LA DENUNCIA

Rigopiano e rischio valanghe, le carte dimenticate che inchiodano il Comune di Farindola

Nel 1996 il sindaco De Vico voleva un nuovo Prg perchè quello vigente del 1987 era troppo vecchio. Ma...

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6561

Rigopiano e rischio valanghe, le carte dimenticate che inchiodano il Comune di Farindola

FARINDOLA. Una valanga si abbatte sull’hotel Rigopiano e ammazza 29 persone. «Evento naturale e imprevedibile» si dirà subito. Ma anche per molto tempo ancora la tesi sarà sostenuta per tentare di neutralizzare  qualche responsabilità.

La verità che emerge dalle carte è un’altra e racconta una storia molto diversa fatta di inerzia (chissà se colposa o dolosa) e di scelte amministrative incomprensibili le quali sembrano concorrere affinchè la tragedia del 18 gennaio 2017 si compia.

La prima nota dolente è che queste carte sono tutte ben custodite negli archivi del Comune di Farindola, magari troppo impolverate, almeno fino a quando non sono arrivati i carabinieri forestali a sequestrarle per portarle in procura a Pescara.

Carte che raccontano come nel 1996 la maggioranza guidata dal sindaco Antonio De Vico -l’uomo forte di Farindola per essere stato più volte primo cittadino e aver ricoperto vari incarichi politici per oltre 25 anni- decide che l’allora Piano regolatore non era più utile e doveva essere cambiato. Il Consiglio comunale vota la delibera il 5 luglio 1996 spiegando che il prg vigente, cioè quello del 1987  «non è più rispondente alle esigenze del territorio».

Il punto è che il Piano regolatore oggi vigente a Farindola è quello del... 1987. In pratica venti anni non sono bastati per terminare quella procedura avviata nel 1996 spendendo anche molti soldi a fronte di un bel nulla.


La giunta De Vico, infatti, incarica tecnici che devono tra le altre cose predisporre le varie relazioni preparatorie.


LE INDAGINI DIFENSIVE DELLA FAMIGLIA FENIELLO

L’avvocato Camillo Graziano che assiste la famiglia di Stefano Feniello, morto nella tragedia, in questi mesi ha lavorato molto svolgendo approfondite indagini difensive e passando ore negli archivi, facendo scoperte interessanti che saranno valutate anche dalla procura di Pescara e dagli investigatori dei carabinieri forestali che si avviano a chiudere formalmente l’inchiesta.

In uno degli ultimi esposti (ne ha presentati una decina) l’avvocato Graziano deposita la delibera del 5 luglio 1996 con la quale  il Consiglio comunale di Farindola votava di affidare ad un professionista l'incarico per la redazione del Piano Regolatore Generale: spesa preventivata di 60 milioni di lire oltre contributo integrativo ed IVA e veniva approvato uno schema di convenzione.

Con delibera n. 324 del 4.9.1996 la Giunta Municipale del Comune di Farindola affidava l'incarico alla progettazione del P.R.G. all'Ingegner Marcello Romanelli.

Con missiva del 31.12.1996 indirizzata al Sindaco del Comune di Farindola, con oggetto: “redazione progetto di P.R.G. - Reperimento documentazione di base”, il tecnico incaricato chiedeva l'autorizzazione ad affrontare spese per 16.400.000 lire IVA inclusa; buona parte di tali somme sarebbero state destinate alle «indagini geologiche, idrogeologiche e relativa relazione geologica», come si legge al punto 5 della missiva.

Autorizzazione concessa con deliberazione della Giunta approvata lo stesso 31.12.1996.

Il tecnico Romanellli con una missiva protocollata l' 1.12.2001, chiedeva la liquidazione del rimborso per le spese sostenute per l’incarico svolto.

Con determinazione n. 87 del 17.4.2002, il Responsabile del servizio tecnico, geometra Enrico Colangeli, determinava il rimborso per complessivi 3.615,20 euro in favore del tecnico Romanelli.

Colangeli è indagato nell’inchiesta per omicidio colposo - insieme all’attuale sindaco Ilario Lacchetta-  che di fatto autorizza il pagamento per la redazione di una relazione geologica all’interno della quale si spiega come anche la zona di Rigopiano sia a rischio valanghe.


Infatti dalla relazione geologica redatta dal geologo Angelo Iezzi realizzata e consegnata entro la fine del 2001 si evince chiaramente analizzando con attenzione una delle mappe allegate dove si indicano come a rischio i pendii delle montagne che sovrastano l’hotel.

L’avvocato della famiglia Feniello sulla scorta della documentazione reperita ha chiesto alla procura di verificare e capire se per caso queste carte non avessero dovuto avere un ruolo nel 2006 quando la società Del Rosso chiese il permesso di ristrutturare.

La tesi dell’avvocato è:  se il rischio valanghe in quella zona viene individuata in maniera certa, ufficiale e professionale, se il documento viene protocollato al Comune, se questo documento serve per redigere uno strumento urbanistico, forse non si poteva autorizzare la ristrutturazione e l’ampliamento della struttura esistente perchè il rischio valanghe era certificato.

Invece nulla e fu come quelle carte non fossero esistite anche se quella documentazione in realtà fu trasmessa dallo stesso geometra Enrico Colangeli all’Ufficio del Genio Civile della Regione Abruzzo, e per conoscenza al Sindaco, in data 11.11.2013 e il 25.5.2014 a seguito di richiesta di integrazione documentale. Era infatti il Suap della Regione che autorizzò l’ampliamento ed il centro benessere con una procedura che di fatto quasi non investì il Comune.



