LA SENTENZA

Corte Costituzionale: «illegittima norma Sblocca Italia che impone trivellazioni senza parere Regioni»

Ricorso presentato dall’Abruzzo: respinti, però, altri 29 punti. Mazzocca soddisfatto

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ABRUZZO.  Con la sentenza 170, pubblicata il 12 luglio scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del comma 7 dell’articolo 38 del Decreto legge 133 (Sblocca Italia), dando ragione alla Regione Abruzzo che, insieme a diverse regioni (fra cui Lombardia, Campania e Veneto), aveva presentato  ricorso.

Nel 2015 l’Abruzzo per primo decise di ricorrere alla Consulta contro l'articolo 38 contestando la violazione della Costituzione in quanto prevedeva nuovi principi per la concessione dei titoli minerari che, di fatto, avocavano al Ministero la competenza esclusiva, liberandola dall'intesa con le regioni interessate.

Adesso in sostanza, l’Alta Corte ha stabilito che, trattandosi di materia concorrente, non fosse competenza esclusiva dello Stato - senza alcun coinvolgimento delle Regioni - emanare il disciplinare per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale contenuto nel Decreto del Ministero per lo Sviluppo Economico del 7 dicembre 2016.

Scrivono i giudici: «l’articolo 38, comma 7, del d.l. n. 133 del 2014 è costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui non prevede un adeguato coinvolgimento delle Regioni nel procedimento finalizzato all’adozione del decreto del Ministro dello sviluppo economico con cui sono stabilite le modalità di conferimento del titolo concessorio unico, nonché le modalità di esercizio delle relative attività».

Insomma non si possono prendere decisioni a Roma e calarle sui territorio solo perchè al governo centrale va così. Bisognerebbe ascoltare comunque gli enti locali e tener conto dei loro pareri.

Su altri 28 punti però del ricorso i giudici hanno giudicato inammissibile la questione di legittimità in merito ad altri commi impugnati, la non fondatezza di altre questioni sollevate così come è stato ritenuto inammissibile l’ intervento del Wwf a causa della tardività del deposito del ricorso e anche perché «il giudizio di costituzionalità delle leggi», ricordano i giudici, «si svolge esclusivamente tra soggetti titolari di potestà legislativa e non ammette l’intervento di soggetti che ne siano privi».

«Questa sentenza – ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale Mario Mazzocca – riapre una partita che il governo considerava chiusa, con un provvedimento che toglieva alle Regioni, e con esse alle comunità locali, ogni possibilità di intervento sulle politiche energetiche. Ora abbiamo l’opportunità di far valere le nostre ragioni in merito a progetti che, in nome di un interesse nazionale, tutto da dimostrare, mettono a rischio la sicurezza dei cittadini, la salubrità dell’ambiente e la possibilità di programmare lo sviluppo assecondando le vocazioni dei nostri territori».

«Questa tendenza – ha concluso Mazzocca – è stata resa possibile dalla vittoria del NO al referendum del 4 dicembre, che ha lasciato in vigore quanto stabilito negli articoli 117 e 118 della nostra Costituzione».

Con gli articoli 37 e 38 dello “Sblocca Italia” si è attribuito, tra l’altro, al Ministero dello Sviluppo economico il compito di predisporre un piano delle aree in cui sono consentite le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale senza prevedere la necessaria acquisizione dell’intesa con la Regione interessata. È stato previsto, inoltre, che venisse richiesta alla Regione la necessaria intesa al rilascio del titolo concessorio unico per le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, solo se tali attività si svolgono sulla terraferma e non anche in mare.

Secondo le Regioni che hanno portato questa battaglia alla Corte Costituzione in questo modo si sarebbe lesa la competenza legislativa regionale previste dall’articolo 117 della Costituzione in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, oltre che quelle di governo del territorio, nonché le competenze amministrative delle Regioni in base al principio di sussidiarietà stabilito nell’articolo 118 della Costituzione.

In definitiva si può dire che questa è una battaglia… un pò vinta.


GLI ALLARMI INASCOLTATI

Il 30 settembre 2015 Sara Marcozzi (M5s) presentava in Regione una risoluzione affinché il Consiglio regionale prendesse atto dell’incostituzionalità del D.L. Sblocca Italia e si impegnasse ad impugnare la legge di conversione, costringendo D’Alfonso a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: «Prometteva di “salvarci dagli ufo”, ora ha l’occasione di dimostrarlo impugnando la legge di conversione e tutti gli articoli e le disposizioni incostituzionali e in danno della nostra Regione», sottolineava Marcozzi in consiglio regionale.

«Le nostre battaglie in consiglio come fuori» conclude Marcozzi «le abbiamo portate avanti affinché venisse dichiarato incostituzionale un Decreto che da un lato strizzava l’occhio alle trivellazioni dell’Adriatico, dall’altro contemplava la realizzazione di inceneritori in terra D’Abruzzo. Una battaglia che ha rappresentato uno sforzo immane nei primi due anni di legislatura e che oggi ci rende più che mai soddisfatti e orgogliosi. Noi possiamo dirlo senza apparire ridicoli».