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Aca e crediti non riscossi: l’ufficio “sabotato” per anni e “software d’oro” inutile

Alcuni documenti interni dell’Aca spiegano perchè la società è incapace di riscuotere

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2003

Aca e crediti non riscossi: l’ufficio “sabotato” per anni e “software d’oro” inutile

PESCARA. Aca spa carrozzone politico da oltre 15 anni governato dal “partito dell’acqua”, mandato in concordato preventivo con un debito totale di oltre 130 mln di euro. Un dissesto accumulato in una decina di anni di gestione dissennata a briglia sciolta.

Tra i vari motivi del dissesto c’è anche l’incredibile incapacità dimostrata dalla società pubblica di riscuotere i crediti maturati.

Il sospetto di favori e di eccessiva morbidezza verso i morosi cresce ulteriormente se si analizza con attenzione il senso di un inedito documento controfirmato dalla dirigente finanziaria Rita Verzulli.

Attraverso il suo ufficio si vidimano tutte le spese dell’ente ed è quello il centro nevralgico della società, specie se mandata in dissesto.

Tra i documenti di cui PrimaDaNoi.it è entrata in possesso c’è una nota della dirigente che spiega alla fine del 2015 esattamente e nei particolari perchè l’Aca ha così tanti problemi a riscuotere i soldi delle bollette.

Stiamo parlando di circa 57mln di euro di cui 17 mln di euro dai condomìni, cifre su un binario morto e che più tempo passa più vanno perdute nell’indifferente inerzia.

In questo meccanismo incagliato poi si possono insinuare ulteriori problemi per i contribuenti, specie quelli residenti nei condomini che pagano le bollette attraverso amministratori non sempre ligi al dovere.

 

La dirigente Verzulli spiega che nel 2013 l’ufficio fatturazione dell'azienda ha avuto una riorganizzazione ad opera dell'allora direttore generale, Candeloro Forestieri, che ha inteso affidare le attività di recupero del credito non più ad un apposito ufficio, come in precedenza, ma direttamente agli addetti della gestione del ruolo.  

«Nel luglio 2013», scrive Verzulli, «l'allora presidente, Ezio Di Cristoforo, è stato raggiunto da un ordine di arresto determinando una paralisi delle attività di direzione fino all'insediamento dell'amministratore unico, Vincenzo Di Baldassarre, che il 18 dicembre 2013 ha depositato in tribunale la richiesta di concordato preventivo in continuità».

  

«Nell'anno 2014», si legge ancora nel documento di Verzulli, «a causa della grave crisi finanziaria che aveva portato alla richiesta di concordato preventivo, l'azienda ha iniziato l'importante attività di riorganizzazione volta alla riduzione dei costi aziendali e ad una maggiore efficienza. Fino a luglio 2014 le attività principali della direzione finanziaria sono state rivolte alla chiusura del bilancio di esercizio 2013 e soprattutto alla redazione del piano concordatario presentato in tribunale il 7 luglio 2014».

Insomma prima la paura delle manette, poi quelle delle intercettazioni, poi il concordato preventivo e la necessità di mettere a posto le carte ha assorbito tutti e della riscossione nessuno si è preoccupato.  




«SERIE DIFFICOLTA’ DEGLI UFFICI NELLA GESTIONE DEI RUOLI»  

«Da un'analisi del settore fatturazione», si legge ancora, «è emerso con chiarezza che gli uffici ruoli avevano serie difficoltà nella gestione dell'intera filiera della fatturazione sino alla gestione del recupero crediti. In particolare la necessità di emettere fatture con le relative attività di verifica era mal conciliata con la seconda fase del processo caratterizzata dal recupero del credito, a causa della mole di adempimenti necessari».

Una situazione di criticità che si trascinava da tempo e che nessuno dei grandi manager chiamati dalla politica è riuscito a risolvere.



UFFICIO FINANZIARIO AD UN INGEGNERE

Ulteriori conferme si ritrovano proprio nelle carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Di Cristoforo nelle quali si ricorda che lui stesso nel 2009 sollevò dall’incarico di responsabile dell’Ufficio finanziario proprio Rita Verzulli. Fu il primo atto che sottoscrisse appena eletto presidente per la prima volta.

Verzulli si occupava del settore finanziario da anni e la sua rimozione creò problemi di gestione perchè l’incarico venne ricoperto dall’ingegnere Bartolomeo Di Giovanni «non avente alcuna competenza funzionale», annotava il perito della procura di Pescara.

