SCANDALO INFINITO

Emergenza acqua Gran Sasso. Dopo un anno di chiacchiere scatta la seconda mobilitazione

L’Osservatorio organizza a Teramo per sabato 11 novembre una manifestazione per l’acqua trasparente

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Emergenza acqua Gran Sasso. Dopo un anno di chiacchiere scatta la seconda mobilitazione

 

TERAMO.   L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ha lanciato stamattina l’iniziativa di una manifestazione popolare di cittadini comuni e soprattutto di amministratori locali e consiglieri di tutti i Comuni teramani e non solo, «ad una presa di posizione netta che faccia capire a chi sta compiendo le scelte sul nostro territorio che non intendiamo essere semplici spettatori di quanto sta avvenendo».

L’Osservatorio chiederà ai Sindaci, a partire dall’incontro organizzato dalla Regione mercoledì prossimo 18 ottobre a Isola del Gran Sasso, «di farsi carico di questa vicenda direttamente coinvolgendo i consigli comunali in una discussione aperta e adottando delle delibere in difesa dell’acquifero del Gran Sasso, così come fu fatto all’epoca della battaglia contro il terzo traforo».

 

Tutto in vista dell’11 novembre 2017 a Teramo per la sfilata di protesta e sensibilizzazione.

 

Questa mattina si è svolta a Teramo, presso il Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna”, una conferenza stampa dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso costituito da WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.

 

I rappresentanti dell’Osservatorio hanno ribadito la forte preoccupazione in merito alla gestione dell’acquifero del Gran Sasso: quanto è accaduto in quest’ultima settimana è la dimostrazione di come ci si trovi davanti ad una situazione fuori controllo.

 

«È assurdo che si venga a conoscenza del trasporto di materiale radioattivo verso i Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso attraverso lo scoop di una testata giornalistica on-line (PrimaDaNoi.it ndr) e che a seguito di questa notizia emergano informazioni frammentarie e contraddittorie. Come Osservatorio non siamo interessati a partecipare a questo “balletto” di mezze notizie e mezze smentite, né siamo interessati a calcolare il grado di pericolosità dei quantitativi di materiale in gioco».

Da anni gli enti sapevano del rischio di contaminazione e sapevano che nessuna emergenza era terminata anche  dopo i lavori di Balducci che si sono rivelati insufficienti a scongiurare le contaminazioni post incidente dell’acquedotto di fine agosto 2016 e di maggio 2017.

«Si deve agire per ridurre il rischio e non per aumentarlo», hanno detto i rappresentanti questa mattina, «adottando tutte le misure necessarie. Come abbiamo più volte ribadito sono gli altri usi del Gran Sasso che devono adeguarsi alle esigenze dell’acquifero e non viceversa!

È impensabile che la Regione, che gestisce un tavolo tecnico sulla sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso e che ha promosso un protocollo sulla trasparenza e sulla gestione degli interventi sotto la montagna, dichiari di non essere stata messa a conoscenza di attività nei Laboratori che riguardano materiale radioattivo. Non è pensabile che i soggetti chiamati a garantire la sicurezza e la corretta informazione della cittadinanza non siano a conoscenza di tali situazioni.  E se invece queste informazioni sono state effettivamente comunicate alla Regione è grave che non si sia fatto nulla e che si sia atteso che la notizia venisse fatta circolare dalle associazioni di volontariato, prima di prendere una posizione».

 

Secondo le associazioni «non è accettabile che, dal grave episodio dell’8 maggio (quando fu interrotta la distribuzione di acqua a metà della provincia di Teramo) ad oggi, l’unico passo avanti compiuto in termini di messa in sicurezza sia stata la redazione di un Protocollo che alla prima prova reale ha mostrato di non essere efficace. Come Osservatorio abbiamo giudicato positivamente la firma del Protocollo – ritenendo incredibile che si sia dovuto attendere l’ennesimo incidente prima di predisporlo – ma ci chiediamo quale sia la sua utilità se non riesce a risolvere neppure una situazione come quella che si è dovuto affrontare in questi giorni».

 

Trascorsi 6 mesi, la situazione è ancora la stessa.

 

«La mancanza di informazione e partecipazione in tutta questa vicenda è mortificante per i cittadini, ma anche per gli stessi Enti che si sono rifiutati, a partire dalla Regione, di aprire il tavolo tecnico sulla sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso alla partecipazione di Associazioni che sono riconosciute dalla legge italiana come portatrici di interessi collettivi e diffusi garantiti dalla Costituzione. Informare preventivamente i cittadini e non costringerli a rincorrere le notizie sui social media e sui giornali è un atto dovuto, non è una concessione», concludono comitati e associazioni.