NEL RETROBOTTEGA

Diffusero voci su sentenza concordata di Bussi: arrestati ieri per corruzione

Due personaggi sconosciuti che si ritrovano insieme solo in due casi

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Parlarono di soldi dati al giudice di Bussi: arrestati ieri per corruzione


ABRUZZO. Il destino beffardo ci rimette la coda e scontenta coloro (e sono tanti) che vorrebbero non si parlasse più della fosca e complicata storia delle voci che hanno caratterizzato la lunga vigilia della sentenza del maxiprocesso di primo grado di Bussi ai 19 ex dipendenti della Montedison.

Il fatto è che i due personaggi che sono stati individuati (ufficialmente dalla procura di Campobasso) come l’origine della voce di una possibile tangente per aggiustare la sentenza sono stati arrestati ieri.

Ancora insieme.

Accusati di gestire e organizzare un “cartello di imprese” per spartirsi appalti in tutto Abruzzo.


Antonio Ruggeri e Sergio Giancaterino sembrano viaggiare in coppia e avere una lunga frequentazione e di certo sapranno spiegare la loro estraneità ai fatti che la procura di Avezzano gli contesta, così come sapranno spiegheranno le numerose intercettazioni o la lista di ditte che a rotazione vincevano appalti in mezzo Abruzzo.

L’inchiesta farà il suo corso ma quello che interessa ora è il fatto singolare e rilevante che due personaggi così poco noti, per niente sotto i riflettori, così assenti sul web, sembrano avere un ruolo importante e di primo piano -secondo quanto emergerebbe dalle carte della procura- ma anche secondo la storia accertata sulle “voci di Bussi”.

Per gli investigatori i due sarebbero in grado di condizionare gare in molte zone e in molti enti (ma non è ancora chiaro con la complicità o connivenza di chi), appalti milionari per poi distribuire tangenti sotto varie forme. Dall’altro lato i due, come il gatto e la volpe, è stato accertato raccontarono una storia mai chiarita sul processo Bussi all’ex commissario straordinario per il disinquinamento del fiume Pescarra, Adriano Goio (morto per una malattia a marzo del 2016), il quale si allarmò parecchio tanto da parlarne con l’allora direttore generale Cristina Gerardis, mentre all’ex pm di Pescara, Giuseppe Bellelli (oggi procuratore a Sulmona) confidava di temere persino per la propria vita.

Quello che sembra emergere è che i due hanno una grande familiarità con gli ambienti istituzionali, della politica e degli amministrazioni tanto che nella inchiesta di ieri vengono indicati come indagati anche politici di primo piano.


Ma chi sono questi due personaggi?  



ANTONIO RUGGERI: BANCHE, POLITICA, AZIENDE E VATICANO

Antonio Ruggeri, nato a Pescina (Aq), con residenza ufficiale a Roma e domiciliato ad Avezzano, è un ex dipendente del Vaticano.

Quale sia la sua occupazione attuale non è al momento chiaro così come non è chiaro a quale titolo si occupi di appalti.  Si è laureato in giurisprudenza alla Pontificia università lateranense della Città del Vaticano. Ha lavorato per l'Amministrazione patrimonio della sede apostolica (Apsa) come tesoriere del Tribunale apostolico della Rota romana e dal 2000 lavora nella segreteria del Prefetto del supremo tribunale della Segnatura apostolica. Esercita inoltre attività connesse all'assistenza al management e alle gestioni finanziarie delle aziende dell'area abruzzese e di altre regioni per conto di uno studio specialistico ed è consulente di piccole e medie imprese e del settore assicurativo.  

 

Dal 2009 è associato presso lo Studio Legale, Andrea Errera, con sedi a Parma e Roma con specializzazioni in diritto ecclesiastico e canonico e con rapporti con la Curia.

Ruggeri si qualifica come specializzato in consulenza di Diritto Societario.  E’ stato a capo della residenza socio sanitaria per anziani Ex Onpi de L’Aquila nominato dall’ex sindaco Massimo Cialente, e  tesoriere del Tribunale Apostolico della Rota Romana e  nominato dal papa Giovanni  Paolo II segretario particolare del Cardinale Mario Francesco Pompedda, Prefetto emerito del Supremo Tribunale della segnatura apostolica.

Da sempre gravita negli ambienti della politica soprattutto di una frangia del Pd aquilano ma mai in quella di primo piano.



IL PROGETTISTA DELLA MARE-MONTI E DECENNI DI APPALTI PUBBLICI

Sergio Giancaterino è titolare della impresa Giancaterino Costruzioni sas lavorando prevalentemente con la pubblica amministrazione e svolgendo moltissimi lavori con importi non sempre rilevantissimi.

Appalti vinti all’Aca, al Comune di Pescara, al Comune di Bugnara, alla Provincia di Chieti, Pescara e Teramo, Comune di Francavilla con i lavori da 500mila euro per la pavimentazione di piazza Sant’Alfonso, Rocca Pia, Palmoli, Campotosto , Ortona, Pereto.


Giancaterino risulta essere stato tra i progettisti che per primi ricevettero l’incarico della travagliatissima opera pubblica denominata Mare-Monti: era il lontano 1986 e distribuire incarichi era la Comunità montana.

