VERITA' RADIOATTIVE

Radiazioni sotto il Gran Sasso: anche da Lolli giochi di parole e nessun documento

Annunciato uno «stop all’esperimento» in attesa di chiarimenti e chiarezza    

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Radiazioni sotto il Gran Sasso: anche da Lolli giochi di parole e nessun documento

Giovanni Lolli

 

  

 

L'AQUILA. «In questi giorni un camion vuoto è venuto dentro il laboratorio del Gran Sasso e ne è uscito, senza trasportare materiale radioattivo, per fare una prova generale del nuovo esperimento. Ma di questa prima attività, sia pure assolutamente neutra, il tavolo congiunto non è stato in nessun modo informato e per ora lo fermiamo, chiedendo di sottoporlo a ogni controllo».

Così il vicepresidente della Giunta regionale dell'Abruzzo, Giovanni Lolli, nel corso di un incontro con la stampa per informare l'opinione pubblica sull'esperimento che prevede l’uso di materiale radioattivo all'interno dei laboratori sotterranei del Gran Sasso.

Si tratta dell'esperimento Sox che prevede l'utilizzo - come descritto sul sito del programma Cordis dell' Unione Europea e da pubblicazioni dei ricercatori coinvolti - di una potente sorgente radioattiva di cerio 144 proveniente da combustibile radioattivo di un reattore nucleare russo.

 Oltre le dichiarazioni e la riproposizione di “giochi di parole” che tendono a sviare non è stato mostrato un solo documento anche perchè, sembrerebbe, che la Regione non ne abbia e non sappia ancora.

 Continuare a giocare sulle locuzioni (così come ha fatto il direttore dei laboratori Stefano Ragazzi) tipo «camion vuoto» o «senza trasportare materiale radioattivo», dopo giorni, rischia di provocare reazioni sgradevoli verso le istituzioni da parte dei cittadini sempre più confusi e maltrattati.

Siamo costretti  allora all’ennesima fastidiosa “esegesi istituzionale” per spiegare ai cittadini comuni la verità.

Dire che il camion è vuoto è falso e grottesco, perchè in realtà conteneva… contenitori vuoti.

Dire che il camion «non trasportava materiale radioattivo» è vero ma anche falso e di sicuro è fuorviante.

Siccome i contenitori erano vuoti il «materiale radioattivo» non c’era. Il punto, però, è che il pericolo non deriva dal materiale in sè ma dalle radiazioni che si sprigionano.

Radiazioni che sono presenti anche nei contenitori vuoti.      

La prova?

L’unico documento dopo giorni rimane quello pubblicato da PrimaDaNoi.it che prova come il direttore dei Laboratori alla Prefettura dica il contrario di quello che dichiara ai giornali e sui comunicati stampa.

Nel documento della Prefettura di L’Aquila si legge: «il direttore dei Laboratori ha comunicato che per il giorno 10 ottobre 2017 è programmato l’arrivo di due automezzi trasportanti materiale classe 7 dell’Adr».

 Una veloce ricerca chiarisce a tutti cosa si intende per «classe 7  dell’Adr»   inequivocabilmente «materiale radioattivo».

Sul documento compaiono poi due codici che specificano ulteriormente il tipo di carico:

 

1) MATERIALI RADIOATTIVI, COLLI ESENTI, IMBALLAGGI VUOTI
2) MATERIALI RADIOATTIVI CONTAMINATI SUPERFICIALMENTE (non fissili o fissili esenti)
 

Dunque si tratta ancora in maniera certa di una sorgente radioattiva, magari debole, come detto fin dal nostro primo articolo, ma pur sempre di materiale radioattivo.

La comunicazione peraltro arriva proprio dal vertice dei laboratori non certo da giornalisti rompiscatole.

 

 

Inoltre si è persa una occasione per poter mostrare e spiegare tutte le autorizzazioni che l’intera operazione Sox ha ottenuto nel tempo e citate ieri dai Laboratori per tranquillizzare: si tratta di una serie di prescrizione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA),  l’autorizzazione ministeriale con parere favorevole di Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, Ministero del Lavoro, Ministero dell’Interno (Protezione Civile), Ministero dello Sviluppo Economico e di ISPRA, e poi le autorizzazioni delle Prefetture dell’Aquila e di Teramo.

Lolli è apparso particolarmente contrariato più che altro perchè il suo protocollo tanto pubblicizzato per cambiare le procedure di comunicazione tra gli enti è saltato alla prima occasione e lasciando dietro strascichi amari e una brutta figura per le istituzioni di controllo.

 

«Vogliamo esattamente sapere, conoscere e valutare ogni passaggio - ha aggiunto Lolli - poiché per le attività che Laboratori e Strada dei Parchi svolgono è previsto una rigorosa procedura preventiva di comunicazione e autorizzazione da parte del Tavolo regionale. Non siamo pregiudizialmente contrari all'esperimento, anzi siamo favorevoli allo sviluppo delle attività del più importante centro di ricerca d'Italia. Ma vogliamo capire e conoscere. Il Tavolo che io presiedo è un lavoro collegiale che prevede procedure di controllo, allerta e condivisione di ogni attività. Una strategia per mettere innanzitutto in assoluta sicurezza il sistema poiché occorrono interventi infrastrutturali e importanti investimenti che contiamo di definire entro la prima metà del 2019. Nel frattempo dobbiamo adottare rigorose misure di monitoraggio, allerta, condivisione delle informazioni tra i soggetti coinvolti e informazione trasparente e corretta verso l'opinione pubblica anche per evitare esagerazioni o allarmismi. E in questo caso, purtroppo, questa procedura non è stata osservata. Martedì prossimo terremo un incontro pubblico a Isola del Gran Sasso poiché i Sindaci, le associazioni e le popolazioni vanno giustamente informate di quanto accaduto e di quanto faremo».