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Basta buste di plastica nei supermercati e tutti gli altri sacchetti diventano a pagamento

Confesercenti: «la sostenibilità ambientale fa i conti con una nuova “tassa sulla spesa”»

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Basta buste di plastica nei supermercati, ma tutti gli altri diventano a pagamento

 

 

 

ABRUZZO. Basta plastica nei supermercati. A partire dal 1° gennaio 2018, tutte le buste, anche i sacchi leggeri e ultraleggeri utilizzati nei reparti ortofrutta, gastronomia, macelleria, pescheria e panetteria, dovranno essere biodegradabili e compostabili con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile del 40%. Ma dovranno essere distribuiti esclusivamente a pagamento, con voce distinta sullo scontrino fiscale, con costi totalmente a carico dei consumatori.

 

È entrata in vigore lo scorso 13 agosto la Legge n° 123/2017, (“Decreto Mezzogiorno”), contenente la nuova normativa sulle borse di plastica (art. 9 bis), di recepimento della Direttiva UE n° 2015/720.

La nuova disciplina prevede che a partire dal 1° gennaio 2018, tutte le buste, anche i sacchetti leggeri e ultraleggeri, compresi quelli che si usano per pesare la frutta e la verdura, i prodotti di gastronomia e panetteria, dovranno essere biodegradabili e compostabili.

Fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili, il D.L. stabilisce il divieto di commercializzazione delle borse di plastica in materiale leggero, nonché delle altre borse di plastica.

 

 

Fanno eccezione le borse di plastica riutilizzabili con maniglia esterna alla dimensione utile del sacco.

Queste, se fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano generi alimentari, dovranno contenere almeno il 30% di plastica riciclata e lo spessore della singola parete dovrà essere superiore a 200 micron. Se, di contro a fornirle sono gli esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari, la percentuale di plastica riciclata sarà almeno del 10% e lo spessore superiore a 100 micron.

 

Comunque sia, non è ammessa la distribuzione a titolo gratuito e il prezzo di vendita della singola unità con tanto di voce distinta sullo scontrino fiscale o fattura d’acquisto, dove la busta di plastica dovrà essere menzionata tra   le merci o prodotti acquistati.

 

Per la Fiesa Confesercenti d’Abruzzo, si tratta di «un nuovo balzello che graverà sui consumatori e complicherà la vita alle imprese del settore. Se da un lato è necessario alzare il livello di impegno per aumentare la consapevolezza dei cittadini sugli impatti che le borse di plastica hanno sull’ambiente, dall’altro non si può scaricare sempre i costi sui consumatori e sulle imprese della distribuzione. Più corretto sarebbe una previsione legislativa capace di introdurre comportamenti virtuosi nella fase produttiva, imponendo l’utilizzo di materiali eco compatibili già nella fase primaria. Conviviamo allegramente con milioni di produzioni di bottiglie di plastica difficili da smaltire, a tutti i livelli dalle acque alle bibite, senza che nessuno faccia o dica qualcosa e poi si cerca di intervenire sui micro sacchetti: è un po’ una contraddizione di sistema».