Più di recente Giancaterino risulta tra la manciata di ditte che dal 2006 al 2014 ha ricevuto affidamenti diretti, e non, dal commissario Goio che non ha mai brillato per trasparenza o per accuratezza della rendicontazione spendendo centinaia di milioni di euro e con risultati giudicati da moltissimi  scarsi. Sta di fatto che a Giancaterino affidò «interventi urgenti per il sistema fognario del Comune dell’Aquila» (2009). Il 23 marzo 2011 «adeguamento fognario Roio, terzo lotto» e poi al Comune di Fontecchio «rete fognaria e depurazione», appalto del 22 novembre 2012 per una cifra approssimativa totale di circa 2mln di euro.

LO SNODO GOIO

Goio sembra uno snodo importante per i personaggi di questa storia perchè tra i collaboratori storici figura anche Antonio Ranieri, consulente del commissario dal 2006-2014, incarico co.co. co compenso mensile 1.432 euro, agli arresti domiciliari insieme agli altri in qualità di Rup del comune di Campotosto.


Evidentemente oltre ad affidare incarichi, Adriano Goio aveva stretto anche un rapporto di estrema confidenza con Giancaterino (non si sa se anche con Ruggeri) tanto che in un noto albergo abruzzese la leggenda vuole che Goio, Ruggeri e Giancaterino si incontrassero per caso alla fine del 2014 e in quella occasione parlarono del processo Bussi.

Da qui in poi ci sono solo varie versioni divenute ufficiali in seguito all’inchiesta penale che vedeva indagato il giudice Camillo Romandini, posizione poi archiviata ed oggi promosso alla Corte d’Appello di Roma.

Giancaterino e Ruggeri fecero riferimento al «passaggio di quella cosa» o a soldi in relazione alla sentenza futura di primo grado.   

 

LE VERSIONI FORNITE ALLA PROCURA DI CAMPOBASSO

Il pm del processo Anna Rita Mantini ascoltata dalla procura di Campobasso disse: «il riferimento al “passaggio di quella cosa” effettuato -secondo l'avvocato Gerardis- dal commissario governativo Goio al fatto che era stato monitorato il passaggio di quella cosa qualche giorno prima della decisione, non fu da noi ulteriormente approfondito, sia perché poteva essere riferito a magistrati del processo, sia perché avevamo contezza dalla stampa che gli atti della presente indagine penale, erano stati trasmessi alla Procura di Campobasso». 


L’altro pm Giuseppe Bellelli disse: «L'avvocato Gerardis si limitò a dire di aver appreso dall'architetto Goio, commissario governativo dell'area contaminata del Tirino-Pescara, che due individui qualche giorno prima della decisione avevano “monitorato il passaggio di quella cosa”. Tale discorso, secondo l'avvocato, si inseriva in una conversazione con il predetto, in cui si era trattato del procedimento relativo alla discarica di Bussi, in un contesto in cui il predetto manifestava anche timori per la sua persona, sempre in relazione a questa vicenda, come mi disse allorché lo accompagnai all'ascensore».


Goio invece ai pm di Campobasso disse: «Ho sentito voci che parlavano del fatto che il nuovo presidente della Corte d'Assise nominato all'epoca dei fatti, Romandini, avesse ricevuto del denaro ma erano solo voci in quanto ne parlavano tutti e non saprei, infatti, nemmeno precisare chi esattamente mi avesse riferito tale notizia. Devo comunque sottolineare che, di queste voci, non ho assolutamente mai avuto l'occasione di parlarne con nessuno dei pubblici ministeri incaricati delle indagini sulla vicenda e con i quali mi ero rapportato in relazione al mio incarico. Ne avevo invece parlato solo con l'avvocato Gerardis dell'Avvocatura dello Stato che mi rappresenta nel processo».

Goio, dunque, pare essere l’unico a parlare esplicitamente di voci che parlavano di denaro consegnato al giudice, senza giri di parole o perifrasi vaghe. Inoltre pur affermando di non ricordare chi precisamente gli parlò della presunta tangente, Goio poi cita i nomi di Sergio Giancaterino e Antonio Ruggeri quali autori della confidenza ricevuta «concernente l'avvenuto monitoraggio del passaggio ovvero di un movimento propedeutico alla decisione».


La procura di Campobasso nel lungo decreto di archiviazione senza ulteriore interesse o domande su una vicenda che rimane oscura scriveva: «L'assenza all'esito dell'indagine di una diversa chiave interpretativa può condurre a ritenere che oggetto del “monitoraggio” fosse la mera interlocuzione tra Romandini e D'Alfonso circa l'andamento del processo».

Secondo il procuratore Armando D’Alterio “la cosa” non era altro che una cena avvenuta a casa di un ex consigliere di Pescara alla presenza del giudice Romandini e di D’Alfonso  dove si sarebbe parlato dell’esito del processo in corso.


La stessa procura dunque mette in relazione quella cena (ed i suoi partecipanti) con Giancaterino e Ruggeri.


Perchè i due abbiano raccontato quelle cose a Goio non è dato saperlo, così come non si sa come avessero fatto a sapere una notizia che -se vera- doveva comunque rimanere riservatissima mentre era sulla bocca di tutti, persino settimane prima della sentenza.

Le domande senza risposte aumentano e la volontà che sembra emergere  non è quella di chiarire e spiegare.

I  sospetti di coperture ad alti livelli rimangono tanto che nelle intercettazioni lo stesso Ruggeri dice di avere protezione in vari ambienti tra cui quello giudiziario e politico.

I fatti ci dicono che qualcosa deve essere certamente andato storto ultimamente per lui ma se davvero la giustizia vuole assolvere ai suoi alti compiti dovrà fare moltissime domande e cercare moltissime risposte.

Come non ha fatto finora.