L'ALBERO A CUI TENDEVI

Morrone in fiamme: dopo 5 ore la Regione Abruzzo già voleva il rimboschimento

Uffici regionali in frenetica attività per spianare la strada alle procedure e ai 370mln di euro dal Governo

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Morrone in fiamme: dopo 5 ore la Regione Abruzzo già voleva il rimboschimento

Andrea Gerosolimo in campagna elettorale


 

ABRUZZO. Si lavora a ritmi frenetici alla Regione Abruzzo, dove gli uffici stanno già preparando la strada e le carte per richiedere ed ottenere la deroga dal governo nazionale alla legge sugli incendi.

In ballo ci sono quasi 400mln di euro richiesti che potrebbero piovere sull’Abruzzo vittima sacrificale di caldo, siccità e piromani-terroristi da record.

L’obiettivo sarà raggiunto con l’accettazione dello stato di calamità che il governo nazionale dovrà sancire reperendo anche i fondi da assegnare per i danni ottenuti dagli incendi.

Non è una novità che il presidente Luciano D’Alfonso abbia espresso più volte la volontà di perseguire la via del rimboschimento immediato nonostante una legge regionale prescriva il divieto di costruzione e rimboschimento per almeno 5 anni dopo gli incendi.

Una deroga inserita dal legislatore proprio per scoraggiare le tentazioni di eventuali piromani con l’ossessione del business post fiamme.

 Ma pare che le tutele e le cautele della legge non interessino all’attuale governo regionale che si è prodotto in annunci pro rimboschimento in piena emergenza, quando le fiamme erano ancora altissime, dichiarazioni alle quali sono seguiti ulteriori focolai e giorni faticosi e drammatici che hanno tenuto sotto scacco la Valle Peligna per oltre 16 giorni.

Secondo alcune stime già preparate dagli uffici regionali servirebbero almeno 150mln di euro per ripristinare subito i boschi del Morrone e del circondario che saranno prelevati dai 370mln di euro richiesti per lo stato di calamità dalla Regione.

Un giro di soldi imponente per riparare ai danni provocati da menti e mani umane per ragioni ancora sconosciute.

Nell’alternativa -che ad oggi appare molto remota- nella quale il governo Gentiloni non concedesse deroghe e fondi bisognerà accontentarsi di richiedere 20mln di euro per manutenzione e lavori straordinari post incendi.

 

A parte ogni valutazione tecnica sulla gestione della emergenza (che per alcuni è stata minata da profonde lacune organizzative, strutturali e tattiche), mentre i monti bruciavano in più punti, si è da subito iniziato a parlare di piromani e di mano umana con conferme autorevolissime fin dalle primissime ore come quella del presidente D’Alfonso e del procuratore di Sulmona, Giuseppe Bellelli. Eppure nonostante l’assoluta certezza che non si trattasse di fenomeni naturali (per esempio l’autocombustione)  si è continuato a diffondere dichiarazioni sulla necessità di rimboschimento e della possibilità di derogare alla legge.

Ci sono cose che gli esponenti delle istituzioni sono obbligati dalla legge e moralmente a dire e certe altre che, invece, sono tenuti a tacere per non compromettere o peggiorare situazioni in corso.

Solo per fare un esempio non è opportuno che le istituzioni confermino il pagamento di un riscatto in caso di rapimento  di un ostaggio per non far passare il messaggio che ad ogni rapimento quello Stato paghi. E’ di gran lunga meglio apparire pubblicamente intransigenti e contrari ad ogni trattativa...  

Invece  nei primi giorni dell’emergenza è quasi mancata del tutto la comunicazione istituzionale su quello che stava accadendo, era del resto pieno agosto e le ferie incombevano, stride allora la mancanza di aggiornamenti sulla emergenza in corso (dovere di comunicare notizie di interesse pubblico) se non gestiti volontariamente in proprio come qualche sindaco su Facebook, con l’abbondanza di dichiarazioni (di intenti) sui giornali per garantire il rimboschimento.

   


GEROSOLIMO IL LUNGIMIRANTE

Il primo a parlare di rimboschimento e a proporre una deroga alla legge regionale è stato l’assessore Andrea Gerosolimo da Sulmona, appena 5 ore dopo il primo innesco sul Morrone. Forse un record assoluto.

Gerosolimo scrive alle 23 del 20 agosto 2017 quattro righe che già guardano al dopo:

«Superata la fase dell'emergenza e misurati gli ettari di bosco incendiato, ci attiveremo affinché sia possibile un sollecito rimboschimento anche in deroga alle norme vigenti».


Alle 23 di quel giorno la situazione è un continuo crescendo drammatico di fiamme e fuoco che nessuno riesce a spegnere di notte.

Per capire cosa stava succedendo ci aiuta il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini che dopo le 22 dirama un comunicato stampa che fissa alle 18 il momento del primo allarme dell’incendio.

