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La Cgil al Governo: «illegittima la norma che permette distacco in Regione a dipendenti dei Consorzi»

La norma intrusa era stata  timidamente contestata e voci parlavano di un favore politico

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La Cgil al Governo: «illegittima la norma che permette distacco in Regione a dipendenti dei Consorzi»

Di Pangrazio, presidente del consiglio regionale


ABRUZZO. Una norma intrusa all’interno di un’altra già contestata (il finanziamento reiterato a Saga) per onorare un favore politico? Erano queste le impressioni che in molti hanno avuto dopo l’approvazione della norma che consente il distacco in Regione (presso Consiglio regionale e la Giunta) di dipendenti dei Consorzi di bonifica.

Una norma che aveva attirato l’attenzione per la sua specificità, la sua eccessiva circoscrizione, la assoluta decontestualizzazione rispetto al testo normativo che la contiene. Per le modalità utilizzate si è pensato ad una norma “urgente”, tanto da non poter attendere la predisposizione di un progetto organico.

La cosa è poi caduta nel dimenticatoio anche dopo la smentita della persona interessata e indicata come il possibile futuro beneficiario.

Poi c’è stata la pubblicazione sul Bura della norma che è così’ entrata in vigore.

La Cgil funzione pubblica ha però scritto al governo contestando la legittimità della norma e chiedendo un intervento che non è arrivato e forse non arriverà.


Secondo la tesi del sindacato la disposizione produrrebbe, di fatto, un’equiparazione fra le amministrazioni pubbliche ed i Consorzi di Bonifica che hanno natura giuridica di Enti Pubblici Economici e, quindi, tra il personale delle Amministrazioni pubbliche regolato dal diritto pubblico, sia pure privatizzato, e il personale dei Consorzi di Bonifica regolato da norme mutuate dal Diritto comune.


Così facendo la Regione avrebbe invaso il campo esclusivo delle competenze legislative nazionali e per questo la norma sarebbe illegittima.

Questo peraltro porterebbe anche alcuni vantaggi ai dipendenti che saranno comandati o distaccati equiparando di fatto due tipologia diverse di contratto.



AGGIRATO L’OSTACOLO?

Un aspetto forse più rilevante è poi quello delle modalità di assunzione; nei Consorzi di Bonifica si entra spesso a chiamata diretta e senza concorso mentre la Corte Costituzionale ha affermato ripetutamente che «la regola costituzionale della necessità del pubblico concorso per l’accesso alle pubbliche amministrazioni va rispettata anche da parte di disposizioni che regolano il passaggio da soggetti privati ad enti pubblici (sentenza n. 248 del 2016, nello stesso senso sentenze nn. 113 del 2017, 7 del 2015, 134 del 2014, 227 e 167 del 2013)».

Insomma quel dipendente chiamato direttamente dal Consorzio -per (eventuali) grandi meriti professionali ma non avendo superato un concorso- si ritroverebbe a svolgere mansioni e ruoli all’interno di un ente pubblico al quale si accede solo dopo aver superato concorsi pubblici. E magari dopo qualche mese venire pure stabilizzato senza contare gli sbarramenti imposti alle nuove assunzioni ed i vincoli di bilancio.

Insomma non solo un grande favore ai fortunati prescelti dalla politica ma anche un modo nemmeno tanto sottile di aggirare norme che hanno pure un loro fondamento solido.

Del resto il legislatore regionale non ha nemmeno chiarito e motivato questa impellente necessità di catapultare lavoratori dai Consorzi fino in Regione per cui i complotti e le dietrologie  continueranno a godere di ottima salute a differenza degli imprescindibili  principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.

Del resto non sono i tempi della “politica che tutto può”?