«Lo stesso (Di Giovanni ndr), come si desume dal verbale di sommarie informazioni del 19/7/2013», continua il consulente della procura, «aveva la mera funzione di firmare le determine di liquidazione così come gli venivano presentate. Tale organizzazione aziendale, con un ingegnere nel ruolo di responsabile finanziario, non sostenibile in uno stato di gravi difficoltà finanziarie, viene ad essere modificata nel corso del 2010 con la nomina di un’altra persona che, ‘per esperienza professionale, ha competenza per svolgere’ il ruolo di Consulente finanziario: «è Antonio Montemurro (come da verbale di incarico del Consiglio di Amministrazione del 2/7/2010)».

Dunque si solleva il responsabile finanziario, lo si sostituisce con un ingegnere e poi si sente l’esigenza di una consulenza esterna…

«La situazione appalesa in capo all’intero cda», si legge nella relazione, «una responsabilità per danno erariale evidente se si considera che una volta riammessa alla sua originaria funzione di dirigente finanziario, la stessa poneva in essere “un’attività di carattere straordinaria mirata alla ristrutturazione del debito”, la stessa funzione per cui era stato dato l’incarico al consulente Montemurro, che invece, dai dati contabili in nostro possesso, ha solo visto peggiorare la situazione finanziaria nel periodo della sua consulenza».

Marginale a questo punto la stranezza dell’incarico a Montemurro firmato nel 2010 ma che già veniva pagato nel 2009 per oltre 20mila euro e altri 9mila per l’anno seguente.

Una consulenza «irregolare» per il consulente anche perché la legge consente di rivolgersi a professionisti esterni solo in mancanza di professionalità interne.

In questo contesto si capisce come il pensiero di riscuotere i soldi delle bollette non fosse primario.



LA STORIA SI RIPETE: RINNOVAMENTO VECCHIO STILE

Sta di fatto al suo arrivo l' l’amministratore unico Di Baldassarre ha preso contezza delle cause del problema riscossione e ha individuato la necessità di ripristinare un apposito ufficio recupero crediti la cui dotazione organica di personale, inizialmente assai carente, è stata solo da un paio di anni incrementata ma risulta ancora non sufficiente.

«Sì e proceduto, inoltre», spiega ancora Verzulli, «con la regolazione del regolamento di recupero dei crediti allo scopo di contemperare sia le esigenze dettate dalla situazione economica generale di crisi che caratterizza tutti i settori di attività, che quelle dell’Aca spa volte al necessario miglioramento del recupero dei crediti. Tale nuovo regolamento costituisce incentivo al pagamento attraverso le previsioni di rateizzazioni più agevoli consentendo la diminuzione del contenzioso. È stato altresì costituito un gruppo di legali esterno cui vengono affidati pratiche di recupero, ma tale attività, predisposta nel 2014 ha iniziato ad essere operativa nel 2015 e conta allo Stato circa 10 legali in attività.   Per quanto attiene ai distacchi per morosità, solo nel settembre 2015 è stato possibile dare seguito al contratto stipulato con una ditta esterna per le attività di imitazione dei contatori morosi per circa 2000 interventi, attività che nei mesi precedenti venivano comunque gestiti con il personale interno, seppure con numeri  ridotti».

Un esercito di legali pagato molto bene ha però prodotto scarsi risultati contribuendo a far scendere i crediti non riscossi ad oggi di una percentuale ancora troppo bassa.


E poi Verzulli scrive nel suo documento: «Particolare attenzione, altresì, è stata dedicata al software a disposizione con l'implementazione di funzioni aggiuntive che consentono il miglioramento degli standard qualitativi dei servizi di fatturazione, sollecito e recupero…».

Di Cristoforo (Aca):«la Procura ha fatto un buon lavoro e mi sta aiutando»

PESCARA. Il presidente dell’Aca, già prima di essere raggiunto dall’avviso di garanzia, ci aveva invitato per una visita alla scoperta di documenti e carte che - a detta sua- «parlano chiaro». * LE CONTRADDIZIONI DEL PRESIDENTE: «L’AUMENTO NON MI INTERESSA»


LA «PARTICOLARE ATTENZIONE SUL SOFTWARE»

Allora parliamo della «particolare attenzione dedicata al software» e degli standard qualitativi….

Verzulli che ricopre come detto un ruolo cardine nella centrale finanziaria Aca  dice il vero ma tace molti particolari così rilevanti da ribaltare il senso della sua frase.

