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Corruzione nella Sanità, l’Abruzzo primo in Italia (certificato dall’Istat)

Inedita ricerca sulle famiglie italiane alle prese con la corruzione spicciola

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Corruzione nella Sanità, l’Abruzzo ha primo in Italia (certificato dall’Istat)

ABRUZZO. Inedita ricerca Istat sulle famiglie italiane alle prese con la corruzione spicciola e il voto di scambio. Il 7,9% delle famiglie è stata coinvolta in richiesta di denaro o favori in cambio di servizi e agevolazioni. La richiesta di effettuare una visita a pagamento in uno studio medico prima di accedere al servizio sanitario interessa il 9,7% della popolazione, sottolinea l'Istat. Il voto di scambio, reato penale, è più frequente nelle amministrative dove si promettono posti di lavoro, agevolazioni e nel 20% dei casi, denaro contante.

La media italiana della corruzione in sanità per quanto concerne visite mediche specialistiche o accertamenti diagnostici, ricoveri o interventi si attesta sul 2,4% ma è più frequente in Abruzzo (4,7%) e in Campania (4,1%).

A tale proposito la richiesta di effettuare una visita privata prima del trattamento nella struttura pubblica è elevata in Puglia (20,7%), Basilicata (18,5%), Sicilia (16,1%) e Lazio (14,4%).

La richiesta di tangenti o favori in cambio di benefici assistenziali è invece sensibilmente superiore al dato medio nazionale (2,7%) in Molise (11,8%), Puglia (9,3%), Campania (8,8%) e Abruzzo (7,5%).

Si tratta di analisi statistiche ufficiali del maggiore ente statale che ovviamente tiene conto delle risposte degli interpellati che hanno voluto raccontare e rispondere mentre potrebbero esserci anche molte altre persone che “non si sono fidate” e -pur avendo avuto una esperienza simile- non lo hanno dichiarato.

In ambito lavorativo i casi di corruzione sono più segnalati nel Lazio (7,4%) e in Puglia (6,3%), seguono Liguria (4,2%), Sardegna (4,2%) e Basilicata (4,1%). Nel Lazio (5,7%) e in Puglia (4,8%) è presente la percentuale più alta di famiglie che hanno avuto richieste di denaro quando si sono rivolte a uffici pubblici (Comune, Provincia, Regione, aziende sanitarie locali, vigili del fuoco, ecc.).

Rispetto al quadro generale il panorama degli ultimi 3 anni è leggermente diverso. Il Sud detiene il primato di casi di corruzione, seguono il Centro e le Isole; tra le regioni emergono Abruzzo, Lazio e Puglia.

Negli ultimi 3 anni le famiglie che hanno avuto richieste di denaro o regali/favori in cambio di servizi è maggiore nei comuni delle periferie delle aree metropolitane con un sorpasso netto dei comuni centro delle aree stesse (4,1% le prime, 3,6% le secondo contro la media del 2,7%).


 

GLI ATTORI DELLA CORRUZIONE

In sanità la richiesta di denaro o altri beni è avvenuta da parte di un medico nel 69% dei casi (da un primario di medicina nel 20,2%), da un infermiere nel 10,9% o da altro personale sanitario nel 19,6% dei casi, mentre per un altro 11,1% si è trattato di figure professionali non sanitarie.

Anche per la corruzione nel settore assistenziale, nel 23,5% dei casi i protagonisti sono stati i medici e nel 22,1% i dipendenti degli enti locali (comune, provincia e regione) e altri dipendenti pubblici o del patronato. Nell’ambito dei contatti con le public utilities la corruzione si manifesta attraverso richieste di dipendenti delle aziende della distribuzione elettrica (44,6%) e del gas (31,3%).

A parte alcuni settori tipicamente legati alla dimensione della vita personale come la sanità, i benefici assistenziali, l’istruzione, gli altri settori riguardano potenzialmente sia la sfera personale che lavorativa. La corruzione nel settore degli uffici pubblici, ad esempio, nel 50% dei casi circa si è attivata quando si sono cercati servizi legati all’ambito lavorativo e degli affari, nelle public utilities la dimensione lavorativa arriva al 34% circa.

 


DENARO OGGETTO PRIVILEGIATO

L’oggetto di scambio più frequente nella dinamica corruttiva è il denaro (60,3%), soprattutto per ciò che attiene i settori dell’assistenza (65,7%), dei contratti con le compagnie di elettricità, gas, acqua e telefoni (63,6%) e della sanità (61,2%); seguono il commercio di favori, nomine, trattamenti privilegiati (16,1%), che caratterizzano di più il comparto uffici pubblici (22,9%), e i regali (9,2%). In misura minore il contenuto dello scambio è una prestazione sessuale (4,6%) o altri favori (7,6%).

