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Salvate l'ospedale Maltauro, ma quanto è difficile: anche la struttura regionale blocca D’Alfonso

Dg Rivera chiede di aspettare. Febbo: tempo è galantuono

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Salvate l'ospedale Maltauro, ma quanto è difficile: anche la struttura regionale blocca D’Alfonso

CHIETI. Arriva la nuova sonora bocciatura (che la giunta però chiede di non chiamare così) sul Project financing del nuovo ospedale di Chieti firmato dalla Maltauro.

Questa volta arriva addirittura dai tecnici della stessa struttura regionale la quale sottolinea -ancora una volta- l’impercorribilità della proposta progettuale piovuta dal nulla ma al momento giusto.

Le ennesime criticità sono state espresse e messe nero su bianco in una relazione di ben nove pagine emesse dal nuovo Rup del procedimento, l’ingegner Emidio Primavera, coadiuvato da uno staff di tecnici altamente qualificati sempre dirigenti regionali.

Problemi negli spazi dedicati all’assistenza (troppo ridotti), alcuni dei quali nemmeno preventivati o immaginati. Problemi anche nei costi e nei calcoli. Insomma, così com’è la proposta non va bene.

Stesso responso, dunque, che era emerso anche dal parere firmato dall’avvocato Velia Leone dello studio ‘Leone e Associati’ di Roma, incaricata dal primo gruppo di lavoro nominato dalla Asl a febbraio scorso.

E prima ancora il no era arrivato, in maniera molto circostanziata, dal RUP “defenestrato” (Ingegner Manci)e dai tecnici (sanitari e amministrativi) della ASL di Chieti che addirittura a luglio scorso h deciso, tramite il manager Pasquale Flacco, che è tempo di programmare immediatamente i lavori di consolidamento e miglioramento sismico dei corpi D-E-F dell’ospedale di Chieti dove ci sono le Sale operatorie e la Rianimazione.

In quel caso nemmeno una parola sul progetto di finanza della Maltauro, mai citato nemmeno ‘per sbaglio’ dalla Asl che ha colto l’occasione per chiedere alla Regione 20,4 milioni di euro per poter procedere con i lavori di adeguamento.

«Dopo tre anni di chiacchiere inconcludenti, denuncia il presidente della Commissione Vigilanza, Mauro Febbo che mostra il documento ufficiale, «non c’è ancora un progetto serio e un futuro sui DEA».

Ma la Regione non sembra destinata ad arrendersi. Così almeno emerge dalla lettera che il direttore generale Vincenzo Rivera ha inviato al Rup Primavera chiedendo ulteriore tempo e di procrastinare la decisione sulla ‘pubblica utilità’.


LE CRITICITA’

Sono ben 23 le criticità tecniche e funzionali rilevate nel progetto avanzato. Nella relazione si spiega che nelle aree di degenza le dimensioni delle camere non rispettano i parametri della legge regionale 32 del 2007 (le singole devono essere di 12 mq, le multiple minimo 7 mq per letto) ma anche che al 5° livello c’è un eccessivo numero di posti letto alla sala dialisi che, per legge, dovrebbe al massimo essere di 9 per ogni sala e almeno 2 posti letto per misure contumaciali ad elevata assistenza.

Il Corpo M, si contesta ancora, dovrebbe essere utilizzato per il trasferimento di alcuni reparti e servizi ma, fanno notare i tecnici, «il corpo di fabbrica è tutt’ora attivo e funzionante, anzi al suo posto trovano spazio numerose degenze, ambulatori e studi medici e quindi è impensabile utilizzarlo come proposto». Si chiedono dunque soluzioni alternative per trasferire le attività attualmente nei corpi G e H.

Al primo livello emerge che i locali di deposito «sono insufficienti» rispetto alle esigenze mentre al secondo livello la farmacia «ha una superficie insufficiente rispetto alle necessità», manca l’Ufa (Uità farmaci antiblastici), non sono evidenti «le modalità ed i percorsi di consegna e ricevimento merce», i depositi «sono ciechi e per questo non conformi alla normativa antincendio», il deposito infiammabili non è esterno alla struttura come previsto dalla normativa vigente.

Problemi anche al terzo livello dove manca il modulo per le attività di radiologia interventistica e i locali per la refertazione «appaiono insufficienti».

Sempre dal progetto emerge che al quarto livello gli spazi di lavoro per il personale di sala «sono troppo ridotti» e manca pure una stanza per il deposito delle salme.

Ma non è finita qui perché la lista è ancora lunga: manca il reparto di oncologia con un’ area dedicata ed autonoma per l'assistenza ai pazienti trattati in regime ambulatoriale, nella proposta per il corpo G ed il corpo H è previsto solo l'adeguamento antisismico e l'antincendio ma non c'è l'adeguamento alla legge regionale 32 del 2007 «che andrebbe fatto insieme».

Emerge anche che alla fine dell'intervento complessivo «edifici D ed E che non sono oggetto di adeguamento dovranno essere riqualificati altrimenti ci sarà un ospedale su due livelli: uno adeguato e l'altro non adeguato con le criticità connesse alla gestione di due realtà completamente diverse ma ovviamente correlate».