In pratica questa “attenzione” al software potrebbe essere vista come una sorta di “impiccagione” dell’Aca verso la presunta vincitrice di un appalto del 2004 e che da allora ha ricevuto piccoli importi  (da 10 a 30mila euro anche per più volte al mese) per acquistare ore lavoro e aggiornamenti al programma di gestione finanziario tra cui anche quello del ruolo, l’emissione delle fatture e la contabilità.

La fortunatissima ditta che si è aggiudicata l’appalto bandito nel 2004 dal direttore generale Bartolomeo Di Giovanni è la Engineering Ingegneria Informatica spa di Roma e sì sa il software deve essere aggiornato altrimenti non funziona a dovere.

Quello dell’Aca ha ricevuto una manutenzione frequente e quasi ossessiva, degna della Nasa, se si pensa che solo tra il 2014 e il 2015 alla società sono stati girati oltre 300mila euro ma come fa notare Verzulli tutti autorizzati dal giudice fallimentare... per cui tutto regolare.

Il giudice fallimentare con buona probabilità non conosceva nè il merito dei lavori svolti nè la storia dell’appalto.
Secondo Giancarlo Gennari, responsabile commerciale Aca, il software fu acquistato nel 1998 dalla ditta (dunque sei anni prima della gara); l’avvocato interno Nicolino Pietromartire si è accorta che nelle determine di liquidazione l’oggetto riguardava “acquisto software” ma che in realtà si trattava di «giornate lavoro» di tecnici pagati fino al 2015 una media di 860 euro al giorno ma poi sceso a 500. Una riduzione di prezzo avvenuta dopo che si sparse la voce di un esposto firmato in procura sul caso, esposto archiviato senza alcun tipo di approfondimento nonostante vi fossero spunti che avrebbero dovuto incuriosire.

Il responsabile informatico Aca, Andrea Di Tommaso, non si è mai posto il problema della congruità dei prezzi del resto non spettava a lui valutare.

Le determine furono comunque vistate da tutti anche se nessuno si è mai posto il problema di verificare se, per esempio, la dicitura sempre richiamata a giustificazione dei pagamenti verso la Engineering Ingegneria Informatica spa fosse corretta.



UN APPALTO VIRTUALE

 Chi meglio del responsabile ufficio gare ed esecuzione e controllo contratto può sapere qualcosa di più su questo misteriosissimo appalto del 2004 e acquisto del software nel 1998?

Dino Centorame è il responsabile Aca giusto ma dice di aver scoperto l’esistenza del rapporto economico nel 2014, due mesi dopo il suo insediamento, e pare si sia incuriosito e abbia voluto ricostruire le carte senza riuscirci. Ha persino cercato le carte dell’appalto senza trovarle, anzi è arrivato persino a dubitare che possano davvero esistere. Nonostante questo le determine sono state sottoscritte anche da lui.


Dunque all’Aca oltre agli appalti truccati e contestati all’ex presidente Di Cristoforo bisogna aggiungere anche  quelli virtuali che si accettano “per fede” se questo è il grado di conoscenza e scrupolo nel gestire i fornitori.

Secondo la Verzulli bisognava assolutamente ottemperare agli obblighi di legge derivanti da molte leggi (fatturazione elettronica, split payment...) e non si poteva chiedere a ditte diverse di operare sul sistema informatico della Engineering.

Chissà se come dirigente finanziario anche lei si è mai posta il problema di ritrovare le carte dell’appalto….


Difficile quantificare i milioni che in dieci, forse 20 anni, sono stati versati alla ditta in virtù di un appalto misterioso.

Soldi spesi bene?

Gli aggiornamenti non sono di certo serviti ad aumentare i crediti riscossi ed è la prova che se una società è amministrata come l’Aca anche il sofwere migliore è destinata a svolgere un pessimo servizio e a fallire.  

Così sono andate le cose persino quando “cambiavano” come con l’arrivo di  Vincenzo di Baldassarre che sostituì il direttore generale Forestiero Candeloro  con Bartolomeo Di Giovanni, non esattamente una matricola visto che aveva già ricoperto quel ruolo nel periodo 1999-2012 ed è lui la memoria storica della società. Sempre Di Baldassarre riaffidò poi pieni poteri a Rita Verzulli in tema di riscossione che pure conosce tutto di Aca degli ultimi 15 anni.

Tra le tante cose verrebbe anche da pensare che un ufficio di recupero crediti azzoppato e carente di personale, affidato a persone specializzate in altro, sembra un gran favore ai morosi, talmente tanto grande da aver quasi fatto fallire la società pubblica.

Anche su questi fatti giacciono faldoni presso la Corte dei Conti da tre anni...