VELENI SENZA FINE

Pericolo di contaminazione acqua del Gran Sasso: il protocollo che non ci salva

Ammissioni di inefficienze gigantesche senza indicare un solo responsabile

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Pericolo di contaminazione acqua del Gran Sasso: il protocollo che non ci salva


ABRUZZO. E alla fine dopo «il grande lavoro»  di concertazione tra gli enti (tutti quelli che avrebbero dovuto fare cose), la Regione ha finalmente approvato un protocollo di intesa.

Un risultato spacciato con la solita enfasi propagandistica che, stringi stringi, pure a voler essere indulgenti, si può tradurre solo con un fiume di parole e di buone intenzioni. Ma dopo 10 anni sembra davvero troppo poco.

Ora il vice presidente della giunta, Giovanni Lolli, annuncia  «una strategia per mettere in assoluta sicurezza il sistema» che consiste in nuove attenzioni al monitoraggio delle analisi e dei valori delle sostanze contaminanti.

Lolli ha ribadito oggi che il problema è nazionale ma ha confermato a modo suo -senza mai ammetterlo esplicitamente- una serie di colossali inefficienze come l’inutilità degli oltre 80 mln di lavori svolti dal commissario Angelo Balducci tra il 2004 ed il 2007, la mancanza quasi totale di sistemi di sicurezza e di monitoraggio che pure venne detto erano stati montati, collaudati e messi in funzione.

Dopo dieci anni si scopre che non era così no certo per merito di chi ci amministra e  nessuno sembra scomporsi tanto da riuscire a promettere reiteratamente investimenti che dovrebbero superare i 100 milioni per «mettere in sicurezza il sistema Gran Sasso». Esattamente quello che diceva di aver fatto Balducci con la postilla che altro ancora doveva essere fatto da parte di quegli enti che oggi (non) si sono affrettati a stipulare un semplice protocollo d’intesa.

Nell’attesa di  ottenere l’ennesima pioggia milionaria «adottiamo rigorose misure di monitoraggio, allerta e condivisione delle informazioni tra soggetti coinvolti per evitare rischi di interferenza con le acque del bacino idrico del Gran Sasso», ha detto Lolli.

Nessuna «condivisione di informazioni»,  tuttavia, è in grado di «evitare rischi di interferenza con le acque del bacino idrico». Per fare quello occorrono i lavori milionari.   

Del resto il  Protocollo d'Intesa ha come scopo «la gestione di fasi di comunicazione, autorizzazione e allerta da seguire preventivamente  alla realizzazione di interventi che possano comportare il rischio di pregiudicare la qualità delle acque del sistema idrico del Gran Sasso, captate per il consumo umano».

In pratica è come se un tizio fosse alle pendici di un pendio in procinto di franare ma invece di mettere in sicurezza il costone si perde tempo a stabilire le modalità per chiamare i soccorsi.


L'intesa è stipulata tra Laboratori nazionali del Gran Sasso-Istituto nazionale di Fisica nucleare, Strada dei Parchi, Ruzzo Reti Spa, Gran Sasso Acqua, Ersi-Ente regionale per il servizio idrico integrato, Asl di Teramo, Asl di L'Aquila,  Arta Abruzzo, Regione Abruzzo, Ente parco del Gran Sasso e Monti della Laga.


Come è noto fin dalla costruzione dei Laboratori del Gran Sasso (fine anni ‘70) la criticità del sistema Idrico del Gran Sasso è legata alla 'convivenza' di tre infrastrutture strategiche: la captazione idrica delle sorgenti del Gran Sasso a scopo idropotabile (lato Teramo e lato L'Aquila), la galleria autostradale Traforo del Gran Sasso, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

«Vogliamo vincolare le parti coinvolte - ha aggiunto Lolli - ad alcuni comportamenti più rigorosi di quanto avvenuto in passato chiedendo contemporaneamente al Laboratorio e ai due gestori di acqua di dotarsi di strumenti che siano in grado di rilevare eventuali presenze estranee nell'acqua. Per le attività che Laboratori e Strada dei Parchi svolgeranno nel cuore della montagna è previsto un protocollo preventivo di comunicazione e autorizzazione».


Strumenti già pagati e già installati che dovevano funzionare già da 10 anni ma evidentemente così non è. 

«Un passo avanti significativo che ha coinvolto tutti i protagonisti con la più ampia disponibilità a collaborare e nella massima trasparenza», ha detto Lolli.


Un protocollo quasi  “anti-Asl” visto che non è un mistero che non è piaciuto affatto alle istituzioni locali -in questo caso non un buon esempio del rispetto dei principi di precauzione-  l’allarme lanciato a maggio proprio dalla Asl di Teramo che ha fatto scatenare per l’ennesima volta l’emergenza acqua del Gran Sasso.

Decine di comuni hanno dovuto vietare l’uso potabile salvo poi verificare il ritorno dei parametri nei livelli consentiti. Tutti però hanno sentito odori strani dell’acqua ma la cosa è stata fatta passare come un “incidente di comunicazione”.

Con i «nuovi protocolli standardizzati»  magari si potrà sperare in una informazione più dettagliata, completa e meno inquinata da speculazioni politiche ma di certo le criticità ammesse rimangono tutte.

Tocca continuare ad incrociare le dita e sperare di essere fortunati.




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