IL PAESE DEI FARLOCCHI

Chi chiede l’oblio? Ecco le persone che tutela il presunto diritto che piace a tutti

Nel vuoto normativa impera il caos giuridico e giudiziario: l’umiliazione del diritto di cronaca è servita

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ABRUZZO. Nel momento storico e nel Paese dove giudici della Repubblica decidono che delinquenti incalliti come Carminati & soci non sono “mafia”, non stupisce che altri giudici e politici non abbiano adeguata sensibilità verso problemi apparentemente meno importanti come il diritto di cronaca e la privacy.

In fondo si tratta solo di diritti costituzionali sui quali si poggia forte la Democrazia (che infatti non gode di buona salute).

Dopo quasi 8 anni dall’inizio del nostro calvario professionale grazie all’invenzione del “diritto all’oblio”, dopo aver conseguito record di cui avremmo fatto volentieri a meno, possiamo fare il punto della situazione e capire dove siamo arrivati e cosa succede nel silenzio e nell’inerzia.

La verità è che nessuna forza politica attualmente in Parlamento ha la statura, la volontà ed i voti per far approvare una legge semplicemente giusta, onesta e che equilibri i vari interessi in gioco avendo come faro la Costituzione e tutelando i diritti di tutti.

Invece è troppo comodo avere uno strumento legale (ma non legittimo) che tappi la bocca ai giornali come una censura postuma spesso senza nemmeno tirare in ballo i giudici.

E d’estate è tutto un fiorire di proposte parlamentari per mettere bavagli, controllare il Web e fare qualunque altra cosa che umili gli onesti e premi i delinquenti, quelli veri e quelli sotto mentite spoglie.

Non ci stupiamo più di nulla ormai anche noi abbiamo fatto il callo a questo far west.


Diffide, intimazioni, minacce, ultimatum a centinaia da parte di chiunque, pure da chi magari non ha mai aperto un codice ma si sente in diritto di dare lezioni e pretendere, perchè subisce «un danno enorme».

Nell'indifferenza è nato il "danno da cronaca" cosa che farebbe rivoltare nella tomba i padri costituenti... 

Così gli scaffali della redazione di PrimaDaNoi.it si popolano di denunce, querele, citazioni per danni, richieste di cancellazione articoli dove l’unico denominatore comune è il presunto “diritto all’oblio”, un diritto che non esiste così come concepito nella mente di alcuni, ovvero far sparire qualunque persona o fatto.

Solo qualcuno, i più “antichi”, contestano ancora la presunta diffamazione per le cose scritte e ritenute false ma per quelle la storia finisce subito perchè i documenti riescono ancora a leggerli e capirli tutti.



IL TELEFONO NON SQUILLA PIU'

A proposito dell’ex Mafia Capitale rimarrà storica la denuncia di quell’imprenditore molto coccolato in tutta Italia e in Abruzzo che parlava al telefono con Buzzi ma che non era d’accordo a farlo sapere in giro e così denunciò PrimaDaNoi.it (ma non gli altri giornali che diedero in Italia la notizia). Chissà se poi il documento che certificava che proprio il denunciante era ritenuto un prestanome di quei delinquenti (condannati in primo grado) sarà bastato alla procura per stabilire il valore delle accuse mosse al quotidiano.

«Cancellate gli articoli» (di un paio di anni prima) è l’ordine perentorio del figlio di un noto politico, l’erede con qualche problema di giustizia e con le scintille mentre l’avo risulta più esperto di acqua.



L'IMPRENDITORE AMICO DEI POLITICI

Parole cortesi scritte dal legale e inviate per raccomandata anche per tutelare il buon nome dell’imprenditore noto alle cronache giudiziarie e con pendenze di qualche rilievo che accusa, denuncia, diffida, lancia ultimatum perchè abbiamo scritto tutte cose vere ma con violazioni di segreti su indagini vecchie di anni. Indagini che raccontano molto bene i retroscena e gli equilibri fra i potenti imprenditori restii al rischio d’impresa ed i pubblici amministratori. Cancellare tutto, via subito, anche articoli di 30 giorni prima: c’è l’oblio.

Nell’elenco dopo ex Mafia Capitale non poteva mancare nemmeno un presunto prestanome della banda della Magliana: «via il mio nome»... e come dirgli di no?



FRATELLI E MARACHELLE

Tra le richieste più simpatiche che ci hanno fatto sorridere (amaramente ma qualche volta sorridiamo anche noi) c’è stata pure la diffida-minaccia dai toni sempre perentori del legale che chiedeva la deindicizzazione di un articolo nel quale si dava conto di una presunta truffa di due fratelli dei quali venivano indicate le sole iniziali. Tra le tante richieste che abbiamo ricevuta questa rimane l’unica a chiedere l’oblio pure delle iniziali.

Praticamente il 90% delle richieste tratta vicende tutt’altro che lontane nel tempo o concluse. L’esigenza è quella di cancellare tracce e fatti scomodi.

L'OMBRA E L'OBLIO

L’oblio serve molto anche ai faccendieri e quei “facilitatori” vicino a molti politici ma sempre nell’ombra o in seconda fila. Perché se poi finisce nelle carte di una grossa indagine lo sputtanamento è nazionale e la carriera di “facilitatore” rischia di essere compromessa con una «semplice ricerca nel web».

L’altro aspetto che caratterizza i nostri tempi e che viene posta come aggravante del nostro lavoro è proprio la «facilità di ricercare le notizie attraverso i motori di ricerche» un punto intollerabile ed inammissibile per molti avvocati i quali ne fanno discendere danni immensi all’immagine dei loro assistiti.

