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Quando la beffa dura poco: la legge per i balneatori impugnata dal Governo (come era inevitabile)

Le concessioni balneari devono essere messe a gara e non sono più rinnovabili: balneatori punto e a capo

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ABRUZZO. “Oh, grande sorpresa”: il Governo Gentiloni costretto ad impugnare la legge regionale che riforma... le norme europee sul divieto di rinnovo tacito delle concessioni balneari.

L’ennesima legge partorita dal Consiglio regionale sarà cassata perchè in violazione di norme fondamentali come quelle della Costituzione. Più che un errore gravissimo una scelta consapevole e quasi in stato di semi coscienza (dei principi elementari del diritto) che ha tradito ancora una volta quella non velata superbia della classe politica locale che crede di poter far tutto, persino cambiare le norme del mercato, quelle della concorrenza e violare platealmente principi sacrosanti come quelli delle gare pubbliche.

Così il Consiglio dei Ministri-amici non ha potuto non vedere la trave conficcata negli occhi costituita dalla legge “Tutela del legittimo affidamento dei concessionari balneari” ed ha giudicato censurabile la disposizione contenuta all’art. 3, comma 3, che prevede che “Nell’esercizio delle proprie funzioni i Comuni garantiscono che il rilascio di nuove concessioni avvenga senza pregiudizio del legittimo affidamento degli imprenditori balneari titolari di concessioni rilasciate anteriormente al 31 dicembre 2009”.

«Tale disposizione», fa notare “sommessamente” il Consiglio dei ministri, «dettando una disciplina regionale dell’assegnazione delle concessioni demaniali marittime, è invasiva delle competenze in materia di tutela della concorrenza e di ordinamento civile, riconosciute in via esclusiva allo Stato. Per questi motivi la norma della legge regionale deve essere impugnata ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione».



DELIRI DI ONNIPOTENZA E BEFFE CONTINUE

Ma che cosa è successo?

La cosa nel suo tecnicismo è molto semplice: l’Europa da anni ha stabilito chiaramente che per ragioni di concorrenza e libertà del mercato, le concessioni di ogni tipo non si possono rinnovare e basta. Per farlo occorrono gare pubbliche che garantiscano la scelta migliore.

Semplice no?

No.

Perchè a questo punto si innescano tutti gli interessi delle lobbies ed i “diritti acquisiti” in decenni di inerzia di vario genere.

Lampante il caso delle concessioni balneari agli imprenditori: lo Stato concede al prezzo di una inezia annuale (in media poco superiore alle migliaia di euro) la spiaggia dove poter fare business.

Si tratta di concessione ma negli anni si è trasformata in vero e proprio diritto di proprietà. Come hanno accolto la norma dell’Europa i balneatori? Con le barricate, perchè significa dire addio a tutti i vecchi privilegi.

Anche per tutte le concessioni balneari dunque bisogna fare nuove gare. Da lì usciranno i vincitori.

Ecco che allora sollecitati anche in Abruzzo, la classe politica ha pensato di sperimentare una via originale e un tantino al di sopra delle reali possibilità.




L’IDEA DELLA PROROGA SENZA BANDO

Il primo firmatario della legge, Luciano Monticelli, disse : «Il testo è una risposta originale dell’Abruzzo a un problema che assilla da anni tutte le regioni costiere d’Italia e che ha danneggiato direttamente la nostra economia contribuendo a rallentare gli investimenti sul turismo. Io trovo che la politica migliore non sia quella che riempie di chiacchiere i giornali locali stilando atti politici dal fiato corto, ma quella che risolve problemi concreti dei lavoratori e delle imprese: aver dato finalmente una risposta chiara sul demanio marittimo è un risultato estremamente positivo per l’Abruzzo, che fa il paio con la riforma del commercio su aree pubbliche inserita nel quadro della legge europea 2016. Due questioni concrete e rilevanti, interessate entrambe dalla Direttiva Servizi, su cui sono state trovate soluzioni ampiamente condivise dopo un ampio confronto con tutte le forze politiche e le parti sociali interessate».

La norma abruzzese in pratica si basava sul principio giuridico riconosciuto del “libero affidamento” cioè ai balneatori si poteva concedere la proroga senza bando perchè loro si erano fidati dello Stato che gli aveva concesso la spiaggia e per questo avevano investito soldi che ora rischiano di perdere (anzi di non guadagnare più).

Hanno condiviso la norma - un pò più timidamente- anche i Consiglieri regionali Lorenzo Sospiri (Forza Italia) e Mauro Di Dalmazio (Abruzzo Futuro).

Non è la prima volta che il Consiglio regionale abruzzese vota consapevolmente una norma che poi sarà dichiarata incostituzionale e di certo non sarà la prima volta che leggi approvate siano cassate dalla Corte Costituzionale, anzi si può affermare che non è fenomeno raro.

Anche questo «errore volontario» è già stato commesso in diverse occasioni come nel caso delle norme delle piattaforme petrolifere o della via verde della costa o dei finanziamenti alla Saga.

Insomma una legge approvata sapendola incostituzionale ad aprile e già in crisi a luglio.

Ma a che serve?

A chi giova?

Ai balneatori presi in giro o accontentati per tre mesi?

Che cosa avrebbe dovuto fare allora una classe politica responsabile?

Probabilmente avere un sussulto di dignità nell’accettare norme giuste e di buon senso per tutti e magari stimolare gli imprenditori a fare meglio e ad accendere i toni della competizione, invece, di continuare a finanziare passivamente imprese turistiche spesso vecchie, non al passo con i tempi e fuori mercato (basta confrontare prezzi e servizi con quelli del resto d'Italia o del mondo).

Ma in Abruzzo lo hanno capito in pochi, anche perchè nessuno glielo ha detto.