TROPPE INCONGRUENZE AMMINISTRATIVE

Alla luce delle nuove scoperte ci sarebbero allora troppe incongruenze -secondo la tesi dell’avvocato Graziano- tutte correlate ai fatti finiti nell’inchiesta, incongruenze che chiede di chiarire e accertare con le indagini (altre incongruenze erano già emerse e segnalate in un esposto del Forum H20)

Una di questa per esempio è capire perchè nel 1996 si potè avviare un iter per aggiornare un prg ormai vecchio e dopo 20 anni non si è ancora riusciti a farlo.

Perchè questo ritardo, perchè gli amministratori hanno abbandonato l’idea?

Le relazioni tecniche vennero inoltre consegnate dopo quasi 5 anni dall’incarico nonostante la convenzione stabilisse tempi perentori diversi.

Di chi è la responsabilità di questi ritardi e chi non ha preteso il rispetto dei tempi e perchè?


«Secondo i tempi previsti in convenzione, nell'anno 2006 il nuovo P.R.G. avrebbe già dovuto essere operativo», scrive nell’esposto l’avvocato Graziano, «e, alla luce di quanto doverosamente contenuto in esso, quel progetto non sarebbe mai stato approvato, proprio perché la struttura insisteva in una zona a rischio valanghe».

Tra le altre cose la convenzione stabiliva anche uno stretto rapporto continuativo con il tecnico per il supporto alle scelte di piano con riunioni operative.


«Ci si chiede se, nel procedimento di autorizzazione alla realizzazione del progetto di ristrutturazione dell'Hotel Rigopiano, avvenuto nel 2007, l'Ing. Romanelli sia stato coinvolto, e soprattutto perché non si sia tenuto conto delle indicazioni contenute negli elaborati fino a quel momento raccolti, e doverosamente depositati, come imposto dalla Convenzione.  Va ricordato che nel 1999 era stata istituita a Farindola la Commissione Valanghe di cui faceva parte anche il Sig. Pasquale Iannetti; lo stesso Iannetti, che già nel 1999 aveva segnalato la pericolosità della zona di Rigopiano ed il pericolo slavine, risulta essere stato incaricato, tra il 2004 ed il 2005, di effettuare uno studio del territorio dall'allora sindaco Giancaterino».

Uno studio redatto e consegnato ma pagato solo dopo una ingiunzione autorizzata dal giudice di Pace.


Insomma le carte indicano che il Comune fosse bene a conoscenza del rischio valanghe, poi totalmente sparito dal 2006 fino a dopo la tragedia e riemerso solo faticosamente, scardinando un clima di solidarietà silenziosa e forte resistenza.


LE DOMANDE DELL’EX SINDACO GIANCATERINO

«Quell’albergo era già lì, non è stato costruito durante il mio mandato... che cosa avremmo dovuto fare, spostarlo? Si doveva farlo brillare? Il sindaco e la giunta sono chiamati ad adottare solo atti di indirizzo politico. Se il pericolo di valanga c’era, ci dovevano essere degli organi, magari sovraordinati al Comune e al sindaco, che avrebbero dovuto dire molto prima della istruttoria dell’ammodernamento dell’hotel che l’albergo lì non va bene, deve chiudere, perchè c’è questo rischio… siccome la vita umana è sacra non può essere immolata sull’altare dello sviluppo economico e dei posti di lavoro».

Queste le parole a caldo a Servizio Pubblico dell’ex sindaco Massimiliano Giancaterino che ha perso un fratello sotto le macerie dell’Hotel Rigopiano ed oggi le sue parole evidenziano ancor di più  le incredibili lacune e amnesie.   

Piccola precisazione: l’albergo Rigopiano è stato aperto dal 1974 al 1990 dunque «l’ente sovraordinato» invocato dall’ex sindaco (che non parla delle competenze e responsabilità comunali) sarebbe dovuto intervenire in quel periodo ma non lo ha fatto per una ragione semplicissima: quell’albergo di montagna, piccolo poi ampliato, rimaneva aperto da aprile a ottobre  quando notoriamente la neve è scarsissima così come il pericolo di valanghe.

E’ nel 2006, con le richieste di ristrutturazione e poi della variante per costruire il centro benessere, che iniziano i pasticci amministrativi e le sviste.

Se così stanno le cose allora il vero punto di snodo delle responsabilità per omicidio colposo plurimo potrebbero ricercarsi nelle dinamiche intervenute “a latere” della autorizzazione della spa.

E’, infatti, la spa costruita nel 2007 che costituisce la principale ragione e attrattiva per la struttura ricettiva.

E’ questa che viene pubblicizzata ovunque, è questa che garantisce gli introiti maggiori e spinge i turisti alla permanenza in un luogo privo di infrastrutture turistiche o piste da sci.

E’ la spa che teneva in piedi il bilancio d’impresa ma solo perchè l’hotel poteva rimanere aperto tutto l’anno a differenza del vecchio albergo…


E’ per la Spa che Del Rosso decide di investire e tentare di guadagnare con l’impresa.

E’ per la accogliente spa che gli ultimi 29 ospiti del Rigopiano decisero di fare la loro ultima tragica vacanza.

E se proprio la spa si scoprirà non poteva essere costruita sapremo che certe condotte «sgradevoli ma non penalmente rilevanti» possono persino ammazzare qualche volta.

 
Ha ragione da vendere l’ex sindaco: «la vita umana è sacra e non può essere immolata sull’altare dello sviluppo economico e dei posti di lavoro».


a.b.