Intollerabile, oggi, avere tutte queste informazioni solo digitando parole su Google.



LA BATTUTA DELL'ATTORE

Tra le richieste più “originali” anche quella dell’attore che non voleva più figurare tra suoi colleghi in un apparentemente innocuo articolo: «sto eliminando il mio nominativo da ogni pagina presente sul web, tanti staff di vari siti mi hanno accontentato, sono rimaste poche pagine tra cui la pagina del vostro sito».

Molti, moltissimi siti e quotidiani sono prontissimi ad accogliere istanze nonostante la Corte di Giustizia europea abbia stabilito che le richieste vanno indirizzate a Google e che finora -tranne i giudici che abbiamo incontrato sul nostro cammino- gli articoli di giornale non si cancellano dagli archivi digitali. Centinaia di milioni di link sono già spariti grazie a Google, gli altri cancellati alla fonte dalle diverse testate non si contano ma la verifica non è difficile.

Tutti vogliono essere dimenticati, persino quelli che fanno il nostro stesso mestiere e magari è inciampato una volta. Nessuno scrupolo ad interpellare più legali per cancellare articoli di pochi mesi prima.



IL RECORD: 10 ANNI DI RICHIESTE

La palma d’oro ed un premio speciale che prima o poi consegneremo va ad uno storico pezzo grosso della sanità abruzzese che era sempre sui giornali e che ha fatto tanto parlare di sè: tanta gloria e tanti nemici.

Ha iniziato a ‘stalkerarci’ già 10 anni fa ma ancora non conosceva l’oblio e dunque ci ha avvertiti varie volte che ci avrebbe denunciato per diffamazione proponendo una lunga lista di “aggiustamenti” agli articoli. Dopo due anni di “trattative” non ne potevamo più ed abbiamo accolto pochi punti della lista mentre altri avrebbero inficiato la verità dei fatti (troppo comodo…).

Tutto a posto: è sparito per un paio di anni e poi è tornato alla carica con le richieste di cancellazione.

Da oltre 5 anni ha scomodato vari legali in tutta Italia per intimarci di cancellare articoli che a distanza di anni fanno ormai parte della storia della sanità abruzzese appena prima dei tempi dello scoppio di sanitopoli.

Ultima richiesta due mesi fa: la lista conta 7 articoli da cancellare.

Un altro suo collega -attivo in Abruzzo anche se dicono gratuitamente- ha chiesto la cancellazione di articoli che raccontavano di una sua vicenda giudiziaria. Ora è pulito.


PEZZI DI STORIA

E già arrivano richieste di cancellazione per i grandi processi abruzzesi ormai di 10 anni fa eppure così attuali ancora oggi. La perdita di memoria sembra essere una ossessione.

Il parlamentare molto sportivo al centro di scandali giudiziari e politici almeno la prende bene quando chiede di cancellare forse 50 articoli che parlano di lui. In fondo non si può dire che sentenze e articoli lo abbiano frenato o danneggiato: dopo 20 anni è ancora lì a dimostrazione che cancellare gli articoli non serve a nulla.

Ma chiedere di essere cancellati ci sono proprio tutti: procuratori ed ex procuratori insieme a spacciatori, truffatori, si cancellano arresti, sigilli, sentenze, per mafia, camorra, 'ndrangheta non fa differenza se si tratta di fatti importanti per la storia locale...che l'amnesia ci colga tutti e così anche la realtà sarà più lieve.  



CANCELLARE, CANCELLARE TUTTO

Cancellare, cancellare tutti gli articoli che parlano della tratta di prostituzione, droga spaccio e condanne, persino lo spacciatore violento accusato di rissa e già coinvolto in un omicidio di un paio di decenni fa (di cui non c’è nessuna traccia) pretende l’oblio per continuare indisturbato le sue attività pur dimostrando di non essere cambiato di una virgola.

L’incipit standard è sempre lo stesso: «notizia falsa» dove per “falso” deve intendersi praticamente sempre quella vera ma datata (anche se di pochi mesi prima), e tutti preferiscono cancellare piuttosto che raccontare tutta la storia.

Altri invece si scandalizzano e scrivono indignati perchè hanno scoperto che il giornale ha scritto di loro senza chiedere l’autorizzazione… (vabbè che vuoi che sia…). Cancellare.

Poi arriva quello che un paio di anni fa ha patteggiato perchè pizzicato a fare una truffa alla Asl ed il giudice gli dà pure ragione: il colpevole è il giornale che ne ha scritto, il truffatore va tutelato. Cancellato.

Se i vigili che strappano migliaia di multe e patteggiano? Chiedono di sparire... altrimenti come si fa? Cancellare.

Il traffico di rifiuti pericolosi con condanna? Via, sparire «cose vecchie». Cancellato.

LE ORDINAZIONI

Poi ci sono pure le richieste con liste di decine di articoli da cancellare solo perchè c’è il loro nome “a prescindere”: come la lista della spesa o come al ristorante quando si ordina…

Truffa delle assicurazioni e fideiussioni false in tutta Italia? Ci siamo meritati due ricorsi perchè uno non bastava per stabilire che abbiamo sbagliato a scrivere e a non cancellare articoli che riportavano solo cose vere. Cancellare.

Quando le cose stanno così si comprende la sensibilità dei giuristi di professione verso concetti come verità, diritto di sapere, onestà o professionalità nello svolgere un mestiere che per noi (e solo per noi) rimane sacro.

Belli i tempi in cui Humphrey Bogart al telefono diceva all’arrogante prepotente di turno «è la stampa bellezza e tu non ci puoi fare niente».

Era il potere della verità e dei giornali, cose ormai passate di moda.


a.b.