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Abruzzo. Cantine, soffitte e magazzini diventano abitabili e commerciali. Ecco chi può farlo

Il testo della legge 394 passata tre giorni fa in Consiglio regionale

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Abruzzo. Cantine, soffitte e magazzini diventano abitabili e commerciali. Ecco chi può farlo

 

ABRUZZO. Usare quanto già edificato e non consumare suolo libero. No a nuove costruzioni per andare ad incrementare un patrimonio immobiliare già in larga parte invenduto.

Con questo nobile e lungimirante scopo è nata nei mesi scorsi la legge 394, approvata nell’ultimo Consiglio regionale, che consente di rendere abitabili anche rimesse, magazzini, ripostigli, dispense, cantine, soffitte,  stalle, granai e tutto quello che rientra nella categoria delle ‘superfici accessorie’.

 

Si deve trattare però di adeguamenti che comportino  «interventi minimali» con «ampliamenti di modesta entità», dettati da esigenze di crescita del nucleo familiare ma non solo. Chi ha ideato la legge, infatti, ha pensato anche ai centri storici e alla possibilità di utilizzare superfici non sfruttate adeguatamente o utilizzate per altro.

Tutti i locali da recuperare dovranno trovarsi in edifici (già esistenti al momento della pubblicazione della legge) o collegati direttamente ad essi.

Dunque potranno essere destinati ad uso residenziale, commerciale o artigianale per favorire «uno sviluppo sostenibile e per contenere il consumo del suolo».


La legge si può applicare solo a vani o locali non abusivi, che non abbiano in corso procedure di accertamento e che si trovino in edifici già serviti di urbanizzazione primaria (strade di accesso, corrente elettrica, rete telefonica, pubblica illuminazione, rete idrica…).


La legge taglia fuori, senza mezzi termini, tutti i locali in edifici realizzati abusivamente.

Sarà vietato il cambio di destinazione d’uso per la trasformazione di luoghi di culto. Per gli immobili vincolati dovrà, invece, esprimersi la Soprintendenza.


I proventi dati dai recuperi abitativi verranno destinati ad opere di urbanizzazione dei Comuni che hanno difficoltà ad avere al proprio interno spazi verdi, parcheggi e servizi per la collettività.

Se gli interventi di recupero riguardano la prima casa i Comuni possono disporre, tramite delibera di Consiglio comunale, la riduzione al 30% del contributo straordinario dovuto per gli oneri concessori.

Gli interventi comportano anche il pagamento al Comune del contributo relativo al costo di costruzione.



RISPETTARE LE NORME ESISTENTI

Ovviamente il recupero, così come stabilisce l’articolo 4 delle legge regionale, dovrà conseguire il rispetto delle prescrizioni igienico-sanitarie e dei parametri di aero-illuminazione «anche attraverso la realizzazione di opere edilizie o l’installazione di appositi impianti e attrezzature tecnologiche».


L’altezza interna dei vani non può essere inferiore ai 2,40 metri, dal pavimento al soffitto, senza tenere conto della sporgenza di travi.


Per raggiungere l’altezza minima è consentito rimuovere eventuali controsoffittature esistenti, abbassare la quota di calpestio del pavimento o innalzare il solaio sovrastante ma queste opere edilizie, specifica il comma 2 dell’articolo 4, non devono comportare modifiche delle altezze esterne del fabbricato e devono essere realizzate nel rispetto e nell’ambito della sagoma delle costruzioni interessate.

Tutti gli interventi di recupero dovranno rispettare le norme esistenti in materia antisismica, di sicurezza e antincendio. Per il contenimento dei consumi energetici il recupero deve prevedere, dice il comma 3, «idonee opere di isolamento termico».

I Comuni, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, potranno, tramite delibera di Consiglio comunale, individuare «zone della città nelle quali non consentire o limitare gli interventi di recupero». Sono ammessi motivi di carattere ambientale, storico, artistico, urbanistico ed architettonico.

Toccherà poi al Consiglio regionale controllare periodicamente l’attuazione della legge e valutare i risultati ottenuti. Dal 31 dicembre 2018, e con cadenza annuale, la giunta dovrà stilare un rapporto indicando il numero complessivo di interventi e la loro distribuzione geografica.

 

a.l.