TRA LE PIEGHE E LE PIAGHE

Servizio idrico nel caos: rischio fallimento a catena per debiti non pagati

Una reazione a catena che potrebbe coinvolgere Cam, Sasi, Saca e Arap

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Servizio idrico nel caos: rischio fallimento a catena per debiti non pagati

Giampiero Leombroni

ABRUZZO. Un ciclone potrebbe abbattersi sul sistema pubblico di gestione del servizio idrico integrato in Abruzzo. Le diverse società pubbliche che gestiscono il servizio avrebbero una serie di pendenze e debiti -per cifre ingenti- accumulati negli anni verso alcuni soggetti, anche pubblici.

Si tratta di cifre che se fossero pagate potrebbero destabilizzare fortemente i bilanci di quelle società pubbliche che notoriamente non navigano nè nell’oro e tantomeno nella stabilità finanziaria.


Perchè si sono fatte accumulare cifre del genere? Difficile legarlo ad una idea di efficienza e di buona amministrazione avendo preferito negli anni rimandare i pagamenti per dar meglio l’impressione di  equilibrio finanziario.

Una situazione che sta creando un vero e proprio terremoto da mesi negli uffici perchè c’è chi sarebbe intenzionato a battere cassa per altre esigenze “vitali”.

Per esempio, dentro l’Arap che è uno degli enti creditore di imponenti cifre che non si riescono a riscuotere creando difficoltà di gestione in quell’ente regionale tanto da non poter spesso assicurare al meglio i servizi pubblici che non possono essere interrotti.




L’Arap, commissariata a capo della quale è stato nominato Giampiero Leombroni, già oggetto di critiche anche dai revisori dei conti per consulenze facili e non giustificate, si trova anche in cattive acque per oltre 10 mln di euro che dovrebbe incassare dalle società che gestiscono il servizio idrico.

Arap, infatti, svolge servizi di acquedotto, fognatura e depurazione attraverso i propri impianti ubicati in quattro delle sei aree industriali del territorio regionale (Avezzano, Sulmona, Val di Sangro, Vasto-San Salvo).

Ma la burocrazia e una “difficoltà di dialogo” hanno generato negli anni una montagna di problemi, persino nello stabilire tariffe congrue che -a detta del commissario Giampiero Leombroni- non riuscirebbero neppure a coprire i costi vivi che comprendono il personale, l’energia elettrica, l’estrazione e smaltimento dei fanghi di depurazione, i disinfettanti e gli altri ammendanti e flocculanti ordinariamente utilizzati per assicurare la buona qualità del liquido effluente nei corsi d’acqua superficiali.

Tutti servizi che Arap compie per conto delle società pubbliche che risultano insolventi per cifre ingenti .



Ma il punto vero è che le stesse società che non hanno mai goduto di una reale stabilità finanziaria (nonostante le bollette dei servizi crescano ogni anno per gli utenti finali) non sono in grado di poter pagare pur raggiungendo un ipotetico accordo.

Sasi, Cam, Saca introitano le tariffe direttamente sulle bollettazioni dei servizi idrici e mancano di corrisponderne la quota parte ad Arap.

La gestione degli impianti -per ovvie ragioni non può essere interrotta- ricorrendo in capo agli Amministratori responsabilità penali e patrimoniali (e denunce in passato sono già state avanzate).

In questo contesto è stato lo stesso Giampiero Leombroni -che già a marzo scorso- ha messo sull’avviso il presidente D’Alfonso con una lettera talmente riservata ed “esplosiva” da non poterla nemmeno protocollare…


«La presente segnalazione», scrive il commissario Arap, «ha carattere di estrema riservatezza attese le immaginabili conseguenze che essa può suscitare sul corpo sociale e sui lavoratori, per cui vi viene consegnata riservatamente senza passare per gli uffici di protocollo.     La mia persona con quella dei collaboratori più stretti, è disponibile ad ogni ulteriore tentativo di soluzione per quanto prospettato, dovendo però amaramente ammettere la probabile impossibilità di farvi fronte».

Secondo il commissario «non sarà possibile, nel volgere di qualche mese, assicurare i seppur minimi servizi alle Aziende insediate nei vari comprensori industriali, cosicché – nel prendere atto dell’insostenibilità della situazione così come rappresentata – non posso che rassegnare all’Organo Politico la valutazione definitiva della possibilità di tenere in vita un’Azienda che non è più nella condizione di fare fronte ai suoi impegni».


Da dove arriva i lproblema?


«Le circostanze che hanno determinato l’attuale condizione – da ricercare anche nelle passate gestioni di alcuni dei Consorzi confluiti nell’ARAP – verranno, quanto prima, fatte oggetto di esposto presso la Sezione Regionale della Corte dei Conti, al fine della individuazione dei soggetti che l’hanno generata o sottovalutata».

Leombroni adombrava persino dimissioni che poi evidentemente sono state subito ritirate.


Evidentemente tutti i problemi sono stati nel frattempo tutti risolti.