Lo scambio di denaro viene indicato in percentuale più alta dagli abitanti del Centro (72,2%), delle Isole (64%) e, soprattutto, da chi vive nei grandi comuni (83,1%); favori e trattamenti privilegiati sono stati richiesti di più nelle Isole (20,9%) e nei comuni fino a 10mila abitanti (23,2%).

Sono il 35,6% le famiglie che hanno accettato di corrispondere alla richiesta di denaro o di fare regali4: la percentuale è massima nel settore delle public utilities (54,6%), seguono gli uffici pubblici (37,4%), l’ambito sanitario (36,4%), quello dell’assistenza (24,2%) e il lavoro (18,2%). Elevate anche in questo caso le non risposte per i settori giustizia e forze dell’ordine.

 


TUTTI SODDISFATTI DOPO…

Tra le famiglie che hanno accettato lo scambio, l’85,2% ritiene che aver pagato sia stato utile per ottenere quanto desiderato: in particolare nell’ambito dei singoli settori, il rendimento è totale per le public utilities (99,1%) e particolarmente elevato per ottenere un lavoro (92,3%) o una prestazione sanitaria (82,8%).

Pur di ottenere un servizio il 51,4% delle famiglie ricorrerebbe di nuovo all’uso del denaro, dei favori o dei regali (73,8% nel caso di una prestazione sanitaria). Per contro, il 30,9% delle famiglie non lo rifarebbe: il 37,8% perché lo ritiene un comportamento scorretto che danneggia la collettività, mentre una quota analoga, ragionando in termini di utilità, non si reputa soddisfatta di quanto ottenuto. Il 25,2% riconosce di aver pagato per un servizio che gli sarebbe spettato di diritto.



IN POCHI DENUNCIANO

La quota di famiglie che hanno avuto richieste di corruzione denunciando l’episodio è solo del 2,2%, la quasi totalità non lo ha fatto (95,7%), il 3,3% preferisce non rispondere e l’1,9% non sa o non ricorda.

Tra i motivi della non denuncia viene evidenziata soprattutto la sua inutilità (39,4% dei casi) e la consuetudine della pratica per raggiungere i propri obiettivi (14%); seguono il non sapere chi denunciare (12,5%) e la paura delle rappresaglie e delle conseguenze, anche giuridiche, della denuncia (12,4%). Altri invece ribadiscono l’utilità del vantaggio avuto a seguito della transazione corruttiva (9,2%)

 


LA RACCOMANDAZIONE NEL LAVORO

Le conoscenze personali e le raccomandazioni risultano quindi particolarmente diffuse in relazione alla ricerca del lavoro e, con riferimento al territorio, in maniera più marcata in Puglia (34,3%), Basilicata (31,8%), Sardegna (30,5%), Lazio (29,9%), Umbria (26,3%) e Abruzzo (25,7%). In questo ambito, si registrano, inoltre, percentuali più elevate rispetto al dato nazionale anche nei comuni centro dell’area metropolitana (23,5%) e nei comuni con più di 50.000 abitanti (23,6%).

L’8,3% degli italiani (10,5% degli uomini e 6,1% delle donne) ha ricevuto personalmente la richiesta di raccomandazioni, favori o di fare da intermediario con altri. Le richieste di raccomandazioni sono rivolte soprattutto agli uomini della fascia d’età 55-59 anni (16,2%), alle persone con titolo di studio universitario (15,7%) e in posizione lavorativa di dirigente (28,4%) o quadro (19,7%).

Questo malcostume appare più diffuso nelle regioni del Centro Italia (11,3%) e al Nord- est (10,8%), in particolare in Emilia Romagna, Lazio, Umbria e Veneto, e nei comuni centro dell’area metropolitana (9,2%).



LA CONCUSSIONE

L’indebita percezione di erogazioni pubbliche a danno dello Stato è maggiore in Friuli Venezia Giulia e nella provincia di Trento, la concussione in Emilia Romagna e Abruzzo, la corruzione relativa ad atti contrari al dovere d’ufficio in Lombardia, Umbria, Sicilia, Lazio.

 

Almeno per quanto riguarda la sanità, l’Abruzzo però può consolarsi perchè secondo l’assessore Silvio Paolucci «la sanità abruzzese è tra le migliori in Italia».