Ma i tecnici si sono accorti anche che non è stato considerato minimamente l'adeguamento dell'attuale elisuperficie con l'annessa viabilità nella sua trasformazione in elisuperficie ospedaliera, «ne è stata considerata l'ipotesi di spostare un'adeguata elisuperficie sulla copertura del nuovo proposto complesso».

Ci si è pure resi conto che il percorso di collegamento tra il nuovo obitorio e il plesso ospedaliero interseccherebbe con l'eventuale realizzazione del bunker di radioterapia.

Il progetto della radiologia invece viene ritenuto «assolutamente non condivisibile, da rivedere completamente per la carenza di spazi, per distribuzioni delle diagnostiche, per assenza della sala angiografica e tutte le apparecchiature connesse».

Manca infatti «completamente» tutta l'area della segreteria, degli studi medici e didattica «che è indispensabile per un reparto universitario al quale afferisce la scuola di specializzazione».

Problemi anche all'unità operativa di Anatomia Patologica. Secondo Primavera gli spazi sono sottodimensionati rispetto alle reali necessità. Stando ai numeri la superficie calcolata è di 407 metri quadrati ma attualmente le attività sono svolte in 850 metri quadrati.

Problemi di spazio anche per la terapia intensiva dove tra l'altro viene sottolineato che manca pure un ambulatorio chirurgico.

Andando fuori dai reparti si passa al parcheggio multipiano: Primavera scrive che si verificherà «una carenza significativa di parcheggi con grande disagio per l'utenza. Occorre che il proponente individui una soluzione alternativa eventualmente utilizzabile anche successivamente alla realizzazione del nuovo corpo di fabbrica».



LE CRITICITÀ DI NATURA GIURIDICA ED ECONOMICO-FINANZIARIA

Per quanto riguarda i servizi commerciali si fa notare che vanno inseriti solo quelli attualmente inclusi tra cui bar e distributori su cui «l'operatore economico si deve assumere il rischio di domanda».

Per quanto riguarda il parcheggio l'operatore «dovrà valutare una tariffa consona e poi la ASL dovrà esprimere la propria valutazione di congruità».

Dalla proposta del privato Primavera sottolinea che vanno eliminati una serie di servizi che non sono strettamente connessi alla parte edile ovvero il servizio di lavanderia, le pulizie, la ristorazione, l’assistenza e manutenzione tecnica alle apparecchiature medicali, la logistica, la gestione dei laboratori di biochimica e tutti gli altri servizi extra.

Possono invece restare inclusi nel contratto i servizi di manutenzione delle opere edili, delle aree verdi e dell’ impiantistica.

Per quanto riguarda invece il meccanismo di pagamento si spiega che oltre i ricavi soggetti a rischio di domanda, l’ investimento «va rinumerato con un canone di disponibilità che deve coprire l'investimento, il costo del capitale, le manutenzioni edili».

E poi ancora: «la proposta deve essere corredata da adeguata matrice dei rischi che evidenzi il trasferimento del rischio operativo con particolare riferimento a tutti i rischi di costruzione e di disponibilità e di domanda per i Servizi Commerciali».

Criticità sono state evidenziate anche sulla determinazione dei costi che viene definita «poco analitica, basata su valutazioni per le quali non si rinvengono sufficienti approfondimenti».

Inoltre i costi per le strutture, finiture, demolizioni e per gli edifici funzionali «non sono ritenuti giustificati nei valori determinati come incidenza metro quadro».



FEBBO: «IL TEMPO E’ GALANTUOMO»

«Il tempo è galantuomo – spiega Febbo – e come denunciato sin dall’inizio questo Project financing era e rimane un mero capriccio dalfonsiano poiché sono più che evidenti le gravi criticità dal punto di vista ingegneristico, sanitario, giuridico e soprattutto economico-finanziarie, tutte perplessità già espresse dal primo Rup Filippo Manci e messo poi guarda caso alla porta. Dopo tre anni siamo ancora al punto di partenza con un Governo regionale distratto più nella mera enunciazione di Opere pubbliche che all’organizzatore e alla pianificazione delle politiche sanitarie per l’Abruzzo ed i suoi ospedali che ormai peggiorano di giorno in giorno».

«Dal mio punto di vista è del tutto evidente che in questo modo si vuole solo perdere ulteriore tempo danneggiando la struttura di Chieti, e con il tempo la Facoltà di Medicina, in quanto il Ministero da tempo chiede di conoscere la posizione della Regione Abruzzo sulla decisione e i termini della realizzazione del Dea di secondo livello tra l’ospedale di Chieti e di Pescara. Quindi non vorrei che questa ulteriore richiesta di procrastinare la definizione, dopo la chiara e inequivocabile relazione negativa di Primavera, sia solo un escamotage per togliere qualche reparto e spostare l’università del Policlinico a favore della città di Pescara. Su questi punti terremo vigile e alta l’attenzione. Intanto – conclude Febbo – su questi ultimi documenti convocherò nei prossimi giorni il Presidente D’Alfonso in Commissione vigilanza al fine di capire le reali intenzioni di questo esecutivo regionale su un tema di vitale importanza che riguarda la sanità dei prossimi decenni».


Alessandra Lotti