«Si sta predisponendo in queste ore l’attivazione del C.O.C.», scriveva il sindaco il 20 agosto alle 22,    «... Si stanno attivando 16 unità di Vigili del Fuoco, tra cui anche gli uomini di Popoli. 3 le squadre di Protezione Civile di Sulmona e di Pettorano sul Gizio. Abbiamo allertato la Protezione Civile regionale e il Presidente della Regione Luciano D’Alfonso».

Dopo una manciata di ore non ci si era nemmeno organizzati con il Coc e le squadre dei vigili del fuoco erano al lavoro da poco ma l’assessore Gerosolimo dimostrando una lungimiranza da grande statista, è riuscito a proiettarsi mesi in avanti immaginando terra bruciata, ferite enormi, desolazione infinita e proponendo e ipotizzando il rimboschimento, cioè una tra le soluzioni ipoteticamente più improbabili, visti i divieti legislativi.

Da quel giorno di possibilità di rimboschimento si è parlato molto. Già poche ore dall’annuncio di Gerosolimo sono state create su Facebook alcune pagine sull’argomento e si è aperto il dibattito “social” sui favorevoli e contrari al rimboschimento.

Poi è arrivato D'Alfonso che non si è limitato alle dichiarazioni ma ha convocato riunioni e giunta per discutere sul come fare per avviare il rimboschimento: era il 23 agosto (tre giorni dopo l'inizio dell'inferno Morrone)

Le strategie della comunicazione sono infinite ma  possiamo solo sperare che i piromani, la criminalità organizzata o i terroristi (che pure si pensa abbiano appiccato i fuochi in quei giorni) non abbiano letto giornali o guardato tv perchè certe proposte non appaiono certo come deterrenti.   




IL NO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

A proposito di previsioni azzeccate, all’orizzonte si profila un duro scontro con diverse associazioni ambientaliste che già si stanno muovendo e promettono denunce ed esposti circostanziati perchè si dicono contrarie al rimboschimento. Le ragioni sono sostanzialmente due: la prima è che operando il rimboschimento in deroga è come se si spingessero i criminali a bruciare ancora anche l’anno prossimo; la seconda è che i boschi  ricrescono da soli, molto lentamente ma ricrescono, dunque a meno di ripiantare alberi altissimi e già ultradecennali, con una spesa ingente si potrebbero guadagnare al massimo solo pochi anni di verde.

C’è poi il capitolo “inerzie” che dovrà pure essere affrontato da qualche procura se è vero, ed è vero, che c'è una lettera del 30 giugno 2017  inviata a tutte le istituzioni locali, alle prefetture e alle procure abruzzesi che denunciava -prima degli incendi- le incredibili carenze istituzionali legate alla prevenzione del rischio, compresa la mancanza di una flotta aerea regionale.


Il Presidente di Nuovo Senso Civico Onlus, Alessandro Lanci e il Presidente della SOA Onlus,  Augusto De Sanctis, denunciavano -contestualmente agli stanziamenti miliardari del masterplan per opere non giudicate prioritarie- l’assoluto vuoto su temi invece prioritari in grado di evitare nuove tragedie come quelle delle valanghe, della neve, delle frane, degli incendi.


«Crediamo che la comunità abruzzese, alla luce delle vere priorità che vanno dalle bonifiche alla messa in sicurezza di scuole ed ospedali, abbia il diritto di sapere perchè ci troviamo in questa condizione rispetto alla prevenzione e gestione dei rischi visto che stiamo parlando della salvaguardia della vita delle persone e della tutela del territorio che devono essere in cima ai pensieri di qualsiasi Governo», scrivono Lanci e De Sanctis, «le associazioni scriventi non possono tacere il fatto che la scarsità di mezzi potrebbe essere causa o concausa di fatti estremamente gravi e anche irrimediabili. Dobbiamo ricordare gli eventi infausti del 2007 quando decine di migliaia di ettari di vegetazione andarono distrutti con la devastazione di intere porzioni di territorio in una regione che ospita un patrimonio unico di biodiversità, con quasi il 40% di territorio inserito nella Rete Natura2000 e decine di aree protette. Davanti a questi fatti è come sapere che in caso di incidente non ci sarà un'ambulanza dotata di rianimazione a salvarti ma una semplice autolettiga o, peggio, un auto di volontari che potranno fare il possibile ma non gestire la situazione secondo gli standard necessari».


E poi le associazioni chiudevano la lettera dicendo: «Nel malaugurato caso dovessero accadere eventi gravi ed irreparabili sarà nostra cura approfondire quanto avvenuto e, nel caso, intervenire presso tutte le sedi, siano esse civili e/o penali, affinchè si valuti se chi, pur potendo, non avendo provveduto a dotare la nostra regione delle adeguate strumentazioni per affrontare rischi noti, debba rispondere o meno di eventuali omissioni e/o decisioni improprie».

Obblighi sanciti dalla legge per prevenire pericoli e tragedie disattesi per decenni.

Inerzie insostenibili… un film già visto.

a.b.