il secondo, invece, potrebbe avere la stessa sorte ma prima dovrà essere assegnato dal procuratore capo, Renzo, ad un altro pm.

 In questa inchiesta ci sono otto indagati con l’ipotesi di reato di abuso d'ufficio e falso.

Oltre a D'Alfonso, sono sotto inchiesta Irene Ciabbini,  il presidente dell'Izts, Manola Di Pasquale, l'ex dirigente dello staff di D'Alfonso, Ernesto Grippo (sentito dal magistrato), l'attuale direttore generale della Regione, Vincenzo Rivera, l'ex dirigente della segreteria del governatore, Claudio Ruffini, e infine il dirigente dell'avvocatura regionale, Stefania Valeri.

Agli indagati è stata notificata ieri la richiesta di proroga delle indagini, a breve dovrebbe esserci l'avviso di conclusione.

  

LA SCOPERTA DELLE FORZATURE

Gli ultimi giorni del 2016 hanno consegnato alle cronache la scoperta della denuncia penale contro la regione da parte del ministero della Salute.

Lo si è scoperto solo dopo una interrogazione del deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, che ha costretto il Ministero a spiegare e a fornire informazioni sull’iter della nomina di Mattioli.

Mattioli è l’ex rettore e docente di Veterinaria dell’università di Teramo, già fondatore dell’ospedale veterinario di Piano d’Accio e noto per essere «eccellente ricercatore».

Si è sempre occupato di fisiologia e riproduzione animale. Nel suo curriculum però mancherebbero requisiti specifici richiesti per occupare la poltrona del direttore generale.

Per aspirare all’idoneità bisognava avere, infatti, una «comprovata esperienza nel settore della sanità pubblica veterinaria (Spv) e della sicurezza alimentare».

Dalle carte si è poi scoperto che D’Alfonso il 23 dicembre 2016 aveva comunicato formalmente al Ministero della Salute il nominativo di Mattioli per acquisire il parere.

«Resto in attesa del passaggio di vostra competenza, normativamente previsto», aveva scritto il governatore, «prodromico alla formalizzazione del decreto di nomina».

Mentre attendeva, la nomina è stata formalizzata  il 9 gennaio con firma dello stesso D’Alfonso.

Solo l’11 gennaio, infatti, il Ministero ha rilasciato un parere «non favorevole», ma la nomina era già stata fatta “unilaterlamente”.

Il diniego è stato motivato proprio con l’impossibilità di riscontrare, sulla base del curriculum, il requisito prescritto per l’incarico di direttore generale relativa alla «comprovata esperienza nell’ambito della sanità pubblica veterinaria nazionale e internazionale e della sicurezza degli alimenti».

Ma secondo il Ministero ci sarebbero state anche «alcune criticità» nel procedimento di nomina non meglio chiarite ma riferite addirittura ai carabinieri.

Forzature che devono essere state tanto gravi da indurre un esponente di un ministero “amico” (quello che poi ha permesso la controversa uscita dal commissariamento della sanità della Regione) a denunciare ai carabinieri invece che trovare le più consuete “soluzioni politiche”.

Che si sia trattata di una ripicca, di una reazione di istinto magari dovuta agli attriti di caratteri incompatibili oppure semplicemente al fatto che l’esponente ministeriale fosse refrattario alla «rottura delle leggi» teorizzata ed ammessa dal presidente D’Alfonso, non è dato sapere.

 Nel question time a Di Stefano, tuttavia, la risposta del sottosegretario confermò  le troppe «criticità verificatesi sul procedimento di nomina del professor Mattioli», tanto da sfociare in una «opportuna segnalazione, per tramite del Comando dei Carabinieri per la tutela della Salute, alla competente Procura della Repubblica».

 «La cosa grave è che in un rapporto di interlocuzione tra un Governo nazionale e regionale deve svolgersi attraverso l’azione della Procura della Repubblica», aveva subito avvertito Di Stefano che da navigato politico aveva notato la particolarità della reazione ministeriale.

 Già sul finire del 2016, tra i vari delegati alla risposta, Camillo D’Alessandro anticipò la teoria difensiva spiegando la logica della norma: poiché l’istituto è di supporto alle Regioni (Abruzzo e Molise) che lo coordinano, il Ministero ha una funzione attenuata nel merito. Insomma il suo parere non sarebbe vincolante, ecco spiegata l’accelerata.

 
AVVERTIMENTI E DIFFAMAZIONE

Meno voglia ieri di spiegare con chiarezza le cose, nonostante gli interventi di altri risponditori ufficiali (sul profilo Facebook ufficiale di D’Alfonso) che hanno preferito puntare sulla «calma olimpica del presidente» nell’apprendere la notizia senza spiegare che fosse stato notificata una proroga delle indagini e tirando in ballo procuratori che parlano dei danni degli avvisi di garanzia dati in pasto a giornali e nemici politici.

Nel merito non scende e non contribuisce a chiarire i fatti nemmeno lo stesso presidente sentito dall’Ansa: «mi viene attribuita una responsabilità fascicolata pari a quella che io potrei avere per la congiuntivite del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Non vedo l'ora di poter parlare in qualche sede di quel fascicolo e ci voglio andare prima della mia laurea in Giurisprudenza, che ci sarà, spero, a dicembre».

Nelle scorse settimane, il nome di D’Alfonso era emerso nelle carte dell’inchiesta “Master list” pur non essendo indagato e questo lo aveva fatto infuriare.

L’inchiesta è quella che ha portato agli arresti, fra gli altri, il misterioso ma noto faccendiere Antonio Ruggeri e l’imprenditore Sergio Giancaterino (i due riferirono a Goio del presunto «passaggio di una cosa» da monitorare a latere del processo di Bussi) e in conferenza stampa D’Alfonso avvertì per l’ennesima volta il mondo che la sua linea morbida è cosa passata, preferendo ora avviare denunce giudiziarie contro chi ritiene lo abbia diffamato.

 «Io prima o poi», aveva detto il presidente qualche giorno fa, «perderò la pazienza, mediamente leggo un libro al mese, e questo mi consente di coltivare educazione e civiltà.  Penso, però, che sto per diventare incivile su questi aspetti  e non mi vorrei trovare nei confronti di quel giornalista che scrive, qui ci servirebbe il termine 'cazzate di questo tipo', o di quella figura del sistema giustizia che si permette di trascrivere cose che non hanno nessun riferimento con la realtà, ho un certo numero di avvocati che mi supporta».

Più morbido è apparso ieri spiegando che «sono stato ammorbidito dalle parole del procuratore Pignatone che mi auguro tutti gli uffici pubblici possano stampare e affiggere sotto la dicitura 'la legge è uguale per tutti' - ha aggiunto D'Alfonso - Pignatone ricorda a tutti che bisogna evitare di rimanere vittime di triangolazioni che fanno esperti 'denuncisti' e inesperti della polizia giudiziaria, per cui lo ringrazio».